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Un saggio su appetito, cultura e psicologia del cibo

Pubblicato: 16 mag 2009 da Roberto Russo

Copertina del libro Come mangiamo di Leon RappoportLeon Rappoport è docente di psicologia della Kansas State University e da anni si dedica allo studio delle abitudini alimentari. In questa veste ha pubblicato nel 2003 il libro How We Eat che troviamo in italiano con il titolo Come mangiamo. Appetito, cultura e psicologia del cibo per i tipi della Ponte alle Grazie e con la traduzione di Massenzio Taborelli. Si tratta di un libro interessante e utile per raggiungere una consapevolezza critica delle proprie abitudini alimentari. L’idea guida del libro è che il “cibo veicoli profondi significati sociopsicologici, e che la nostra condotta alimentare rappresenti una modalità rilevante del nostro stare al mondo” (pag. 9). In otto capitoli Rappoport, quindi, passa in rassegna i vari aspetti dell’alimentazione, quali, ad esempio “i processi psicologici e culturali che hanno spinto dai miti a McDonald’s e dal crudo al cotto” (cap. 1), “disordini alimentari e stravaganze” (cap. 3), “i sistemi di credenze fondati sull’edonismo, sul nutrizionismo e sullo spiritualismo, e gli usi sociopolitici del cibo (cap. 4) e via dicendo.

Particolamente interessanti ho trovato due capitoli: “Si è quel che si mangia” (cap. 2) e “Le scarpine allo champagne, la difesa Twinkie e le diete da Macho” (cap. 6), nel quale si analizza il rapporto tra il sesso e il cibo. Riporto alcuni passaggi dei due capitoli.

“Che vi piaccia o no, il modo in cui mangiamo è strettamente correlato a ciò che siamo o vogliamo diventare. Di fatto, è la presentazione privata e pubblica di noi stessi attraverso il cibo, giacché, per quanto attiene al temperamento, i significati del cibo sono ubiqui e spesso paradossali, nel senso che sono rivolti sia all’interno sia all’esterno. Possiamo cioè mangiare in maniere che mirano a soddisfare necessità interne e personali, oppure sono destinate a produrre un’impressione negli altri. Il nostro comportamento alimentare può quindi essere intimo e velato (alcuni mangiano come davvero desiderano solo quando non c’è nessuno ad osservarli) oppure, come l’abbigliamento, può far parte della immagine sociale che noi stessi costruiamo” (dal capitolo 2, pg. 52)

“Per quanto riguarda la relazione fra sesso e cibo, ciò che fin dal principio risulta più evidente – anche se pochi (eccetto i freudiani) vi pongono specifica attenzione – è il fatto che, tolti cibi, bevande, e altri pacificatori orali accessori come le sigarette, le pipe e le gomme da masticare, le uniche cose che siamo disposti a mettere in bocca sono certe parti del corpo dei nostri partner sessuali […] In un focoso atto sessuale i partner si consumano l’un l’altro, in senso quasi letterale. È forse per questo che si dice che gli sposi ‘consumano’ il matrimonio. Prima di questa suprema consumazione, però, molte coppie attraversano una meno frenetica fase di conoscenza reciproca, che quasi sempre comprende anche la condivisione del desco” (dal capitolo 6, pagg. 172-173).

Come si diceva più sopra, un libro interessante per prendere coscienza del nostro rapporto con il cibo. Forse si tratta di un testo un po’ troppo “americano” e nell’edizione italiana un breve saggio su alcuni aspetti socio-culturali della nostra tradizione culinaria non ci sarebbe stato male. Oltre a una copertina meno triste.

Leon Rappoport
Come mangiamo.
Appetito, cultura e psicologia del cibo

Ponte alle Grazie, Milano 2003
pp. 233, euro 13,50

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