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Maurizio Blondet svela i presunti misteri dell'Adelphi

Pubblicato: 09 set 2009 da dario

Linda Blair ne L'Esorcista

Nel 1994 il giornalista Maurizio Blondet pubblicava per la prima volta Gli “Adelphi” della dissoluzione, sostenendo, come riporta Wikipedia, che la casa editrice Adelphi fosse «la punta emergente di un iceberg iniziatico che oggi riproporrebbe la gnosi pagana dei secoli antichi».

Gli “Adelphi” della dissoluzione fu osteggiato e sostanzialmente ignorato dalla stampa, dalla critica e dall’opinione pubblica. Lo racconta il solito Simone Berni nella sua inestimabile “bibbia” Libri scomparsi nel nulla, inesauribile fonte di chicche per bibliofili a cui non ci stancheremo mai di attingere.

La puntata odierna de La Trasmissione di Morelli, il talk show che conduco su RadioStreet Messina, ha ospitato Maurizio Blondet per parlare proprio di questo bizzarro tema. Non avveniva in radio da 15 anni a questa parte. Il link per ascoltare le sconcertanti accuse dell’intellettuale milanese è questo.

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44 commenti

Commenti dei lettori

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  • monsieurmostro

    09 set 2009 - 10:26 - #1
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    Blondet è uomo di grande cultura ed intelligenza, eppure - più volte - è stato capace di farmi accapponare la pelle…

  • FrankTheBunny

    10 set 2009 - 23:07 - #2
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    è un coltissimo cazzaro

  • bleistein

    11 set 2009 - 02:42 - #3
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    Ma voi sapete chi è Blondet, che ne scrivete? Un integralista cattolico antisemita, che pubblica libri nei quali si teorizza la complicità di Israele nelle stragi dell’11 settembre? Che riesce a collegare le vaccinazioni antinfluenzali alle speculazioni del capitalismo ebraico?

    Per rimanere sull’attualità, visto che siamo reduci da episodi di violenza ai cittadini gay italiani, ecco un concentrato delle idee da cui muove Blondet, qui presentato come uomo «di cultura e intelligenza». A proposito dell’omosessualità nel Charlus di Proust argomenta:

    Perchè essendo l’omosessualità una turba, essa ha un decorso. Come l’alcolismo o la tossicodipendenza, essa provoca con gli anni un degrado sensibile della personalità, una distorsione sempre più visibile del comportamento.

    Infatti anche la lussuria, normale nell’eterosessuale, nell’omosessuale diviene sintomo estremo della patologia, come capita con «i gatti in calore»:

    Ai tempi della omosessualità «felice» di San Francisco, prima che scoppiasse l’Aids, accadeva che un individuo avesse in un anno oltre 600 rapporti con individui diversi, sconosciuti, con cui magari non aveva prima scambiato una parola (tali incontri avvenivano in locali oscuri, «bathouses»): performances simili non sono perseguite dal più scapestrato e lascivo donnaiolo. Qualche notte di débauche intensa basta a richiedere, nell’eterosessuale, una pausa, l’andare a passeggiare, a pescare, a leggere o a bere con amici, il non pensare al sesso. L’omo è prigioniero di una coazione a ripetere, torna sempre lì, sempre illuso di trovare una soddisfazione che gli sfugge - lo notò anche Moravia a proposito della «insaziabilità» di Pasolini, che non poteva essere trattenuto ad andare, la notte, a cercare un amore losco, come un gatto in calore.

    Signori di boogsblog, i libri di Blondet non sono pregiudizialmente «osteggiati e ignorati dalla stampa». Hanno subìto il trattamento che le società liberali e democratiche riservano agli scritti dei folli e dei pericolosi: il silenzio.

