The lost symbol di Dan Brown terrorizza anche i mormoni

Il buon Dan Brown

I mormoni di tutto il mondo tirano un sospiro di sollievo. Dopo una frettolosa scorsa a The lost symbol, l'ultimo romanzo di Dan Brown, il signor Jeff Bennion, originario di Vattelapèsca, ha rassicurato gli utenti di MormonMentality.com che la chiesa mormona non gioca un ruolo significativo nel libro di Brown. Che senso ha questa notizia?

Il fatto è che nel 2006 il gruppo radio-televisivo KSL, ricamando su una visita sospetta di Dan Brown al tempio mormone-massonico di Salt Lake City, aveva ipotizzato che il seguito de Il Codice da Vinci avrebbe svelato che tra mormoni e massoni esiste una connection scandalosa, ben più profonda di una semplice rima.

Da allora il terrore puro è entrato nelle vene dei mormoni di ogni dove, e ha continuato a serpeggiare per tre lunghissimi anni. Dev'essere stata veramente dura, poveri mormons. Il signor Dan Brown, infatti, è il Maciste dei letterati, notoriamente in grado di far tremare i pilastri di qualunque istituzione sacra e profana del mondo, compresa la chiesa di Roma e quella fondata da Joseph Smith Jr. Cosa sarebbe rimasto della proverbiale credibilità mormona se Dan Brown avesse deciso di mandarla a carte quarantotto? Probabilmente cotiche, come si è già avuto modo di dire: stracci e cotiche.

È dunque comprensibile che Jeff Bennion, senza mai dimenticare per un attimo quell'ormai remoto articolo della KSL, si sia precipitato in libreria con un'apprensione degna delle più importanti circostanze della vita. Ma per ora il pericolo è scampato, e i mormoni possono dormire sonni tranquilli.

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