Debito di sangue, della canadese Tanya Huff, quinto e conclusivo romanzo della serie Blood Books, è da pochi giorni arrivato in libreria.
La serie è incentrata sulle vicende dell’investigatrice privata, ex-agente di polizia, Vicki Nelson. I co-protagonisti sono Henry Fitzroy, vampiro ultracentenario, figlio illegittimo di quello sciupafemmine di Enrico VIII, e Mike Celluci, detective della polizia di Toronto, ex-collega e amante di Vicki. Il mondo in cui si muovono i personaggi è quello tipico dell’urban fantasy, con creature soprannaturali (vampiri, lupi mannari, spettri, demoni… e anche una mummia), che si mescolano ad un’umanità spesso - ma non sempre - all’oscuro della loro esistenza. Dai Blood Books è stata tratta, un paio d’anni fa, una serie TV, trasmessa anche in Italia - Blood Ties - decisamente godibile (e consigliata).
Per quanto riguarda i libri, qualche elemento che non mi ha pienamente soddisfatta, invece, c’è. Intendiamoci, si tratta di romanzi assolutamente buoni che senz’altro meritano la fama che hanno…
Però, per quanto mi concerne, puntano, forse, un po’ troppo sull’aspetto investigativo. E un po’ meno sull’originalità dell’impianto urban fantasy e sullo sviluppo “creativo” delle vicende sentimentali, che pure sono alla base del ciclo. Il triangolo amoroso tra Vicky, Henry e Celluci - che avrebbe potuto essere esplosivo - resta, infatti, sempre un po’ blando. Ed anche il fascino del vampiro, che nella serie Tv è ben reso da un “intrigante” Kyle Schmid, nei libri, secondo me, raramente si mostra.
In questo quinto romanzo, in cui mi aspettavo un finale pirotecnico (non dettaglio la trama per non rivelare un elemento fondamentale del quarto libro), mi sono dovuta accontentare di un’indagine su un traffico di organi - “allertata” da uno spettro che ha cominciato a perseguitare Henry -, di un viaggio di migliaia di kilometri, tra Toronto e Vancouver, che avrebbe potuto essere strepitoso, data la “potenza” degli immensi spazi canadesi, e che invece mi ha emozionato molto poco, e di una serie di comportamenti (originati dall’evento chiave di cui sopra) che mi sono sembrati piuttosto ridicoli e forzati. Anche la parte investigativa, a dir la verità, non mi è sembrata un granchè…
Non che sia un brutto romanzo, tutt’altro. Solo che l’autrice, secondo me, non è riuscita a renderlo “memorabile”, come avrebbe potuto - dati gli eventi del quarto romanzo - e come avrebbe dovuto, considerando che era l’ultimo libro….
Resta, comunque, una serie interessante, che vale la pena di leggere… Consapevoli, però, che presenta qualche forzatura e difetta un po’ di pathos e momenti fortementi emozionanti.
Serie Blood Books aka Blood Ties aka ciclo di Vicki Nelson
+ Blood Bank, 2008, raccolta aggiuntiva di racconti (La banca del sangue, prevista per marzo 2010)
Tanya Huff
Debito di Sangue
Delos Books (collana Odissea Vampiri)
€ 15,90
Anna Proserpio
03 lug 2009 - 12:41 - #1Vi inoltro una mail di Gianfranco Viviani (Delos Books), in risposta ad una mia richiesta su eventuali future pubblicazioni di tanya Huff, chiarisce che dopo *Blood Debt* vedremo *Blood Bank*, a completare una serie che, malgrado alcuni difetti, risulta pur sempre godibile e ben strutturata e, soprattutto, un pò diversa dai numerosissimi *cloni* young adult - vampireschi pubblicati sulla scia del successo di Twilght.
“Buongiorno Anna,
certo che pubblicheremo Blood Bank, perché in questa antologia l’autrice
specifica, completa e a volte aggiunge nuove avventure di Vicky lasciate in
sospeso o appena accennate nei precedenti cinque libri. E oltretutto è una
antologia molto divertente.
E poi, tranquilla, perché nel 2010 cominceremo anche a pubblicare la Smokes
trilogy. E altro..”
