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La parrucca di Mozart di Lorenzo Cherubini e il declino di Einaudi

Pubblicato: 05 giu 2009 da Andrea Coccia

La parrucca di Mozart di Lorenzo Cherubini e il declino di Einaudi Esce i questi giorni, nella collana SuperET di Einaudi, il nuovo libro di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, dal titolo La parrucca di Mozart, dedicato al grande compositore austriaco Wolfgang Amadeus Mozart.

L’uscita di un libro come questo, di cui, ci tengo a precisare, non ho letto che la quarta di copertina e di cui non intendo leggere altro, mi porta sempre di più a pensare con nostalgia ai bei tempi dell’Einaudi, quando a scegliere le uscite erano personalità del calibro di Calvino, Vittorini, Natalia Ginzburg, Pavese, quando a capo delle case editrici c’erano gli intellettuali e non gli addetti al marketing.

Perchè una cosa è certa, se una casa editrice si rifuta di pubblicare un libro di un mostro sacro della letteratura come Saramago (e per giunta per motivi politici) e pubblica libri di cantanti pop dalle facili vendite, significa che l’idea alla base delle scelte edioriali non è più la cultura, ma il marketing. Non lo dico né con cattiveria né giusto per fare polemica (nulla ho contro Lorenzo, ci mancherebbe), lo dico semplicemente con un dispiacere pari all’amore che ho nutrito per una casa editrice che non solo ha fatto la storia dell’Italia, ma ha fatto anche la mia.

Jovanotti
La parrucca di Mozart
Einaudi
euro 15,50

Via | Fullsong.it

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15 commenti

Commenti dei lettori

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  • daniele72

    05 giu 2009 - 13:17 - #1
    -2 punti
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    bella superpippa, prima di commentare pero’ leggiamoli sti libri

  • Profilo di stizo

    stizo

    05 giu 2009 - 13:47 - #2
    -2 punti
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    a me il suo primo libro “il grande bo” e’ piaciuto, non so se questo lo compreró ma il titolo mi incuriosisce, e poi, vabe’ che e’ un cantante POP ma scrive dei gran bei testi

  • Malì

    05 giu 2009 - 13:49 - #3
    4 punti
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    Colgo perfettamente il senso di questo post e, pur comprendendo il momento di crisi nel settore dell’editoria e le conseguenti scelte dettate da ciò, non posso che condividere questa tua “maliconia” per il carattere che Einaudi ha a lungo mostrato.

  • Profilo di DaniB

    DaniB

    05 giu 2009 - 13:58 - #4
    2 punti
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    cari daniele e stizo, l’articolo (ed è abbastanza chiaro) non è contro jovanotti in sè quanto contro il fatto che sulla bilancia da una parte abbiamo saramago (rifiutato) e jovanotti (accettato, ma potrebbe essere anche qualcun’altro) che poi jovanotti scriva dei bellissimi testi nessuno lo nega, ma dire di no a saramago (per politica poi!) non sta nè in cielo nè in terra

  • Profilo di Mr.Smog

    Mr.Smog

    05 giu 2009 - 14:46 - #5
    1 punto
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    «… quando a scegliere le uscite erano personalità del calibro di Calvino, Vittorini, Natalia Ginzburg, Pavese.»

    Condivido completamente questa nostalgia.
    In effetti le cose oggi son cambiate e non di poco.

  • Berno

    05 giu 2009 - 14:58 - #6
    -3 punti
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    Evidentemente vendono più questo che Saramago, sono un’azienda, cercano di fare profitto.
    Comunque anche a me non è piaciuta la critica senza aver letto il libro, perché niente impedisce che questo sia meglio di quello di Saramago rifiutato (con tutto il rispetto per entrambi gli autori).

  • Profilo di leblanc

    leblanc

    05 giu 2009 - 15:37 - #7
    1 punto
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    tengo a precisare che io non ho criticato il libro di jovanotti, che non ho letto e che quindi non posso criticare, e che non leggerò non perchè lo ritengo indegno, ma semplicemente perchè non mi interessa… la mia critica è rivolta semplicemente alla casa editrice, se questo non si capisce mi dispiace…
    andrea

  • eleonoras82

    05 giu 2009 - 16:01 - #8
    -1 punto
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    io non penso che sia così scandaloso che le scelte editoriali siano fatte in funzione del marketing, anche perchè una casa editrice è anche un’azienda. scusate, voi pensate che dietro ad einaudi non ci sia e non ci sia mai stato marketing?

  • Profilo di leblanc

    leblanc

    05 giu 2009 - 16:05 - #9
    1 punto
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    forse hai ragione, non è scandaloso, ma non può che lasciarmi un profondo senso di amarezza… in ogni caso, il marketing che guidava le scelte editoriali della vecchia einaudi era legato alla qualità letteraria, non ne prendeva il posto… dopodiché, ripeto, non mi dispiace affatto che einaudi pubblichi Jovanotti, ma che si rifuti di pubblicare Saramago lo trovo un affronto verso i lettori (anche perchè Saramago non è uno scrittore esattamente di nicchia, ma fa anche vendere un sacco)…
    andrea

  • Profilo di Mr.Smog

    Mr.Smog

    05 giu 2009 - 16:42 - #10
    0 punti
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    Chiedo scusa, ma qua il marketing non c’entra proprio un bel nulla.

