Ho letto il libro ‘Monteverde’ di Gianfranco Franchi (Castelvecchi) in un luogo ideale: sul bus semivuoto, tornando dal lavoro a sera inoltrata. Durante la mia lettura la vettura Atac che mi portava a casa attraversava infatti proprio il quartiere descritto nel suo romanzo, consentendomi una sorta di esperienza ‘parallela’ vita-finzione.
Per chi non fosse pratico di Roma, Monteverde è un quartiere mediamente ‘bene’ della città. Un quartiere borghese, diciamo, a metà, anche fisicamente, fra il ricco centro e il più popolare Portuense. E proprio questa vita ‘media’ ha vissuto, fino all’adolescenza, il protagonista del romanzo, che racconta una storia che potrebbe essere quella di tutti, o almeno di noi diventati ‘precari’ lavorativi e sentimentali.
La prima impressione è comunque che dietro le sfortune del protagonista si nasconda un’ironia pirandelliana che ti fa mettere a ridere prima che tu te ne accorga. E ti fa sentire un’infame, perchè le sue sfighe sono dure, e plausibilissime. E tu ti consoli delle tue, leggendo le sue.
Come quando una brillante carriera di arbitro viene stroncata dal rifiuto del protagonista a farsi guardare mentre fa la doccia dal sovrintendente che doveva giudicarne le prestazioni in campo. O gli viene una crisi di nervi - causa di licenziamento - dopo mesi di lavoro come ‘inseritore notturno’ di rassegna stampa, quando la collega raccomandata lo tratta come un escremento subumano. O come quando gli capita di essere costretto sgobbare a consegnare i giornali per cui scrive, semigratis, scaricando pacchi da un camion che gira faticosamente fra le stradine del quartiere.
E poi, chi di noi non ha mai pensato - passando alla precarietà sentimentale - che un amore che finisce si racchiude nella sindrome del sabato-stiamo-a-casa-vediamo-un-dvd (magari ci scappa un po’ di sesso)? O che quella volta che ti sei innamorato davvero, come succede a lui, sei condannato al bianco, flash della mente, luce che ha avvolto i momenti perfetti che hai vissuto e che ora puoi solamente tentare di rievocare, perchè tutto è finito?
Per il resto, ogni volta che passo da Monteverde guardo qualche tetto, in alto, tentando di immaginare quale sia, tra le tante, la mitica mansardina dove forse vive ancora l’autore, dove ha dato il suo primo bacio, dove ha passato la sua prima sega a scuola. E mi convincodi aver fatto una buona pubblicità al libro, pur ai pochi passeggeri presenti con me sul bus, visto i sorrisi che mi si sono stampati in faccia varie volte durante la lettura.
Gianfranco Franchi
Monteverde
Castelvecchi
12 euro
zoon
23 mag 2009 - 14:36 - #1conosco gianfranco, e so che scrive davvero bene di cose della vita minuta con dietro, però, una vasta impalcatura “ideologica” che gli fa onore. lui, non è uno che si accontenta o lascia vivere, ha davvero l’onore dei pensieri.
Sergio Sozi
27 mag 2009 - 16:10 - #2Salve a tutti,
chi volesse sapere cosa ne penso dell’ultimo di Gianfranco puo’ andare su Lankelot, dove e’ presente anche la mia modesta recensione di ”Monteverde”.
Saluti Cari
Sergio Sozi