  • Profilo di Inciampando sulle Acque

    Inciampando sulle Acque

    11 set 2009 - 10:10 - #4
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    Non mi pare che quelli di booksblog ne stiano parlando bene. Non necessariamente, almeno. Nell’articolo non leggo da nessuna parte le difese di Blondet, né tanto meno l’accusa alla stampa di aver osteggiato il suo libro per pregiudizi. Questo ce lo hai messo te, bleistein.
    E, anzi, nell’articolo si parla di tema bizzarro e di accuse sconcertanti. O forse tu conosci qualcosa più di noi circa questo articolo? Perché altrimenti, la cosa migliore da fare è la stessa che “le società liberali e democratiche riservano agli scritti dei folli e dei pericolosi: il silenzio.”

  • bleistein

    11 set 2009 - 13:36 - #5
    -2 punti
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    L’articolo di booksblog scrive testualmente con nostalgia verso ciò che è perduto:

    Gli “Adelphi” della dissoluzione fu osteggiato e sostanzialmente ignorato dalla stampa, dalla critica e dall’opinione pubblica. Lo racconta il solito Simone Berni nella sua inestimabile “bibbia” Libri scomparsi nel nulla, inesauribile fonte di chicche per bibliofili a cui non ci stancheremo mai di attingere

    Il post #1 recita:

    Blondet è uomo di grande cultura ed intelligenza

    È evidente che si parla per sentito dire, senza aver letto correttamente le fonti. Un modus che Inciampando sulle Acque ha senz’altro applicato a sua volta.

  • Profilo di dm

    dm

    11 set 2009 - 13:43 - #6
    0 punti
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    @bleistein:
    Che il libro fu osteggiato lo racconta Blondet nell’intervista e lo scrive Berni nel suo testo. Non risultano recensioni sui principali giornali, dunque si può ben dire che fu ignorato da stampa e critica. La nostalgia, si sa, è canaglia e ti prende proprio quando non vuoi; ma in questo caso credo non ce ne sia neanche l’ombra.

  • Profilo di Inciampando sulle Acque

    Inciampando sulle Acque

    11 set 2009 - 14:11 - #7
    0 punti
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    Condivido quanto detto da dm. Tu, bleinstein, tiri conclusioni affrettate basandoti sul vago sapore che ti danno le frasi. Eppure è scritto chiaramente ciò che anche dm ha inteso alla perfezione. Nessuno incensa Blondet.

  • bleistein

    11 set 2009 - 14:21 - #8
    -1 punto
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    Il problema è che l’articolista non ha idea del perché i libri di Blondet vengano sistematicamente ingorati, non se lo chiede, non lo spiega a chi legge. Dipinge l’autore come una piccola voce fuori dal coro che critica il gigante Calasso, magari in un modo bizzarro.

    Non è per questo che tutti stanno alla larga da Blondet. Ma qui parlaimo di chi scrive di cose che conosce. Certo, se la cultura si riduce all’arte del copy-paste…

    Sarebbe come se io scrivessi, neque amore et sine odio, che i libri di Ernst Nolte hanno subito censura e ostracismo ovunque. Se avessi avuto la professionalità di documentarmi, capire, far capire, scoprirei che sto parlando di un negazionista della Shoa.

    Quando si parla di cultura, dire io-non-sapevo oppure ma-io-non-ho-mica-scritto-che non è una giustificazione molto onorevole.

  • Profilo di dm

    dm

    11 set 2009 - 14:24 - #9
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    @bleistein:
    Qui si oscilla tra il processo alle intenzioni e la realtà virtuale. L’articolo segnala semplicemente un’intervista radiofonica. Lei l’ha ascoltata almeno?

  • Bera

    11 set 2009 - 17:20 - #10
    1 punto
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    Straquoto Bleistein!
    L’articolo è tendenziosamente pro-Blondet. Chi l’ha scritto: o lo ha fatto di proposito o non è capace di scrivere.
    Che poi si possa anche essere pro Blondet è un altro discorso.Ma si abbia il coraggio di ammetterlo.
    Blondet ha paragonato donne, zingari e negri agli scarafaggi !!!
    Ed era seriamente preoccupato che Woityla fosse di origine ebraica !Voleva fosse fatta chiarezza al più presto prima di beatificarlo!
    @dm
    Processo alle intenzioni ? Non è che uno intervista la gente a caso, prendendoli da una fila! Gli intervistati si scelgono. intervisto Hitler per fargli presentare le tesi esposte nel “Mein Kampf ” tu cosa pensi di me? Che sono pacifista?

