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Il simbolo perduto di Dan Brown e il potere della mente

Pubblicato: 28 set 2009 da dario

The lost symbol di Dan Brown

Uno dei punti centrali de Il simbolo perduto, l’ultimo romanzo di Dan Brown che uscirà in Italia il 23 ottobre, è la capacità di cambiare il mondo fisico attraverso il potere del pensiero e delle intenzioni.

Come è noto ai più, Il simbolo perduto di Dan Brown racconta del rapimento di Peter Solomon, mentore del celebre prof Robert Langdon - già protagonista di Angeli e demoni e Il Codice Da Vinci - nonché capo dello Smithsonian Institution, istituto museale e di ricerca fondato dal governo degli Stati Uniti nel 1846. Ciò che però sanno solo i lettori del libro è che nella vicenda ricopre un certo ruolo anche una pratica finora non proprio celeberrima, il cosiddetto Intention Experiment.

A un certo punto, infatti, in un laboratorio segreto nei sotterranei dello Smithsonian Institution denominato il Cubo, Katherine Solomon, sorella del rapito, svolge delle avveniristiche ricerche che richiamano da vicino quelle eseguite da Lynne McTaggart, descritte nel suo libro The intention experiment. Non a caso la McTaggart e il suo saggio vengono esplicitamente citati nel testo di Dan Brown. Di cosa si tratta esattamente?

The Intention Experiment è un saggio che si prefigge di dimostrare scientificamente che le intenzioni della mente umana, se concentrate e ben indirizzate, possono modificare la realtà.

L’autrice, Lynne McTaggart, ha creato un sito internet per aggregare e coordinare utenti sparsi per il mondo che vogliano concentrare le proprie intenzioni, tutti contemporaneamente, su obiettivi comuni (ad es. guarire a distanza uno specifico malato). In pratica si mettono tutti lì davanti al computer in un orario prestabilito, senza farsi influenzare dai fusi orari (se c’è da svegliarsi di notte per coincidere col fuso americano, pazienza), e per dieci minuti rivolgono le menti alla volontà di far guarire il signor Tal dei Tali. I risultati, come sempre “straordinari”, sono documentati nel libro The Intention Experiment.

«Sarà vero? Sarà falso? Saràh Ferguson?» come diceva l’indimenticato Ezio Greggio al “Drive In”? Di sicuro Dan Brown dà credito alla McTaggart, facendo dichiarare a uno dei protagonisti del Il simbolo perduto di essere rimasto «molto impressionato» dalle sue ricerche sulla mente.

Il romanzo, del resto, si fonda molto sul legame tra la fisica moderna e la saggezza degli antichi, e in parte sembra voler dimostrare proprio che il potere della mente sulle cose, ben conosciuto e forse dominato dai nostri avi, non è spiegabile da parte della scienza moderna. Staremo a vedere.

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3 commenti

Commenti dei lettori

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  • Carlo72

    27 set 2009 - 23:21 - #1
    0 punti
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    Oddio, quell’immagine sembra che brilli veramente!

  • monsieurmostro

    28 set 2009 - 08:01 - #2
    0 punti
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    Booksblog, dacci oggi la nostra marchetta quotidiana pro Dan Brown. Amen!

  • Profilo di chunfy

    chunfy

    28 set 2009 - 12:42 - #3
    0 punti
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    C’è un libro e anche un DVD simile che si chiama “The Secret” che dice sostanzialmente la stessa cosa. In parole povere il concetto è “Basta che ce credi” :D

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