
Forse la fine del mese di luglio non è il periodo migliore per proporre una discussione, un confronto, ma in molte delle mie attività, compreso ultimamente anche Booksblog, mi sono ritrovato a riflettere sul ruolo degli editor e delle agenzie letterarie nella produzione letteraria contemporanea, vale a dire tutta quella sovrastruttura di mediazione che negli ultimi anni si è inserita tra l’autore e il mondo editoriale.
Che sia chiaro, questa sovrastruttura esiste da sempre nel mondo editoriale, ma negli ultimi anni il suo ruolo e il suo peso sembrano essere aumentati, con il rischio (tutto da valutare) di appiattire i linguaggi e le forme sui canoni dettati dal mercato e del successo.
Su questo argomento volevo segnalarvi gli interventi che si sono susseguiti sul blog letterario Il primo amore nell’ultimo periodo, interventi di Carla Benedetti, Dario Voltolini, Benedetta Centovalli e Vincenzo Latronico, che ragionano sul ruolo dell’editing nella letteratura contemporanea, soprattutto a partire dal caso Carver, i cui racconti, ripubblicati recentemente per la prima volta nella versione senza editing in “Principiante” (versione originale di Di che cosa parliamo quando parliamo d’amore), hanno sollevato un gran polverone.
Ma cosa ne pensate voi? Voi, lettori di booksblog, tra le cui fila si nascondono sicuramente sia editor, agenti e redattori editoriali, sia autori emergenti o già affermati, critici e, soprattutto avidi lettori; qual è la vostra opinione in proposito? Siete convinti che la mediazione editoriale di editor e affini sia una parte necessaria e arricchente del percorso di genesi e di nascita di un libro o, al contrario, pensate che sia un pericoloso atto di sottomissione dell’autore al mercato e di appiattimento qualitativo dei prodotti?
Foto | Flickr
Adso da Melk
29 lug 2009 - 20:53 - #1è il farenheit
d
30 lug 2009 - 13:19 - #2ci sono autori che ne hanno bisogno più di altri… Certo, si può dire che Carver sia un impostore :-)
Mr.Smog
30 lug 2009 - 15:09 - #3Secondo me gli editor e i redattori dovrebbero venire accreditati sulla quarta di copertina di ogni libro. Compare il traduttore, dovrebbero comparire anche gli altri che hanno messo mano al testo. Cavolo, nei titoli di coda di ogni film c’è anche il nome dell’ultimo degli assistenti dell’elettricista. Qualche casa editrice lo fa, ma la cosa non ha mai preso granché piede. Se non altro questo aiuterebbe ad avere un po’ più di trasparenza, si saprebbe quali sono gli autori più bisognosi e quali meno, quali sono gli editor bravi e quali no.