  • Profilo di dm

    dm

    11 set 2009 - 17:46 - #11
    0 punti
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    @Bera:

    1) nell’intervista Blondet non si è dimostrato né antisemita, né razzista, né xenofobo, né nazista, né misogino. Ha parlato di un argomento specifico, che nei commenti a questo post è stato completamente ignorato.

    2) Nella mia (breve) carriera radiofonica ho dato voce a personaggi di ogni tipo senza indulgere a censure e moralismi da due soldi, e ne vado fiero.

    3) Non sono il primo a intervistare Maurizio Blondet. Prima di me l’hanno fatto Corrado Augias su Rai 3, Enrico Mentana su Canale 5, Antonello Piroso su La7, la redazione di Radio Radicale, quella di “Avvenire” e tanti altri. Tutti noti antisemiti, nazisti, xenofobi, etc. etc.

  • bleistein

    11 set 2009 - 17:47 - #12
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    Blondet è un teorico del complottismo sciovinista e xenofobo: dietro ogni cosa vede la longa manus degli ebrei, dei massoni e dei migliori loro alleati, le banche. E le astruserie che dice su Adelphi sono farneticazioni ben note, altroché. Solo gli sprovveduti gli danno ancora voce. Tra gente per bene non deve avere ricetto, se ancora la moralità significa qualcosa.

  • Profilo di Inciampando sulle Acque

    Inciampando sulle Acque

    11 set 2009 - 18:05 - #13
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    Le spiegazioni sono state date. Se si vuole polemizzare contro quello che Blondet dice, è un discorso, ma chi continua a far polemica sulla sola presenza dell’articolo in questo blog sta sullo stesso gradino di Blondet. Se avete problemi con questo post, perché non lo segnalate? Se avete problemi con questo blog, perché non smettete di leggerlo?

    Buona fortuna, bleistein e Bera. La cosa più bella è che, come capita sempre, chi vuol far tanta polemica neppure si registra. Restate anonimi, è meglio, almeno vi salvate la faccia.

  • Bera

    11 set 2009 - 19:21 - #14
    1 punto
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    Inciampando sulle acque prenditi una camomilla!
    Mi chiamo Corrado Ruggeri contento ? E tu?
    Il blog posso anche smettere di leggerlo ma tu mi sembri isterico.
    Bleinstein ha scritto è motivato il perchè l’articolo poteva sembrare pro blondet e, a mio avviso, ha perfettamente ragione.
    L’articolo o è fatto male (cioè non rispecchia il pensiero dell’autore) o vuole presentare Blondet in una luce positiva o comunque non neutra.
    Se non si può esprimere un’opinione hai sbagliato paese o anno, dovevi nescere tra la marcia su roma ed il ‘43.
    Se dm è fiero di dare voce a tutti senza censure preventive libero di farlo però si può anche dire: non mi ero informato su chi fosse e durante l’intervista non si è esposto.Si farebbe più bella figura.Altrimenti a quando una bella intervista ad un’associazione di pedofili o di mafiosi ? Non faremo mica censure e moralismi da due soldi.

  • Profilo di dm

    dm

    11 set 2009 - 19:43 - #15
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    @Bera:
    Il suo ragionamento presuppone che certe persone, per via di qualità personali (in questo caso ideologico-politiche), non dovrebbero mai parlare né essere ascoltate a prescindere, qualunque cosa dicano su qualunque argomento. E questo si chiama “fanatismo”.
    Invece è democratico, istruttivo e utile ascoltare persino i mafiosi e i pedofili, se magari rivelano particolari su Cosa Nostra (ad es. Buscetta) o raccontano la propria devianza (ad es. Luigi Chiatti). Insomma dipende da ciò che dicono. Se Blondet avesse espresso concetti antisemiti o nazisti sarei stato il primo a riprenderlo e dissociarmi.
    Invece qui i nazisti mi sembrano altri.
    Infine: anche Augias, Mentana, Piroso e l’Avvenire sono ignoranti e/o antisemiti?

