Ci siamo quasi. Il 15 settembre uscirà in USA The lost symbol, il nuovo romanzo di Dan Brown incentrato sui misteri della massoneria. La tesi centrale del nuovo libro di Dan Brown è che la fondazione di Washington, capitale degli Stati Uniti, sia dovuta principalmente alle logge massoniche.
E’ noto infatti che George Washington, Benjamin Franklin e almeno altri dodici presidenti dopo di loro - tra cui Franklin Delano Roosvelt, Harry Truman e Gerald Ford - hanno fatto parte della massoneria. E anche in Italia la massoneria ha svolto e svolge tuttora un ruolo importante nella politica nazionale e locale, come dimostra la recente allusione del Presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini: “differenza di altri non ho frequentazioni con grembiulini e compassi“.
Sulla trama di The lost symbol vige un ermetico segreto, alimentato da un alone di mistero creato ad arte dai geni del marketing, ma si sa già che il protagonista sarà ancora una volta Robert Langdon, eroe di Angeli e demoni e Il codice da Vinci, mai sazio di scavare nell’ignoto. Altri stuzzicanti indizi sono stati diffusi nei giorni scorsi.
L’editore Doubleday ha infatti diramato due oscuri numeri, rispettivamente 29,979093 e 31,133891. Si tratta a quanto pare delle coordinate geografiche della Piramide di Giza, rintracciabile inserendo le cifre su Google Maps. Non pago, Doubleday ha segnalato su Twitter che collegando su una mappa di Washington i sei punti Dupont Circle, Logan Circle, Scott Ciralle, Washington Circle, Mount Vernon Square e la Casa Bianca si ottiene il “misterioso” disegno di una stella a sei punte. Il che, per inciso, avviene anche sulla cartina di Messina se si collegano ad esempio i punti mediani di piazza Duomo, via Peculio Frumentario, via Lenzi, via 24 maggio, via Cicerone e via Cesare Battisti (o altri sei punti a casaccio a forma di stella).
Ma a proposito della massoneria americana, non posso esimermi dal citare uno dei tre libri più bizzarri e involontariamente esilaranti che mi sia mai capitato di leggere, La massoneria americana padrona del mondo del leggendario Alfonso Sorrenti (qui una recensione), di cui vale la pena ricordare giusto un passo esemplificativo:
Certi programmi televisivi per le sue continue ripetizioni, sono diventate in Italia vere e proprie istituzioni, come per esempio quelli di Quarck di Piera Angela ereditati da suo figlio, dove si fa del naturalismo, mitizzazione della natura a scapito del Creatore della natura che è DIO e che mai in questi programmi viene nominato, o quelli di Michele Santoro di trentennale memoria che vanno da Samarcanda a “Tempo reale” a “Sciuscià”, o quelli Di Costanzo Show sul Canale 5 dove tutti parlano all’infinito e dove tutto rimane nel coro vociante degli intervenuti.
Se Sorrenti era stato uno tra i pochi, se non l’unico a occuparsi dello scottante tema, adesso tocca al buon Dan Brown. L’attesa dei fan è ormai febbrile, ma destinata a concludersi presto (anche se per la traduzione italiana ci sarà ancora da aspettare).
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