Con le storie raccontate da Roberto Saviano ieri in apertura della puntata di Che tempo che fa di ieri sarebbe possibile scrivere un altro libro. Bella infatti la sua scelta di parlare, partendo da alcune foto, di storie ‘che a lungo gli erano rimaste nello stomaco’ e che finalmente è riuscito a ‘buttare fuori’.
Come quella del carabiniere di Marano (Napoli) Salvatore Nuvoletta (nessuna parentela col clan, anche se qualcuno lo ha infondatamente sostenuto), ad esempio, che minacciato dalla camorra ha deciso di rimanere in servizio, ed è stato ammazzato mentre aveva un bambino in braccio: quel bambino lo ha scalzato via violentemente, prima che gli sparassero. “Aveva sentito chiamare il suo nome, e quando gridano così il tuo nome sai che è l’ultima cosa che sentirai”, ha spiegato Saviano . E così almeno il bambino si è salvato. Nuvoletta aveva 20 anni: era il 2 luglio 1982.
Chissà, appunto, se ne verrà fuori un nuovo libro, con al centro altre storie di vittime di mafia sconosciute. Perchè Gomorra, ha spiegato lo scrittore, non era altro che questo: “Una storia da leggere come un romanzo con in mezzo persone vere, e dati”. Il tutto per realizzare la sua ambizione ‘più bella e più brutta: riuscire a cambiare le cose con la forza delle parole’, perchè ‘è facile per il male vincere: basta che le persone che sono nel bene non facciano nulla”.
Era nervosissimo, Saviano. Spesso si è passato una mano sul volto, quasi a liberare il viso dalla tensione, dicendo chiaramente che la paura per lui “è soprattutto la paura di continuare a vivere così”. Per questo è stato un piacere vederlo rilassarsi, finalmente, e anche sorridere, quando arrivano Paul Auster e David Grossman, seduti lì, ai suoi lati, a parlare del suo libro, della paura, della ‘missione’ dello scrittore (o del ‘dharma’, come ha spiegato l’amico Suketu Mehta, autore di Maximum city e definito il ‘Saviano dell’India’)
Davvero magnifico Grossman, che oltre a parlare cerca il contatto visivo con Roberto, e gli chiede anche, alla fine, se le sue parole gli sono state un po’ di conforto. Alla fine Saviano ha ringraziato tutti, tutti quelli che gli scrivono, ogni giorno, ogni ‘ora’, addirittura. I suoi nuovi ‘amici’, li ha definiti, perchè i vecchi si sono dileguati. “Ora ti sembra di non vedere il frutto di quello che hai fatto - gli ha detto Grossman - ma hai posto una pietra miliare di come il Paese parla a se stesso dell’argomento ‘mafia’”.
Foto | Flickr
olipan
26 mar 2009 - 20:57 - #1Potere alla Parola, grazie Roberto
http://olipan.blogspot.com/2009/03/potere-alla-parola.html
avrosa
27 mar 2009 - 17:32 - #2Gran bel programma interessantissimo. E poi Roberto è un gran bel ragazzo il che non guasta!
Ross83
11 nov 2009 - 23:08 - #3Grazie per aver parlato di Reinaldo Arenas!Hai dato voce ad uno scrittore che ahimè alla mia tesi all’Orientale suscitò non poche polemiche!!Grazie..se avessi preparato la tesi con te sicuramente avrei dato maggiore enfasi a chi merita di essere menzionato e ricordato per sempre!Sei un grande!!
Alessia Birri
09 dic 2009 - 00:20 - #4Caro Saviano,ho visto tutta la trasmissione di “Che tempo che fa”:posso solo dire che le tue parole rimarranno per sempre impresse nella mia memoria,per come hai saputo esprimere in modo sublime la tua personalità,la tua grandezza e la tua profonda umanità.Sei una persona straordinaria,una delle pochissime(per la verità solo due),che mi sono sentita in dovere di ringraziare di esistere da quando sono arrivata su Internet.Non è facile strapparmi queste parole,davvero,e ora sono per te.
Alessia Birri