  • Bera

    11 set 2009 - 20:06 - #16
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    @dm

    Ho espresso delle critiche all’articolo, anzi ho fatto mie le critiche di bleinstein, ma non le ho mai dato dell’ignorante o dell’antisemita.
    Anche perchè, conoscendo il suo sito so che non lo è.

    Per quanto riguarda l’intervista:
    io non sono “fanatico” anzi ho scritto che si può anche essere pro Blondet ma bisognerebbeavere il coraggio di farlo esplicitamente. Se non si è pro Blondet (sembrerebbe il suo caso) quando qualcuno glielo contesta non si dovrebbe liquidare la cosa come “moralismo da due soldi”.Non è moralismo, ha mai letto “effedieffe” ? La violenza su gay negri donne e zingari trova giustificazione negli scritti deliranti di questo signore.

  • Profilo di dm

    dm

    11 set 2009 - 20:12 - #17
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    @Bera:
    Lei, con l’esempio dell’intervista a Hitler, mi ha accusato di condividere le tesi antisemite di Blondet (che peraltro non ha espresso). Si faccia un giro su http://www.escualotis.com/ltdm, guardi l’elenco delle persone che ho ospitato nel mio programma.

    @bleistein:
    Blondet «tra gente per bene non deve avere ricetto»? Allora ho fatto benissimo a ospitarlo. Di “perbenismo” si muore.

  • Bera

    11 set 2009 - 21:15 - #18
    0 punti
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    @dm

    No dm lei ha frainteso.
    Con l’esempio di Hitler non volevo accusarla di antisemitismo.
    Colpa mia, mi scuso e spiego meglio.
    Lei diceva (a bleistein) di non fare un processo alle intenzioni. Io ribattevo che, dato che uno li intervistati se li sceglie, l’aver scelto Blondet può far nascere critiche se lei avesse scelto, che so, Castro ne sarebbero sorte altre (come in effetti sono sorte per Minà).Con questo non volevo dire che questi sospetti fossero automaticamente veri. Anzi mi scuso ancora, sia perchè non era mia intenzione sia per l’esempio infelice. Ripeto, conosco il suo lavoro.
    Per quanto riguarda il discorso Blondet rimango dell’opinione che l’articolo sia scritto male.Vuole mettere Blondet in una luce positiva, perchè negarlo?Coda di paglia?
    Per l’intervista lei, secondo me, sbaglia. Qui non si tratta di “perbenismo”, qui si tratta di un signore che nel suo sito e nei suoi libri afferma che l’11 Settembre è un complotto ebraico, che donne e negri sono inferiori che gli zingari sono scarafaggi e di gay malati. Non ne ha parlato nella sua intervista ..e meno male! Lei ha comunque dato visibilità ad una persona del genere. Io non ne sarei contento, nè orgoglioso. Se l’hanno fatto anche altri bhe hanno sbagliato anche gli altri.

  • Profilo di dm

    dm

    11 set 2009 - 21:30 - #19
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    @Bera:
    Grazie per le belle parole. Capisco il suo punto di vista, però non lo condivido. Amici come prima? :-)

  • Bera

    11 set 2009 - 22:07 - #20
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    certo

  • bleistein

    12 set 2009 - 05:50 - #21
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    @dm
    Mi spiace per lei, ma essere persone che agiscono per bene e perbenismo non sono la stessa cosa. Ci sono molti milioni di morti in mezzo e la fiaccola di Yad Vashem. Quanto a quest’ultimo concetto, il perbenismo, dovrebbe sapere che Blondet gode delle simpatie della Cei e dei tradizionalisti: questo gli offre buona stampa, a parte che egli non si esponga troppo a parlare delle sue bizzarre interpretazioni storiche in cui ebrei, zingari, omosessuali sono parte di un potere occulto che semina strage nel mondo. C’è un Blondet esoterico e uno essoterico, farisaico lui e nicodemisti i molti che gli danno voce fingendo di non sapere che stanno alimentando la carriera di un astuto avvelenatore di pozzi.
    Detto questo, le squinternate cose che dice su Adelphi dimostrano che non conosce nemmeno il catalogo della casa editrice: avesse parlato di Cristina Campo, Gottfried Benn o de Il Monte analogo. No, vogliono portare Evola a sinistra passando per Nietzsche. Questo è davvero troppo ridicolo.

