«Tutte le ricerche su Pico sono cominciate quel famoso 26 luglio 2007, quando è stata aperta la tomba del Conte di Mirandola, il genio che a lui era più caro tra tutti quelli del rinascimento», così si legge nel sito di Carlo A. Martgli, www.999lultimocustode.com, autore del sorprendente trhiller storico 999 L’Ultimo Custode appena uscito per Castelvecchi. Un fatto vero, dunque, che in effetti rappresenta lo spunto per un libro ben costruito e che sta riscuotendo un ottimo successo.
Da dove viene l’idea per il libro?
Pico della Mirandola è stato uno dei più grandi geni dell’umanità, al pari di Leonardo da Vinci. Di lui però si ricorda solo la memoria prodigiosa. Uomo dalla cultura enciclopedica, emblema del Rinascimento, amico intimo di Lorenzo Il Magnifico e di Girolamo Savonarola. Biondo, alto 1,88, dalla sessualità prorompente, e forse anche incerta. L’uomo più ricco d’Italia e forse d’Europa che spese metà del suo patrimonio in libri.
Scrisse, tra l’altro 900 tesi che voleva fossero discusse in un Concilio da tenere a Roma a sue spese, nel quale avrebbe sostenuto insieme a teologi ebrei e musulmani, l’esistenza di un unico Dio comune a tutte e tre le religioni monoteiste. Per quello fu perseguitato e alla fine ucciso all’età di soli 31 anni. Durante i miei studi su di lui fui colpito dal suo epitaffio il cui significato ancora oggi rappresenta un enigma per gli studiosi di tutto il mondo. Andai così alla Chiesa di San Marco a Firenze e lo lessi: catera norunt et Tagus et Ganges forsan et Antipodes.
Su questo mistero e la voglia di svelarlo nacque l’idea per il romanzo.
Lo definirebbe un libro di genere?
“999 L’Ultimo Custode” può definirsi un thriller storico, dove vicende realmente accadute di eccezionale portata si intersecano con una avvincente realtà romanzesca. E’ un libro che racconta però anche una vicenda umana, appassionante e terribile, e dove cinquecento anni di storia, dal 1487 al 1938 sembrano volare via e riunirsi improvvisamente. Dove si evince che gli intrighi di potere sono sempre gli stessi, dove la Germania nazista e la corte papale appaiono terribilmente vicini per scopi e finalità. Alla base del romanzo c’è però anche un forte substrato legato al mio interesse sulle religioni e sui misteri che sottintendono.
Qual è, secondo lei, il filo che lega un lasso di tempo così lungo, dal ‘400 ad oggi?
Il filo logico è rappresentato da un volume, le 99 Tesi segrete, che si aggiungono alle 900 pubblicate - ecco il simbolo numerico 999 - Questo volume, che rappresentava le Tesi finali di Pico, rappresentano nel 1487 come nel 1938 un bottino di valore assoluto. Se nel 1487 la Chiesa voleva tenerle nascoste nel 1938 il nazismo voleva renderle pubbliche. In tal modo niente avrebbe più ostacolato il cammino verso la divinizzazione di Hitler. D’altra parte il periodo rinascimentale in Italia è pieno di misteri, molti dei quali ancora non sono stati svelati e che ogni tanto si ripresentano.
Brunella Schisa, sul Venerdì di Repubblica, ha scritto che si tratta soprattutto di un’indagine sulla natura di Dio; è d’accordo?
E’ anche un’indagine sulla natura di Dio, d’altra parte Pico della Mirandola non ha fatto altro, nella sua vita, che cercare la verità su un Dio che non lo convinceva. Questa indagine avrebbe portato, nelle sue conclusioni finali, alla scoperta della vera origine del divino. Quella primigenia, quella primitiva, forse quella vera. Ma 999 L’Ultimo Custode ha anche l’obbiettivo di porsi e porre al lettore domande di grande respiro, in un contesto storico, umano e avventuroso
C’è un personaggio del libro a cui è legato in modo particolare?
Pico della Mirandola, prima di tutto. Su di lui ho speso anni di studi, ma anche alcune figure di contorno, come il genovese Papa Innocenzo VIII, dotato di un carisma eccezionale, anche se fu lui a perseguitare Pico. E infine Ferruccio de Mola, il primo custode, in cui credo di essermi identificato. Il nome Ferruccio appartiene da secoli alla mia famiglia e fu un grande combattente…
Un’ultima domanda: c’è una persona, un testo o un fatto senza il quale il suo libro non sarebbe esistito?
Sì, senz’altro. Sono le 900 Conclusioni di Pico della Mirandola, il suo capolavoro assoluto, un testo di una modernità eccezionale, che se fosse stato discusso e accolto in quel misterioso Concilio mai avvenuto avrebbe veramente cambiato i destini del mondo, e oggi sarebbe sicuramente migliore e… io non avrei mai scritto 999 L’Ultimo Custode.
Icilio
11 mar 2010 - 19:15 - #1Non ho ancora finito di leggere “L’ultimo Custode” ma in quanto appassionato di Gialli e di Medioevo me ne sono subito innamorato, lo trovo molto meglio del “Simbolo Perduto”, meglio scritto, piuù facile da leggere e soprattutto più avvincente. Complimenti a Carlo Martigli.
ginabi
12 lug 2010 - 08:46 - #2Io il libro l’ho divorato in 2 giorni. È scritto in maniera sublime, leggera, avvincente. Mi hanno sempre affascinato i libri sul medioevo… sembra incredibile come ultimamente legga solo libri di “templari”, vangeli apocrifi… e come se non mi bastassero più le spiegazioni del mondo di oggi. Consiglio a tutti di leggerlo… spero che ne facciano un film… sarebbe a dir poco sconvolgente