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Esco presto la mattina, di Massimo Cacciapuoti

Pubblicato: 19 ott 2009 da lara

Copertina esco presto la mattina Andrea ha da poco passato i trenta, è sposato, ha una bambina e vuole fare lo scrittore. Però non si vive di sola letteratura e quindi trova un lavoro come addetto stampa di un assessore regionale della Campania. Il periodo è proprio quello dei rifiuti: Napoli invasa da quintali di spazzatura e il caos che impera ovunque. Ma non è un libro di denuncia.

Il protagonista attraversa la sua esistenza quasi come se nulla lo toccasse davvero e ciò che arriva e resta nel lettore è un clima di rassegnazione. Il matrimonio è noioso e pieno di difficoltà, il lavoro precario e senza grandi stimoli, il mondo del cinema pieno di compromessi e false speranze.

Insomma l’esistenza dei novelli scrittori odierni appare molto distante da quella dei personaggi di certa letteratura degli anni quaranta e cinquanta. Prima era l’avventura il motore della scrittura, si girava per le strade in cerca di storie da raccontare: senza soldi, senza casa, senza meta.

Mi viene in mente John Fante che in Chiedi alla polvere descriveva Arturo Bandini, preda dei morsi della fame, nutrirsi per giorni solo di arance, o Henry Miller che vagava solitario per Parigi e rimediava pasti dagli amici. Nel suo libro Cacciapuoti descrive una generazione di giovani disillusi, appiattiti in una realtà fatta di compromessi e senso di vuoto.

La carrellata di personaggi che l’autore propone è assai variegata: dal produttore senza scrupoli, alla donna in carriera, passando per l’assessore buonista. Ne viene fuori un ritratto fedele della borghesia italiana del nostro tempo: vizi e virtù del Belpaese. Il tutto sotto lo sguardo ironico e indulgente dell’autore che non condanna né assolve. Esco presto la mattina è un romanzo che si lascia leggere, con una scrittura agile e snella, sebbene una volta chiuso il libro quel che resta è un retrogusto amaro.

Esco presto la mattina
Massimo Cacciapuoti
2009, Garzanti
€ 16,60 Ibs € 13,28

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1 commento

Commenti dei lettori

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  • Profilo di emanuele777

    emanuele777

    20 ott 2009 - 09:52 - #1
    0 punti
    Up Down

    a parte che l’italia non penso sia più il caso di chiamarla belpaese. Questo appellativo ci stava forse negli anni 50-60, ma ora proprio no.
    Resta il fatto che purtroppo la realtà che vedo anch’io è maledettamente grigia, triste. Mi ricordo gli anni 80, quando ero piccolo, e tutto sembrava così maledettamente migliore! ci sarà uno scampo? mah

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