    Saramago è un Nobel che, piaccia o non piaccia, ha venduto e continua a vendere milioni di copie in tutto il mondo. Molto di più di quanto vederà mai il buon Lorenzo Jovanotti Cherubini (con i libri, s’intende, e per inciso aggiungo che io adoro i suoi dischi). È quindi un buon affare per una casa editrice pubblicare Saramago, e questo è un fatto. Non è stato pubblicato perché ha criticato Silvio Berlusconi, e questo è noto.

    Quindi qua non si sta parlando di marketing e non si sta parlando di copie vendute. Si parla dell’integrità dei redattori e dei capiredattori delle case editrici. E di come una volta a svolgere queste mansioni stavano personaggi noti e apprezzati come per esempio Italo Calvino, e oggi, invece, persone dalla dubbia dalla competenza.

    E questo è triste. Ecco di cosa si parla.

  • Profilo di gersk

    gersk

    05 giu 2009 - 17:50 - #11
    1 punto
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    Condivido sia la malinconia, sia la consapevolezza che una casa editrice è prima di tutto un’azienda.
    Credo sia proprio questo il punto. Un’impresa (editoriale o altro) oggi per raggiungere il suo scopo deve avere come primo assoluto obiettivo il profitto. Altrimenti si fa la fine della vecchia Einaudi (che amavo tanto, beninteso).

    Detto questo, si deve osservare che proprio il mondo che ci obbliga al profitto ci dà anche possibilità di comunicazione di pubblicazione sterminate: noi ora stiamo pubblicando e potenzialmente siamo leggibili da chiunque. E ora vado su Amazon e mi compro il libro di Saramago in inglese, presto magari anche in digitale.

    Rispetto alla vecchia Einaudi, è il mondo che è completamente diverso, con i suoi vantaggi e svantaggi. Le case editrici di una volta non ci sono più. Soprattutto in Italia.

    La scelta ‘politica’ di non pubblicare Saramago è invece altra cosa dall’editoria. Ma ricordiamoci che anche Giulio Einaudi, Calvino, Vittorini & Co. attuavano scelte politiche quando pubblicavano alcuni autori invece di altri. Solo che erano scelte di segno e spessore molto diverso.

    E’ un bell’argomento di discussione, del quale ringrazio l’autore del post.

  • Profilo di leblanc

    leblanc

    05 giu 2009 - 18:00 - #12
    0 punti
    Up Down

    mi fa piacere che il dibattito che ho scatenato con questo post interessi a qualcuno… grazie del tuo contributo gersk, soprattutto perchè sottolinei la complessità del problema che non è fatto (come tutto d’altronde) di netti contrasti bianco-nero, ma che ha al suo interno moltissime sfumature…

  • lorenzo Cherubini

    07 giu 2009 - 13:48 - #13
    1 punto
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    vi ringrazio per l’attenzione che avete dedicato a questo mio libretto.
    vorrei solo dire che “la parrucca di mozart” è un piccolo libro che non penso sbancherà il mercato o aggiungerà all’einaudi qualcosa,magari anzi qualcosa toglierà,come si legge dal post di questo bolg.E’ un libretto d’opera fatto per i ragazzini e fa parte di un progetto più ampio legato alla didattica musicale e teatrale.Einaudi ha saputo cha avevo scritto questa cosa perchè era nel mio sito e mi ha chiesto di pubblicarla e incontrando le persone che lavorano nella casa editrice ho conosciuto persone appassionate del loro lavoro e della storia,che sono i primi a voler difendere.Ho trovato gente orgogliosa di far parte di questa eredità e impegnate seriamente nel portarla avanti con rispetto e anche un bel “senso dell’impresa”.Riguardo alla vicenda saramago sono rimasto colpito anche io ma devo ammeterlo,preferisco sempre le posizione chiare a quelle ambigue e mi sembra che in einaudi siano stati perlomeno onesti nel dichiarare il loro imbarazzo.
    ciò non toglie che se attraverso questo mio libro un ragazzino di 12 anni scoprisse l’esistenza della storia einaudi io sarei già contento.
    grazie
    lorè
    +

  • C.

    21 giu 2009 - 15:11 - #14
    -1 punto
    Up Down

    Come ho già scritto in calce all’intervista a Saramago, il gruppo editoriale che fa capo a Berlusconi ha pubblicato Casarini, Wu Ming, Prosperi, D’Alema… tutti filoberlusconiani? Lo stesso Jovanotti non mi pare proprio un devoto del PdL! Non vi sorge il dubbio che il libro di Saramago possa essere poco interessante o troppo costoso in rapporto alle vendite previste o altro?
    Poi, mi stupisce questo pregiudizio: il curriculum di Saramago è più prestigioso di quello di Jovanotti, ma senza aver letto i libri siamo così sicuri della distanza? Beati voi che sapete riconoscere un buon libro dalla quarta di copertina: io fidandomi di un nome ho letto porcherie immonde e, dall’altra parte, andando a istinto ho apprezzato splendidi libri di autori sconosciuti.

  • isabos

    05 ago 2009 - 07:52 - #15
    0 punti
    Up Down

    Ci sono cantanti e cantanti… il libro lo ho avuto fra le mani per caso girando in libreria e quasi lo ho divorato. Credo che possa essere paragonato a Le Petite Prince.

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