NAPULITANATA, la poesia di Salvatore Di Giacomo al complesso di Santa Chiara a Napoli

Il nonno materno insegnava al Conservatorio di San Pietro a Maiella, ed è poco lontano da li, nel chiostro maiolicato del Complesso di Santa Chiara, che il nipote Salvatore Di Giacomo, fertile penna e miniera di testi per l'epoca d'oro della canzone partenopea, amava recarsi in cerca di ispirazione. Nell'anniversario della morte del poeta e per celebrare una figura fondamentale del panorama culturale italiano, foriera di tanti capolavori, l'associazione culturale Nartea ha organizzato “NAPULITANATA... ovvero, ti racconto Salvatore di Giacomo”, una visita guidata, prevista per sabato 6 Aprile 2013.



Appuntamento alle 18:30 presso il Complesso Museale di Santa Chiara per assaporare il cuore della Napoli più vera, in un dedalo di incroci brulicanti ancora scanditi dalle belle frasi di Di Giacomo.

Napoli non è fatta solo di strade, di vicoli e palazzi, di chiese e di monumenti...Napoli è fatta di note, di poesie, di semplicità e colore e nel 1860 nacque colui che seppe descrivere tutte le emozioni, che la città provoca, in un solo momento: Salvatore di Giacomo. Marzo, Nannì, Marechiaro, Pianefforte ‘e notte... e ancora Carcioffolà, Dimane t’ ‘o ddico... tutti pezzi di vita imprigionati dallo scrittore su fogli di carta e su pentagrammi e che ancora oggi vengono decantati con lo stesso amore che li ha generati...


 
Prenotazione obbligatoria (ai numeri 339.7020849 o 334.6227785) e 15,00 euro di quota di partecipazione, permetteranno agli interessati di lasciarsi guidare alla scoperta di uno dei più struggenti simboli della città di Napoli e della sua appassionata gente. Per entrare nell'atmosfera vi proponiamo uno spezzone di "Era di Maggio", una lirica in lingua napoletana del 1885, messa in musica da Mario Pasquale Costa e interpretata tra gli altri da grandi personaggi della canzone italiana come Andrea Bocelli, Roberto Murolo, Luciano Pavarotti, Massimo Ranieri, Lina Sastri, Claudio Villa e Lucio Dalla.

Era de maggio; io no, nun mme ne scordo,
na canzone cantávemo a doje voce.
Cchiù tiempo passa e cchiù mme n'allicordo,
fresca era ll'aria e la canzona doce.
E diceva: "Core, core!
core mio, luntano vaje,
tu mme lasse e io conto ll'ore...
chisà quanno turnarraje?"
Rispunnev'io: "Turnarraggio
quanno tornano li rrose.
si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá."

Via | nartea.com

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