    @Inciampando sulla Acque
    Nella mia ingoranza credevo che i blog servissero alla discussione grazie agli apporti dei lettori, perché di solito le intelligenze si sommano come le mele. Mi sfuggiva fossero un serraglio con un cane da guardia che ti invita ad andartene. Immagino che lei sia un fiero autarchico che si fida solo della propria testa (e di quella degli utenti registrati, naturalmente). Quanto a me, ho capito l’antifona: grazie dell’ospitalità, addio.

  • Profilo di alessandro_m

    alessandro_m

    13 set 2009 - 01:41 - #22
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    Vorrei dire la mia su questa vicenda.

    Primo: penso che in uno Stato liberale e democratico è necessario sentire tutti, proprio tutti, perchè la verità può emergere soltanto dal libero confronto delle idee.
    Secondo: non essendo l’Italia uno Stato liberale e democratico, la regola di cui sopra qui non vale.
    Terzo: ritengo che dm sia di gran lunga il redattore di booksblog migliore degli ultimi 150 anni.

  • Giulio Galeotti

    13 set 2009 - 02:08 - #23
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    Alessandro_m secondo te uno stato democratico dovrebbe dare credito anche ai nazisti antiliberali che NEGANO lo stato democratico stesso?! Non ti pare assurdo?
    Se uno nega la libertà di parola, cominci lui a stare zitto! Ragionando come te si arriva al SUICIDIO della democrazia.

  • Profilo di alessandro_m

    alessandro_m

    13 set 2009 - 09:31 - #24
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    Non ho detto che lo Stato democratico deve “dare credito” a tutti (e dunque anche a nazisti antiliberali). Ho detto che in una democrazia tutti devono avere le stesse opportunità per esprimere le proprie idee. La superiorità della democrazia sta anche in questo: nello Stato autoritario possono parlare solo coloro che dicono cose coerenti con i principi del regime; in una democrazia - nella quale tutti i cittadini sono sovrani e, dunque, pienamente liberi e responsabili - ognuno può dire ciò che vuole. Anche contestare la democrazia stessa. Proprio per questo è preferibile la democrazia alle altre forme di stato. Dire - come Popper - che si possono tollerare tutti, tranne gli intolleranti, significa legittimare l’intolleranza ed indebolire la stessa democrazia, “degradandola” al livello degli altri regimi politici.

  • Giulio Galeotti

    13 set 2009 - 09:36 - #25
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    Mi sembrano tanto dei giri di parole vuoti, solo per giustificare il fatto di fare parlare un nazista…

  • Profilo di alessandro_m

    alessandro_m

    13 set 2009 - 09:58 - #26
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    Non sono giri di parole. Si chiama libertà di manifestazione del pensiero ed è riconosciuta dall’articolo 21 della Costituzione. E’ una libertà che oggi troppe persone tendono a mettere in discussione.

    E poi non credo che attualmente il problema sia quello di dare la parola ai nazisti… Ci sono tante persone che pensano a dare loro la parola. Semmai il problema è quello di far parlare i non nazisti (e forse anche gli anti-nazisti).

    Mi stupisce un po’ tutto questo clamore.

  • Giulio Galeotti

    13 set 2009 - 10:48 - #27
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    “Semmai il problema è quello di far parlare i non nazisti”.

    Finalmente ci sei arrivato tra un popper e l’altro!!! :)
    DM ha mancato di fare il contraddittorio, che nei media è la regola fondamentale. A questo punto era meglio che non faceva parlare nessuno, e la parità era ristabilita. Capisci?

