
Noi di Booksblog ce ne occupiamo da tempo: sono tante le librerie ’storiche’ che nel nostro Paese stanno chiudendo. Dalla Sherlockiana alla Babele alla Bocca, fino agli archivi del Novecento
Ora, come riporta anche il Corriere della sera, tocca a quella di Aldo Palazzi, in Porta Romana a Milano. Ma quante sono ancora le librerie che invece resistono alle condizioni economiche avverse? Ne conoscete qualcuna per cui volete fare un appello? O voi stessi ne gestite una e volete presentarcela? Scriveteci, avrete spazio sulle nostre pagine.
E soprattutto: perchè secondo voi stanno chiudendo, dall’inizio dell’anno, così tante librerie ’storiche’ (soprattutto a Milano, è vero)?
Osservatore
28 ago 2009 - 10:55 - #1Secondo me i motivi sono 2
Probabilmente il motivo più importante è che in Italia si inizia a fidarsi di più dell’ecommerce. Se fino a 5 anni fa tutte le vendite erano fatte direttamente in libreria (e le grandi librerie erano avvantaggiate per una maggiore reperibilità - quantomeno “sul momento” - dei titoli), adesso l’ultimo di Ken Follett lo si preferisce comprare online, magari assieme a qualche altro titolo minore che difficilmente si troverebbe in libreria.
Il secondo motivo è la continua apertura di librerie di catena: hanno grossi gruppi alle spalle, potere contrattuale molto più alto della singola libreria indipendente, spesso sono “costole” o sorelle di gruppi distributivi (vedi Feltrinelli, Ubik, senza parlare del “mondo” Mondadori) e riescono ad avere margini superiori a quelli di sopravvivenza. Margini che, ovviamente, si fanno a scapito di altri, degli “indipendenti”.
Tutto questo a prescindere dal fatto del “giusto o sbagliato”, che sarebbe poco opportuno affrontare qui!
Chiaramente, poi, c’è la “solita solfa” del c’è crisi (e chi, negli anni passati, ha investito in locali, personale e via dicendo, adesso deve comunque pagare tutta ’sta roba, ma avendo meno introiti diventa dura), dell’italiano medio che legge poco e via dicendo. Ma, secondo me, è stato proprio il web a dare una sonora mazzata alla libreria “vera”: la fortuna, per chi compra, è che non serve “provare la taglia”, un libro è un libro. Vero che è sempre bello sfogliare e leggiucchiare prima dell’acquisto, ma ormai i vari editori sono soliti mettere delle anteprime nel (guarda un po’?) web, così che il lettore interessato possa farsi un’idea.
My2cents, come si dice! :)
Flavia
28 ago 2009 - 12:53 - #2Concordo pienamente con il lettore Osservatore, purtroppo il fattore fondamentale è che l’italiano medio legge poco, se poi sommiamo a questo la recente crisi e l’apertura di nuove librerie di grandi gruppi (aka Feltrinelli, Giunti, Mondadori) che offrono promozioni su promozioni, l’equazione è presto fatta.
Per non parlare poi dei supermercati in cui il 3X2 non vale solo per il reparto alimenti…chi ha orecchie per intendere intenda…
Personalmente sono rimasta al vecchio piacere sensoriale delle storiche librerie: il “profumo” della carta stampata che ti assale all’entrata, la meraviglia provata nell’accarezzare un libro per la prima volta, la delicatezza del tono di voce del libraio (non commesso venditore) che ti ammalia parlandoti della trama del libro e quella magnifica sensazione che insieme al libro ti stia vendendo una parte di se.
Purtroppo queste sensazioni non riesco a trovarle nelle nuove, grandi e potenti librerie; appena ci entro vedo solo volumi accatastati trattati come vera e propria merce (peggio del banco del pesce), ragazzi neolaureati che sono lì non tanto per convinzione ma più per convenzione e solo per percepire uno stipendio e che farebbero di tutto per vedere qualcosa al CLIENTE. Ecco, questa è la cosa che mi fa imbestialire di più, una volta,non vorrei dire ai miei tempi (mi sentirei troppo vecchia), il mestiere del libraio era più una “vocazione”, ora sta diventando un ripiego o ancora peggio la figura del libraio sta diventando quella dell’economista (CHE ORRORE!).
E poi se, vincendo la voglia di scappare fuori urlando, faccio un giro tra gli scaffali di queste enoormi librerie…cosa noto?Cosa sento?nulla…solo tanta freddezza e troppa asetticità.
Certo non parlo di tutte le librerie facenti parte dei grandi gruppi editoriali, ma la maggior parte purtroppo è così…
Per chi è di Milano e limitrofi(Lecco e Bergamo) vorrei segnalare le librerie dei Lagianella, mie autentiche mete di pellegrinaggio in cui riesco ogni volta a riscoprire tutti i piaceri dell’essere lettrice e non solo cliente!
P.G.
