
Di Festival della letteratura di Mantova, ormai, ne ho visti abbastanza per poter permettermi di giudicare questo festival come ottimamente riuscito, sia per la qualità degli interventi, sia per la grande varietà di nomi che si sono alternati negli oltre 200 eventi che hanno affollato la città lombarda per questi cinque giorni, qualità e varietà che sono ormai le due caratteristiche su cui si fonda la credibilità di questo appuntamento culturale, diventato ormai imperdibile sia per gli addetti ai lavori, sia per tutti coloro che amano il mondo del libro e della cultura.
Personalmente direi che le vette raggiunte da questa edizione hanno i nomi di Erri De Luca, autore di uno stupendo e affascinante viaggio alla scoperta dei personaggi femminili delle Sacre Scritture, di Avraham Burg, uno dei politici israeliani più illuminati degli ultimi anni, autore di un libro fondamentale intitolato “Sconfiggere Hitler”, il cui scopo è il superamento del Sionismo, di quel marchio di dolore e di paura che ha segnato la nascita di Israele, ma che, come un trauma, bisogna superare per andare avanti, ma anche di Piero Dorfles, autore di una lettura del discorso di Piero Calamandrei “Sulla scuola”, talmente sentita da emozionare.
E non sono certo solamente questi gli esempi di un Festival che si mantiene vivo, che mantiene elevato il livello del discorso culturale e che, mai come quest’anno, ha dato un segnale importante di impegno, di engagement. Basti pensare a personaggi come Lella Costa, Tiziano Scarpa, Michele Mari, Vicktor Erofeev, Eva Cantarella, Gherardo Colombo, Natalia Ginzburg, Luis Sepulveda, Stefano Rodotà e moltissimi altri. E’ questo il segnale che l’Italia deve ascoltare per rialzarsi dalla miseria culturale in cui versa.
Foto | Flickr
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