  • Profilo di alessandro_m

    alessandro_m

    13 set 2009 - 11:01 - #28
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    Non sono d’accordo. Il contraddittorio è semmai la regola (anzi il principio) fondamentale dei processi. Se non c’è contraddittorio non c’è processo.

    La par condicio (alla quale evidentemente alludi) è solo una becera distorsione prodotta dal fatto che il conflitto di interessi fa ormai parte del DNA degli italiani (e anche ovviamente dei giornalisti italiani), per cui, poiché si ritiene che un giornalista non possa essere imparziale e avere autonomia di giudizio e sia sempre soltanto uno che fa propaganda per il padrone di turno, allora in ogni intervista ci vuole un altro (che non è il giornalista) che contesti quello che dice l’intervistato.

    In un’intervista il contraddittorio dovrebbe instaurarsi tra l’intervistatore (se fosse onesto intellettualmente) e l’intervistato. Chi l’ha detto che se intervisto Hitler devo chiamare anche Stalin? Se faccio domande a Gianni, poi devo far parlare anche Pinotto? Se do la parola a John Wayne poi devo sentire anche gli indiani?

    Il giornalista è un vigile urbano che dirige il traffico di chi parla?! Questo è il pluralismo all’italiana…

  • Giulio Galeotti

    13 set 2009 - 12:30 - #29
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    Dicevo io che ancora non era venuto fuori il solito “conflitto d’interessi”. Uno intervista un nazista, e il problema è il “conflitto di interessi fa ormai parte del DNA degli italiani”…

  • monsieurmostro

    13 set 2009 - 13:20 - #30
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    Perdonatemi, mi intrometto solo per esplicitare la negatività del mio primo commento al post: mi pare innegabile Blondet sia uomo colto e intelligente, che poi utilizzi tali qualità al fine di propugnare per lo più crociate quantomeno, a mio avviso - beninteso, deliranti è palese. Comunque, tant’è: Blondet, giustamente o meno estromesso dalla pubblica piazza, s’è recentemente autoarroccato sulle proprie posizioni con la scelta di chiudere ai non abbonati il suo giornale on line.

  • Profilo di alessandro_m

    alessandro_m

    13 set 2009 - 13:55 - #31
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    Certo Giulio, perchè se non ci fosse il conflitto di interessi (e se non fosse così radicata l’idea della commistione di interessi, pubblici e privati, professionali e non, in ogni ambito nella cultura italiana) la par condicio apparierebbe a tutti per quello che é: una buffonata.

  • Giulio Galeotti

    13 set 2009 - 16:28 - #32
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    MA CHE C’ENTRA LA PAR CONDICIOOOOOO’?'?!!!!

    O signur!

  • Profilo di alessandro_m

    alessandro_m

    13 set 2009 - 16:31 - #33
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    Par condicio = malsana idea che non si possa intervistare nessuno senza dare contestualmente la parola ad uno che la pensa in modo diametralmente opposto all’intervistato. Ho usato l’espressione in questo senso elementare, non nel suo significato più tecnico e specifico.

  • Giulio Galeotti

    13 set 2009 - 16:36 - #34
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    Vabbe ci rinuncio.
    La colap è tutta del Berlusca.
    Amen.

  • Profilo di alessandro_m

    alessandro_m

    13 set 2009 - 16:42 - #35
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    E che c’entra il Berlusca? Io parlavo in generale. Sei tu che ha lamentato la mancanza di un contraddittorio nell’intervista a Blondet … Cioè una specie di par condicio. E io ti ho spiegato perchè, a mio avviso, era un’idea sbagliata.

  • bleistein

    13 set 2009 - 16:45 - #36
    -1 punto
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    Sono stato io ad accendere la polemica: consentitemi di mettere ordine, perché il fuoco del discorso si è smarrito.