Ayesha
03 lug 2009 - 14:05 - #2I racconti aggiuntivi di Blood Bank (scritti una decina d’anni dopo Debito di sangue) definiscono alcune cose, certo… ma, essendo racconti, ambientati un po’ nel passato e un po’ nel presente dei protagonisti, per quanto carini possano essere, non fanno da sostituto ad un romanzo - Debito di sangue - che avrebbe dovuto essere definitivamente esaustivo e “soddisfacente”… Comunque li leggeremo di sicuro. ^_^
Per quanto riguarda la Smoke Trilogy (Smoke and Shadows, Smoke and Mirrors, Smoke and Ashes), che è uno spin-off dei Blood Books e racconta le vicende soprannaturali, ambientate a Vancouver, di Henry e del suo ex-amante Tony, non so se mi piacerà, perchè sarà piuttosto forte la parte investigativa… e a me non fanno impazzire i gialli, anche se in salsa urban fantasy… Ad ogni modo, a suo tempo, ne parleremo di sicuro. :-)
Detto tra noi… secondo me - rimanendo in casa Delos - non c’è confronto tra Charlaine Harris e Tanya Huff… La Harris sta decisamente sopra.
A.F.
04 lug 2009 - 08:57 - #3Parere personale, ma secondo me la Harris sta ben al di sotto della Huff.
La serie di Sookie è piacevolissima, ma non ha ne il merito di essere particolarmente originale (perchè numerosi elementi sono stati presi paro paro da altre serie vampiriche più o meno famose -prima fra tutte quella di Anita Blake -) ne particolarmente “scritta bene” (spesso le trame sono esilissime e disorganiche, ed il fatto che la narrazione sia Sookie-centrica, cioè interamente narrata dal punto di vista della protagonista risulta alla lunga snervante, tanto che i comprimari ed i villain risultano non avere il minimo spessore).
Ecco, io questi problemi nei libri della Huff non li ho riscontrati.
Anna P.
04 lug 2009 - 21:03 - #4Quoto ogni singola parola di A.F. La Harris è una scrittrice piacevole e non si può negare che Sookie sia una protagonista ben caratterizzata e sufficiente a *tenere in piedi* la serie con la sua sola presenza, ma per dopo aver letto la Hamilton (la serie di Anita Blake), non risulta affatto originale.
La Huff, al contrario, è una ventata di aria fresca nel marasma di storie vampiresche le une uguali alle altre (vampiro-mutaforma-protagonista contesa) e piuttosto versatile pergiunta, con una vena sottilmente umoristica che fa sorridere il lettore.
Sebbene non stento a credere che vendite possano gratificare maggiormente la Harris (così come la Smith, la Cast), ritengo che la Huff sia un gradino sopra le suddette e indirizzata ad un target meno adolescenziale.
Ayesha
05 lug 2009 - 17:34 - #5No, non sono assolutamente d’accordo. Le due serie partono da presupposti diversi. La Huff usa l’urban fantasy come ambiente in cui sviluppare una storia investigativa. La Harris usa il pretesto “giallo” per far partire una storia urban fantasy. Quindi la Huff ha bisogno di una trama solida e autoconclusiva per ogni libro, perchè si tratta di gialli. La Harris, invece, non necessita di una trama investigativa forte, perchè gli elementi che vuole porre in primo piano sono il costruirsi pulsante di un mondo urban fantasy che, libro dopo libro, cresce e si mostra in nuove sfaccettature + una serie di rapporti che, esattamente come il mondo creato, si evolve volume dopo volume.
Nella Huff ogni romanzo contiene una nuova creatura soprannaturale che, finita l’indagine, non ricompare - aggiungendosi - in quello successivo. Il suo mondo urban fantasy non cresce. E così i rapporti. Non si evolvono. O meglio, non li vediamo evolversi. Ci viene detto, in modo piatto, che le cose stanno in un determinato modo, e così è. Punto e basta.
Queste sono alcune delle differenze fondamentali tra le due autrici, secondo me. E la fantasia io la vedo molto più presente nella Harris, rispetto alla Huff. E questo anche se la prima si ispira alla Hamilton (come la simpatica Kim Harrison); perchè, comunque, l’autrice riesce a creare un mondo totalmente diverso, con personaggi, rapporti, atmosfere che nulla hanno a che vedere con lei. Ispirarsi ad un’autrice non mi viene da dire che corrisponda a mancanza di fantasia, se poi si riesce a creare qualcosa di diverso.
