Canada, di Richard Ford

L'incipit di Canada di Richard Ford, appena uscito per Feltrinelli, è veramente scritto bene.

«Prima di tutto parlerò della rapina commessa dai nostri genitori. Poi degli omicidi, che avvennero più tardi. La rapina è la più importante, perché fece prendere alla mia vita e a quella di mia sorella le strade che da ultimo avrebbero seguito. Non si capirebbe nulla della storia se prima non si parlasse di questo».

Questo è l’incipit di Canada, l’ultimo libro di Richard Ford (appena uscito per Feltrinelli), che vale tutto il romanzo – che sta allo stesso livello di Sportswriter e Il giorno dell’indipendenza –, la storia infatti è racchiusa in queste poche righe scritte maledettamente bene.

Di solito ci immaginiamo i banditi sempre attraverso il consueto stereotipo. Qui invece abbiamo subito l’impressione che si tratta di gente comune che diventa fuorilegge. Il che pone una serie di interrogativi. Quando si finisce di essere brava gente e si diventa malviventi? Perché una famiglia come le altre deve fare una cosa del genere? Per capirne i motivi bisogna andare un po’ più in là con la storia.

Benché non abbia grossi problemi, la coppia non è bene assortita: lui, Bev, alto, a suo modo bello e fiero di essere un aviatore del sud; lei, Neeva, non è bella, è «piccolina, occhialuta e con una zazzera ribelle di capelli castani», ma ha il fascino delle persone inquiete che avrebbero voluto fare altro nella vita e non ci sono mai riuscite. Sono due mondi distanti che si incontrano sempre meno.

Il lavoro di Bev costringe la famiglia a continui traslochi e trasferimenti. L’ultimo dei quali è a Great Falls, nel Montana, una cittadina a pochi passi dal Canada, dove però Bev viene costretto a congedarsi quando viene beccato in un traffico di carne.

La pensione è quel che è, e Great Falls negli anni Sessanta non dà molte possibilità di socializzare. I ragazzi se la cavano piuttosto bene a scuola e Neeva – che non vuole socializzare con nessun abitante del luogo – riesce anche a trovare un posticino come insegnante.

Tuttavia Bev non trova pace e, tra un lavoro e l’altro – tutti tentativi falliti –, ricomincia con i suoi traffici con la carne. Bev ha un accordo con gli indiani del luogo, che rubano la carne, e Bev non deve fare altro che rivenderla alla sua vecchia caserma o a un addetto di colore alle ferrovie. Le contrattazioni vanno avanti per un bel pezzo, l’addetto di colore paga Bev e Bev se la vede con gli indiani, non per altro ma perché tra le persone di colore e gli indiani non scorre buon sangue.

Ma poi arriva l’intoppo e Bev si ritrova a vedersela con gli indiani, da solo. È perciò che decide di compiere una rapina. Tuttavia finora non è chiaro perché Neeva debba parteciparvi. La verità è che Bev ha bisogno di un complice, e vorrebbe portarsi suo figlio, ma Neeva a questo punto si mette in mezzo e così marito e moglie pianificano e mettono in atto una rapina che finirà nel peggior modo possibile.

Ed è qui che si valica quel confine labilissimo di cui sopra? O forse un attimo primo? O magari un attimo? Quel che è certo è i figli contro quel confine ci vanno a sbattere e la loro vita prende altre direzioni. È Dell, il figlio, ora professore all'università, non a caso a raccontare come sono andati i fatti e le nuove strade che le loro vite hanno intrapreso in quell'America degli anni Sessanta.

Canada
Richard Ford

Traduzione: Vincenzo Mantovani
Pagine: 432
Prezzo: Euro 19

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