    Ascoltate l’audio della trasmissione: Morelli presenta Blondet testualmente come «un grande ospite», «un grande intellettuale», «direttore di effedieffe.com», «saggista e giornalista di lungo corso». Con disonestà intellettuale (se in malafede) o con mancanza di professionalità (se per ignoranza) presenta l’ospite in maniera neutra. Questa è infedeltà verso lo spettatore: Blondet non scrive raffinati saggi sulla grammatica copta, ma è tra i più insidiosi sostenitori del complotto ebraico-massonico con spolverature di lobby gay, bancarie e progressiste. L’intervistatore si guarda bene da sfiorare i contenuti reali di quei preziosi saggi appena citati.

    La libertà di espressione e la Costituzione non c’entrano. Sul terreno costituzionale esiste anche il diritto-dovere a una corretta informazione. E pensare che l’Italia è l’unico Paese europeo in cui il giornalismo è professione protetta dall’iscrizione all’albo. O l’intervistatore è ignorante o è connivente.

    Morelli accenna anche a un nuovo libro di Bloindet sull’11 settembre e le teorie cospirazioniste. Di nuovo, il personaggio è presentato in luce positiva: quel saggio è pieno delle peggiori insinuazioni antiebraiche, è un concentrato di sospetti e di nessuna prova. Ma il tasto non viene sfiorato, come prima. Per Morelli, di nuovo, o è ignoranza o è connivenza, tertium non datur.

    Entrando nel merito, l’intervista è ridicola e inconsistente. Come già notavo, Blondet non accenna a nessuno dei testi davvero gnostici di Adelphi. Né a Cristina Campo, né a Gottfried Benn, né al fondamentale Monte analogo di René Daumal. Blondet si limita ad accennare alla pubblicazione dell’opera omnia di Nietzsche, autore caro alla sinistra radical chic (Io aggiungo: non tanto Nietzsche, quanto l’ediziona critica Colli-Montinari che Adelphi ha pubblicato ha fatto discutere. Rimando chi fosse interessato alle rigorose osservazioni filologiche di Domenico Losurdo, non all’operazione laico-ebraico-progressista-bancaria di Blondet).

    A parte questo accenno, Blondet non parla affatto di ciò che dovrebbe dimostrare, questo è chiaro a tutto: e tira fuori il solito armamentario di banche, personaggi defunti che non si possono difendere (uno addirittura sepolto a fianco della salma di un’eretica), sette esoteriche non meglio identificate, lobby iniziatiche e massoniche che meglio non conosciamo, e naturalmente non può mancare l’informatore anonimo.

    Non si capisce attraverso quali operazioni editoriali Adelphi abbia fatto cosa. Ma a Morelli e Blondet la questione non importa. Morelli anzi conclude l’intervista definendo quella di Blondet una «tesi molto interessante di cui non si parla mai, ma sono orgoglioso che se ne sia parlato in questa trasmissione».

    E io questa soddisfazione gliela lascio tutta.

    Questo è il punto della questione.

  • bleistein

    13 set 2009 - 17:30 - #37
    -3 punti
    Up Down

    Dimenticavo: questa mi sembra una testata a tutti gli effetti. Fossimo in America, dove la libertà di espressione è una cosa da gestire con responsabilità, verrebbe pubblicata una nota dell’editor in chief in cui si scuserebbe con i lettori per l’errore commesso e assicurerebbe maggiore professionalità in futuro.

  • Profilo di dm

    dm

    13 set 2009 - 18:15 - #38
    2 punti
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    @bleistein:

    Se crede che alcune persone non debbano accedere ai media perché hanno idee che non devono poter esprimere significa che lei ha paura delle idee, del confronto e quindi della democrazia.

    Siccome io ho portato i microfoni nei campi rom, ho dato voce a fisici eretici, preti cattolici, religiosi raeliani e pagani, giornalisti condannati a morte dalla mafia e personaggi scomodi di qualunque tipo, mi permetto, in amicizia, di dirle tre cose:

    1) non devo scusarmi di nulla, ripassi un’altra volta.

    2) Non ho bisogno di lezioni di democrazia, di giornalismo e di correttezza, e quando mi serviranno chiederò ad altri.