La Huff, invece, secondo me, non possiede grande originalità. Lei segue il canovaccio tipico dei gialli. E poco importa che ci siano lupi mannari o una mummia. La trama resta assolutamente statica e classica.
Nessuno dice che la Harris scriva capolavori (la Rice, in ambito vampirico, secondo me, resta tuttora insuperata), ma di sicuro crea storie più mobili. Ed anche più coinvolgenti. Alla fine dei suoi romanzi sei curiosa di sapere cosa succederà nei prossimi, perchè sai che quel mondo + i rapporti scopriranno nuovi tasselli e proseguiranno in un percorso non statico. Nella Huff… questo stimolo non c’è. Sappiamo già che nel prossimo romanzo ci sarà una nuova avventura totalmente scollegata alla precedente. Con l’unico filo conduttore debolmente costituito dal rapporto tra i 3 protagonisti. E qui, la Huff crolla completamente. Perchè pur volendo rendere importanti le relazioni erotico-sentimentali tra i personaggi, non è “stilisticamente” in grado di farlo. Cosa che, invece, alla Harris riesce benissimo… Vogliamo mettere il rapporto Sookie-Bill-Eric con quello tra Vicky, Henry e Celluci? A me viene proprio da dire di no… :-p
Anna P.
12 lug 2009 - 20:26 - #6Io mi trovo totalmente in disaccordo con te Ayesha ^^” De gustibus… si sa.
La Huff ha uno stile narrativo più datato e lento, ma non per questo meno valido della Harris. Quest’ultima, infatti, crea sempre trame incrociate che non riescono ad armonizzarsi perchè il giallo segue una strada (ed è davvero poco ispirato ^^”)e la storia più propriamente rosa un binario parallelo… da cui deriva una trama disorganica e mai pienamente soddisfacente.
La Harris ha un grosso difetto, come del resto la Hamilton, a mio avviso. Focalizza tutta la storia sul personaggio della protagonista femminile e sulle sue relazioni, per cui assistiamo ad un avvicendarsi di partner e amanti per la serie ” tutti la vogliono tutti la cercano.”
Certo che poi il suo modo di scrivere della Harris si diversifica dalla Hamilton, ma per quanto mi riguarda, al di là del risvolto erotico-commerciale preso dalla serie di Anita dall’ottavo volume in poi, la Hamilton non ha niente da invidiare alla Harris. Anzi.
Kim Harrison è simpatica, ma nulla di più. Il primo libro, fino alla metà, è largamente introduttivo, si rivela di una noia mortale. Si risolleva dalla metà in avanti, quando fa il suo ingresso in scena un villain interessante. Rachel richiama vagamente il personaggio di Anita, ma neanche poi tanto. E’ decisamente più femminista, imbranata e femminile della Blake… e perfino più simpatica.
Per quanto mi riguarda trovo assai più stimolante la Huff e assai più erotico il triangolo Mike-Henry-Vicky. *__*
Bill è talmente piatto e insulso come personaggio che ho subito pensato che la sua relazione con Sookie avesse i giorni contati e mi sono perfino chiesta se non fosse stata precisa intenzione dell’autrice renderlo così poco accattivante in vista dell’entrata in scena di Eric. Comunque non riesco a pensare ad un triangolo :P Bill non è in grado di reggere il ruolo…
Il triangolo della Huff è assai più realistico e sfaccettato, ma come ho detto sopra, de gustibus…
Ayesha
20 lug 2009 - 23:13 - #7E’ vero, de gustibus… :-D
Penso che io continuerò ad apprezzare (senza strapparmi i capelli, sia chiaro :-D) la Harris e tu la Huff… ^_^
Però su una cosa siamo d’accordo. In effetti, anche secondo me il personaggio di Bill è stato concepito in un determinato modo (facci caso, non c’è mai quando Sookie ha bisogno) proprio per non farlo apprezzare troppo dalle lettrici, in modo da poter essere scalzato agevolmente da Eric…
D’altronde Eric sta “uscendo” veramente coi fiocchi. Ti dirò che la mia curiosità per i libri successivi, riguarda soprattutto lui… ^_^