Un libro magico: Neve di Maxence Fermine

Copertina del libro Neve di Maxence FermineIn tempi di caldo come questi giorni, un libro fresco può far piacere. E il fresco si riferisce sia all'argomento – la neve – che al modo in cui è scritto. Sto parlando di Neve di Maxence Fermine. Va detto subito che è un libro che non ammette mezze misure: o piace o non piace. A me, per esempio, è piaciuto moltissimo. La storia in sé è semplice e classica: l'innamoramento e l'amore. Innamoramento per la poesia, prima, e per una donna, poi. Amore per la neve candida, prima, e per i colori, poi. Ma non è tanto il cosa che attira l'attenzione, quanto il come.

Dal sapore forse un po' troppo new age con alcune risposte pre-confezionate, Neve ha però il vantaggio, secondo me, di far esercitare la fantasia del lettore dal momento che molte situazioni, ambienti, misteri sono accennati e lasciati all'intuizione di chi legge.

Neve è il primo romanzo di Maxence Fermine, scrittore francese del 1968, che è vissuto tra Grenoble, Parigi, in Tunisia e ora vive in Haute-Savoie. Dopo il salto un piccolo florilegio tratto dal libro, così potrete valutare autonomamente se si tratta di un libro che incontra i vostri gusti.


  • Yuko Akita aveva due passioni. L'haiku. E la neve. La neve è una poesia. Una poesia che cade dalle nuvole in fiocchi bianchi e leggeri. Questa poesia arriva dalle labbra del cielo, dalla mano di Dio. Ha un nome. Un nome di un candore smagliante. Neve.
  • “Padre”, disse il mattino del suo compleanno, in riva al fiume argentato, “voglio diventare poeta”. “La poesia non è un mestiere. È un passatempo. Le poesie sono acqua che scorre. Come questo fiume”. “È esattamente quello che voglio fare. Imparare a guardare il tempo che scorre”.
  • “Cos'è la poesia?” domandò il monaco. “È un mistero ineffabile”, rispose Yuko. Un mattino, il rumore della brocca dell'acqua che si spacca fa germogliare nella testa una goccia di poesia, risveglia l'animo e gli ocnferisce la sua bellezza. È il momento di dire l'indicibile. È il momento di viaggiare senza muoversi. È il momento di diventare poeti. Non abbellire niente. Non parlare. Guardare e scrivere. Con poche parole. Diciassette parole. Un haiku. Un mattino, ci si sveglia. È il momento di ritirasi dal mondo, per meglio sbalordirsene. Un mattino, si prende il tempo per guardarsi vivere.
  • “È lui il maestro del colore?” domandò Yuko. “Sì, è Soseki, il grande pittore Soseki”. “Ma è... i suoi occhi...” “Sì”, disse Horoshi. “Il mio padrone è cieco”.
  • Era una funambola, e la sua vita seguiva una sola linea. Retta.
  • Il difficile, per il poeta, è rimanere costantemente su quel filo che è la scrittura, vivere ogni ora della vita all'altezza del proprio sogno, non scendere mai, neppure per qualche istante, dalla corda dell'immaginazione.


  • E si amarono l'un l'altro sospesi su un filo di neve.

Maxence Fermine
Neve
Bompiani, 2008
133 pp, euro 12
[edizione illustrata]

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