    3) Non temo nulla, meno che mai gli intolleranti come lei.

  • bleistein

    13 set 2009 - 18:52 - #39
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    @dm

    1), 2), 3) Nessuno le ha detto chi può o non può intervistare. Ben venga il confronto. Ma lei non era sufficientemente preparato da gestire alcun confronto. Mi spiace che si senta ferito, ma la registrazione è lì a dimostrarlo.

  • Profilo di dm

    dm

    13 set 2009 - 18:58 - #40
    2 punti
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    @bleistein:

    Vorrei capire come si comporterebbe il suo giornalista ideale.
    Forse direbbe: “Blondet è oggi ospite per parlare del suo libro sull’Adelphi, ma si sappia che in passato ha espresso opinioni controverse su religione, omosessualità, etc.?”

    Le pare un atteggiamento logico, prima ancora che deontologico? Guardi su Youtube le interviste a Blondet fatte da Augias, Mentana e Piroso, su argomenti ben più sensibili (l’11 settembre e il cospirazionismo).

    Forse, quando si sarà documentato, capirà di cosa stiamo parlando.

  • bleistein

    14 set 2009 - 01:32 - #41
    -2 punti
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    @ dm

    Beh, qui bisogna cominciare dai fondamentali. Vogliamo parlare dell’Adelphi e glissare sulle idee odiose che hanno reso celebre il personaggio? Bene, chiediamogli almeno un fatto. I fenomeni dovrebbero interessare il giornalista più dei noumeni (a meno che intervistatore e intervistato non siano legati da una certa empatia, e vogliano soprattutto far passare una certa idea piuttosto che vagliare con metodo critico i fatti).

    «Illustre Blondet, lei sostiene che Adelphi sia l’industria di propaganda culturale al servizio di poteri occulti, il giunto cardanico tra capitale bancario, massoneria, sinistra, lobby di potere occulto: Nietzsche? L’opera di eversione dell’Adelphi consiste nello stampare Nietzsche? Non le viene in mente proprio nient’altro che Nietzsche? No, no, no: lasciamo perdere la solita divagazione sul complotto demoplutogiudaicomassonico e sulle banche. Qui stiamo parlando di una casa editrice, e le case editrici stampano libri. Cosa trova nel catalogo di Adelphi per suffragare la sua rispettabilissima teoria, che ha il diritto costituzionale di blaterare? O che cosa manca al catalogo? Valgono anche i risvolti di copertina se i titoli non le vengono in mente. Lei sta avanzando accuse infamanti, non le pare il minimo tirare fuori qualcosa di più che Nietzsche-e-la-sinistra-radica-chic? Se non trova proprio niente da dire almeno ci parli di un testimone non anonimo, di qualcuno che non sia già morto, dell’assetto proprietario industriale, della controllante e della controllata, delle scatole cinesi, ci dica se è vero che Calasso sta con Fleur o è un matrimonio bianco. Ci parli del complotto di Adelphi e non della sua solita fuffa, va bene?»

    Ecco, una cosa del genere.

  • bambu

    14 set 2009 - 09:15 - #42
    0 punti
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    Dario, se non si parla di quel libro c’è un motivo. Credo che sia un libro assai poco interessante, scritto da un autore assai poco interessante. Forse ti credi coraggioso, forse credi di aver fatto lo scoop. Niente di tutto questo. Hai dato voce a un antisemita ma nel post lo hai fatto passare per una specie di vittima della censura. Per fortuna qui sappiamo leggere.

  • Giulio Galeotti

    14 set 2009 - 10:11 - #43
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  • Api

    12 ott 2009 - 08:06 - #44
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    Arrivo tardi a conoscenza di questo blog,ma esprimo solidarietà a chi intervista persone e fa circolare opinioni difficili e anche lontane dal comune sentire.
    Chi parla di “persone perbene”,grida allo scandalo e all’antisemitismo,sembra un puritano sbarcato in America per accendere roghi per le streghe.
    Blondet non è antisemita,non è razzista e non è nazista.

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