Rosa Malcontenta, otto domande all'autore Aldo Dalla Vecchia

Dopo aver letto il suo libro ci è venuta voglia di approfondire, ed ecco il frutto delle domande che abbiamo posto al Dalla Vecchia.

Aldo Dalla Vecchia è già apparso sulle pagine di booksblog qualche tempo fa, in qualità di autore di un libro dalla storia interessante e complicata. Ed è proprio tra le righe di "Rosa Malcontenta" che siamo partiti per inoltrarci nelle maglie di una prima avventura letteraria che valeva davvero la pena di essere raccontata.

La genesi di Rosa Malcontenta: com’è nata la storia di questa donna così semplice ma allo stesso tempo tanto forte?
Rosa Malcontenta è nata nel corso di tre estati consecutive: 1995, 1996 e 1997. La storia evidentemente ce l’avevo in mente già da tempo, perché la prima stesura l’ho scritta di getto, a penna, in pochissime ore. Ho lasciato “riposare” il manoscritto qualche giorno, per poi riprenderlo subito in mano. Ho continuato a limarlo, perfezionarlo, correggerlo per tutta l’estate, e così nei due anni successivi, nel tempo che mi era rimasto libero dal lavoro. Ricordo che le stesure successive le scrissi con il mio primo computer. Alla fine, quando il risultato mi convinceva del tutto, ho riscritto la storia un’ultima volta completamente a penna.

L’atmosfera genuina e familiare della provincia italiana, con le sue gioie e le sue piccole grettezze: anatomia di un panorama che ci portiamo dentro un po’ tutti.
In effetti credo che Rosa sia un personaggio universale, nel quale tutti ci possiamo riconoscere e rispecchiare: le sue piccole e grandi gioie, i suoi piccoli e grandi dolori, sono quelli di ciascuno di noi. Il romanzo è ambientato nella profonda provincia veneta degli Anni Sessanta e Settanta, ma potrebbe svolgersi ovunque, e in qualsiasi epoca: le dinamiche delle relazioni sono sempre le stesse.

Qual è lo spazio personale che si riflette nei personaggi e nei luoghi?
Il Veneto che racconto, quello di 30-40 anni fa, colpito e in qualche modo affondato dal “boom” economico, è quello nel quale io sono cresciuto quand’ero bambino e, più tardi, adolescente; in questo senso i colori, i sapori, gli odori di Rosa Malcontenta sono i miei.

La cultura cinematografica italiana e il meccanismo delle somiglianze. Un’abitudine nostrana che il libro riprende in più punti.
Insieme alla scrittura, il cinema è l’altro mio grande amore. La mia generazione, quella di chi adesso ha fra i 40 e i 50 anni, è l’ultima cresciuta con la tradizione del grande cinema del lunedì sera di Rai Uno, che allora si chiamava Rete 1: tutti i classici della Hollywood degli anni d’oro (e non solo), proposti una volta la settimana in un piccolo schermo che allora era ancora in bianco e nero. Con queste premesse era naturale che la cultura cinematografica facesse parte di me, e infatti ancora oggi continuo a rivedere i grandi film della storia del cinema. Qual è il mio regista preferito? Billy Wilder.

La fertile imprenditoria del Nordest, che nutre piccole fortune, saghe familiari e invidie.
Ha ragione, ma gli schemi, se ci pensa, sono gli stessi alla base di Dallas, Dynasty, Falcon Crest, I peccatori di Peyton Place… In realtà in questo modo possiamo risalire ad Adamo ed Eva e Caino e Abele…

Una storia femminile che sembra fatta apposta per il teatro…
Infatti quando Stefano Fiorentino, regista, attore e anima del Teatro Studio Frigia Cinque di Milano, lesse il romanzo tre anni fa, mi chiese subito di ricavarne un monologo teatrale. "Rosa Malcontenta", la pièce, è andata in scena a Milano per due stagioni consecutive, nel 2012 e nel 2013, registrando sempre il tutto esaurito, e adesso, dopo la pubblicazione del libro, si pensa addirittura di portarla in tour nei teatri d’Italia.

La notorietà del web e la vicenda di un libro che si è creato la sua fama nel crogiolo della rete, per poi trasformarsi in carta.
Quando avevo ultimato il romanzo, e siamo alla fine degli Anni Novanta, lo mandai veramente a tutte le case editrici possibili e immaginabili, con nessun risultato. Così, decisi di aprirmi da me un sito Internet dedicato, nel quale mettevo ogni giorno un nuovo capitolo del romanzo, come se fosse una saga a puntate pubblicata su un giornale popolare. E anche se allora, anno 2000, eravamo all’alba dei blog e del boom del web, i risultati furono più che incoraggianti: oltre 20 mila visite in poche settimane, e una quantità di articoli e recensioni sulla stampa nazionale.

Il bel sogno del primo libro: un distillato di attese che a volte fanno giri incredibili e alla fine premiano.
Sembra incredibile, ma è proprio così. Alla fine il libro, nella sua versione di carta, è uscito 16 anni dopo essere stato ultimato. Prima è stato un caso online, poi uno spettacolo teatrale di successo, e infine un bel libro di carta, come quelli che piacciono a me, dato che sono un lettore vorace e onnivoro. Grazie al premio letterario In Primis, patrocinato dalla Banca di Cherasco, e grazie a quel bando di concorso che avevo trovato e ritagliato un giorno di maggio del 2012 su “La Stampa” di Torino, ho potuto realizzare il mio sogno. Non è passato nemmeno un anno da allora, e Rosa Malcontenta ha appena iniziato la sua vita di carta, che io mi auguro naturalmente lunghissima, in tutte le librerie d’Italia. Evviva!

Nell'immagine collage costituito da un ritratto dell'intervistato e da un particolare della locandina dello spettacolo teatrale tratto dal suo libro.

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