Recensione di Tu sei il male, Roberto Costantini

Bellissimo il primo capitolo di una trilogia che promette di essere avvincente, Tu sei il male è il thriller antropologico che racconta i mali sociali del nostro paese.


Mi ha catturato sin dall'inizio Tu sei il male di Roberto Costantini (editore Marsilio - I Gialli) che inizia la sua saga (questo è il primo di tre libri) nel 1982; il protagonista è un poliziotto, dal passato oscuro. E già sei spinto a procedere nella lettura di una storia thriller dove i buoni non sono mica tanto buoni e i cattivi sono nascosti sotto ampi strati di vicende dolorose, sedimentate a partire quasi sempre dalla tenera età.

Come a riconfermare un'ennesima volta che quello che ti succede quando sei bambino o adolescente (e soprattutto, quali schemi reattivi ti costruisci per sopravvivere), condizionerà inesorabilmente il resto della tua esistenza. Senza scampo. Gli orientali lo chiamano karma, da noi è il destino; e Balistreri, il protagonista, se lo porta appresso come un macigno. Solo che non è dato sapere di cosa si tratti, almeno in questo libro che è stato definito "il giallo della stagione". Ma poco importa, perchè l'elemento in assoluto più godibile del romanzo è la lucida analisi sociologica della nostra Italietta; a partire da un momento cruciale come i primi anni '80 e arrivando all'attualità, inclusa quella dei sentimenti.

A questo punto sono molto curiosa, chissà se la precisione chirurgica con cui Costantini descrive la psicologia dell'italiano contemporaneo, continuerà ad affascinarmi anche nel secondo capitolo... E' già nelle librerie e si intitola Alle radici del male; a presto con le evoluzioni del rapporto tra Balistreri e il famigerato, archetipico uomo invisibile.

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