28 ago 2009 - 17:43 - #3Riporto qua un commento che ho scritto in altro blog, sul medesimo argomento, di cui si parla in diversi luoghi in rete. Qui spiego quelli che secondo me sono i motivi di questa drammatica serie di chiusure di librerie, che presto riguarderà anche la mia(peraltro nata da poco). Certo, anche l’ecommerce pesa; ma non in misura così essenziale, per ora. A comprare su internet sono non più del 5% dei clienti abituali di librerie. La gente non si fida ancora di internet, ha paura di usare la carta di credito, trova scomodo non poter cercare in scaffali organizzati ma dover digitare direttamente il titolo del libro, che spesso non ricorda correttamente; e infine trova scomodo dover attendere il corriere a casa, farsi trovare, aspettare dei giorni o delle settimane.
Cmq, ecco i motivi della crisi secondo me:
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Sono un libraio, da qualche mese, e già penso a quando mi troverò costretto, fra pochi mesi, a chiuderà la mia attività: perchè davvero non c’è più mercato, nemmeno nei piccoli centri, per le piccole librerie indipendenti.
I fatti sono questi:
a)la platea dei lettori è ridottissima(meno del 50% della popolazione italiana adulta legge almeno un libro all’anno, e sono pochissimi quelli che ne leggono almeno 3, non più del 15-20%).
b)il mercato editoriale decresce(-9% dal 2002 al 2008)
c)aumenta sempre di più il peso della GDO, delle grandi catene(Feltrinelli, Mel,Mondadori etc.), e di internet(IBS, BOL), sul totale delle vendite di libri
d)Il mercato è sempre più centrato sui bestsellers del momento, che si trovano ovunque: alla posta, in edicola, dal tabaccaio, all’autogrill, al supermercato più squallido, da Mediaworld, nel negozio di giocattoli…ovunque(e il mio fornitore se ne vanta pure, di aver portato il libro ovunque!!!), sicchè il piccolo libraio perde quote di mercato importanti a favore delle vicine…poste
e)PUNTO PIU’ IMPORTANTE DI TUTTI, non c’è paragone fra i margini concessi alla GDO e alle grandi catene (fino al 60% di sconto) rispetto a quelli concessi ai piccoli librai(fino al 35%, ma più spesso il 27 netto)dai fornitori. Questo fa la differenza: perchè si traduce in campagne di sconti che il piccolo libraio non può permettersi.Il libro è lo stesso ovunque, ma al supermercato lo prendo col 15-20% di sconto…
Ergo, non c’è alcuna possibilità di sopravvivenza per il piccolo-medio libraio. Spariremo tutti nel giro di pochi anni.
Il danno vero è questo: i bestsellers si troveranno ovunque, ma per cercare “l’antiedipo” di Deleuze-Guattari o un capolavoro di qualche anno addietro bisognerà per forza o recarsi in un grande megastore sito in un capoluogo di provincia, o ordinare via internet, senza poter fisicamente sfogliare il libro. E questo allontanerà molte persone dalla lettura dei libri “importanti”, di valore.
Paro
28 ago 2009 - 21:55 - #4Che tristezza e che peccato.
E pensare che c’è gente che si vanta di non leggere.
gersk
29 ago 2009 - 10:40 - #5Quoto tutti, e soprattutto P.G. che ho preceduto nella disfatta (ma gli auguro di smentirmi).
La mia piccola libreria (si chiamava proprio così) è chiusa ormai da un anno e, credetemi, ne sono immensamente contento.
E’ stato un incubo. Beninteso, l’incubo della passione, dell’amore ingenuo di fronte alle balzachiane “Illusioni perdute”. Ma, nel nostro paese almeno, la situazione è proprio quella descritta in questi commenti.
Si può aggiungere forse che le politiche di sconto in gran parte d’Europa sono molto più controllate. Ma è solo un dettaglio. Sta di fatto che la trasformazione in atto non lascia scampo a iniziative indipendenti e improvvisate.
Saluti
udp
30 ago 2009 - 23:04 - #6cari librai mi dispiace molto per le vostre attività, ma io da lettore mi trovo costretto a comprare dove costa meno. è inevitabile. dal canto vostro quello che accade oggi al settore dei libri è successo già da tempo per altri articoli e per rimanere a galla serve un colpo di genio che vi permetta di offrire qualcosa che le grandi catene non possono avere. chi trova questo “qual cosa” vivrà, il resto, e lo dico con sommo dispiacere, soccomberà. per me potrebbe essere una soluzione l’usato, o il libro raro. non so, in fondo dico questo da profano…
david frati
02 set 2009 - 15:48 - #7Lo dico da forte lettore, da forte acquirente di libri, da ex commesso di una libreria antiquaria romana, da ex socio di una piccola libreria (fallita) e non ultimo da addetto ai lavori come direttore di Mangialibri:
soprattutto nelle città medio-grandi L’UNICO MODO per sopravvivere delle librerie è abbandonare la vendita del nuovo e spostarsi su usato, raro, modernariato o specilizzarsi in un settore di nicchia puntando a un pubblico di ultranicchia. Se un libraio pretende di fare il proprio mestiere vendendo bestseller che OVUNQUE si trovano scontati (anche a metà prezzo se si sa dove cercarli) sbaglia di grosso.
NGirl
10 set 2009 - 23:24 - #8Io ormai compro quasi esclusivamente on line. Non sono la tipa da bestsellers del momento e on line trovo tantissima scelta e prezzi scontati. Però a comprare su internet un libro a scatola chiusa, senza averne letto neanche una riga, c’ è il rischio che poi non piaccia.