Gli scrittori chiedono alla SIAE più tutela sul web

Il logo della SIAEIl rapporto con la SIAE – sia da parte degli editori che degli autori – è sempre complesso. C'è chi ritiene che sia utile, c'è chi pensa che la SIAE non serva a nulla, c'è chi è altalenante nel giudizio. In questi giorni, comunque, gli scrittori si sono incontrati con il presidente della SIAE, Giorgio Assumma, e il direttore generale, Domenico Caridi, per chiedere maggiore tutela agli scrittori nello scenario digitale, assistenza nella negoziazione con gli editori, contrassegno SIAE obbligatorio sulle opere librarie e sulle versioni digitali delle stesse, per contrastare la pirateria, oltre a specifiche forme di previdenza e assistenza sanitaria alla categoria ricorrendo a parte dei proventi relativi alle fotocopie di opere librarie e al prestito bibliotecario. È allo studio anche una forma per identificare ogni singola copia di un libro che circola in internet.

Non nego che la SIAE possa essere utile, però ritengo che arroccarsi su alcune posizioni non serva a nulla e generi solo confusione. Il benedetto bollino ne è una dimostrazione: nessuno sa se sia obbligatorio o meno. Proprio ieri ho parlato al telefono con un dipendente della SIAE per sapere se apporre o meno i bollini sui libri che pubblico e il tipo candidamente mi ha detto che di questa cosa nessuno ne sa niente e quindi posso agire come meglio credo.

Invece di introdurre nuove forme di controllo (che, per carità!, possono essere utili) non sarebbe forse il caso di fare un po' di chiarezza nella normativa? L'idea, a volte, è che, come direbbe Benigni, è tutto un magna magna.

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