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Anteprima Booksblog: intervista a Lasse Braun inventore della pornografia moderna

Pubblicato: 08 mar 2010 da roberta

lasse braunLa storia di Lasse Braun, l’uomo che inventò il cinema per adulti, arriva mercoledì 10 marzo al Cineclub Detour di Roma per essere presentata non come un’autobiografia ma come un romanzo d’avventura; spetterà a un maestro di cerimonia come il pornologo Michele Capozzi e giornalisti del calibro di Giampiero Mughini e Carolina Cutolo incorniciare di aneddoti il libro “Senza tregua” che Braun presenterà in prima persona.

Noi di Booksblog abbiamo intervistato in esclusiva l’algerino figlio di un diplomatico italiano che tra la metà degli anni ’60 e la fine dei ’70 inventò, lanciò, difese e alla fine sdoganò la cultura del porno nel mondo. Perché Lasse Braun non è solo l’autore di 120 opere cinematografiche, di cui circolano (tra Europa e America) oltre 15 milioni di copie. Ma dietro ai film del Re del Porno c’è misticismo, coraggio, determinazione, fantasia, satira e la convinzione di essere nato per liberare il sesso dall’oppressione del potere e della religione.

Sotto la sua spinta la Danimarca, nel 1969, è stata la prima nazione al mondo a cancellare il reato di “oltraggio al pudore”, ma qual è il ricordo più bello del LiBeratore regista, sceneggiatore, editore e imprenditore, con una laurea in giurisprudenza in tasca?
Il ricordo più bello ha una data: 4 giugno del ’69, quando si è legalizzata la pornografia e ho fatto un party fantastico! Siccome ero un po’ il regista della legalizzazione è stata una conferma della mia “missione possibile”. Ma poi tra i ricordi, ci sono molti momenti belli vissuti a Breda, città a 3 ore da Parigi dove insegnavo l’alta pornografia facendo i casting. Chiedevo di vedere le ragazze e così le spogliavo, le toccavo; ecco, vedere una donna e riuscire a baciarla, scoparla, a toglierle le mutandine dopo mezz’ora che l’avevo incontrata e riuscirci a fare questo atto meraviglioso che è il sesso era una cosa che mi piaceva da matti. Il casting era il momento che preferivo; anche girare i film mi gustava. Soprattutto quando ho girato “Sensation” è stato emozionante: ci ho messo 12 giorni che per quell’epoca era parecchio; per le location, per la ricerca di inquadrature choccanti.

Come hai scoperto il sesso?
Avevo sei anni quando facevo di nascosto il “gioco del dottore” con le mie cuginette francesi e le loro amiche: ricordo che fu allora che vidi la differenza dai maschietti. La prima “scopata” fu nell’aprile del ’44, con Wilma, quando nel parco della villa di mio zio sul lago di Como, si tenne il party per il mio ottavo compleanno. Anche se a piegarmi tutto sul sesso fu Joe, un soldato nero USA che arrivò a Cernobbio nel ’45; lo vidi montare mia cugina e poi mi spiegò tutto, svelandomi i misteri del sesso arrivando perfino a disegnarmi in terra, con un rametto, quello che succede tra uomini e donne.

Quali date e nomi sono all’origine del cinema porno?
La pornografia è nata nella notte dei tempi, anche se la parola è stata tratta da “Le Pornographe” dello scrittore francese Nicolas Restif de la Bretonne. Sua e di altri è l’invenzione della pornografia. Si dice che la seconda o terza pellicola girata al mondo fosse un film porno. Comunque quando parlo di pornografia mi riferisco a quando si vede il sesso eccitato e quindi si vede la penetrazione e tutto il resto. Ricordo cos’era la pornografia dal titolo che vidi sul quotidiano “Il Giorno” il 20 settembre 1961, giorno che cambiò la mia vita. L’articolo si riferiva a degli uomini arrestati a Genova,dove la polizia aveva sgominato una gang di pornografi internazionali; gli avevano trovato, dentro tre valigie, una decina di scassatissimi filmetti porno anni Cinquanta, in b/n a 8mm senza bobina e qualche romanzo porno francese. Ecco cosa si chiamava allora “pornografia”. La polizia non aveva “sgominato” che qualche sega, mancata dai clienti per il mancato arrivo del materiale prediletto. Ero l’uomo giusto, nel luogo giusto, al momento giusto e da quella notte non ebbi dubbi: non potevo lasciarmi scappare questa chance. Decisi di favorire il commercio clandestino della pornografia e intrapresi l’avventura che mi ha fatto meritare il titolo di “Padre della pornografia moderna” assegnatomi dalla rivista “Escapade” di New York, nel 1981. Una missione che comportava dei cambiamenti. Così come prima resi la merce più attraente: facendo solo film a colori (erano sempre gli anni ’60), seguendo il cinema convenzionale. Poi pensai un laboratorio in Svezia dove crearli, perché la pornografia era proibita ovunque: insieme a un socio svedese producevamo 2000 film al giorno. Naturalmente dovevo anche girare i film e trovare ragazzi e ragazze disposti a farsi riprendere; non c’erano al tempo le agenzie che rimorchiassero “i talenti” e siccome ero un buon rimorchiatore di femmine, andavo in discoteca e trovavo. Penso di aver immesso nella pornografia almeno 120 ragazze che non l’avevano mai fatto prima. Poi bisognava trovare la clientela perché non potevo vendere i film sulla bancarella e ho cominciato con gli annunci, vendendo come vendita per corrispondenza. Avevo solo un film muto e porno, “Golden Butterfly”, peraltro autobiografico: io ero vestito in costume, la mia partner da geisha. Giravo con la macchina su tre piedi. Ecco: i primi film erano muti e dovevo imparare a dare un senso senza il solito bla bla, con il solo movimento della macchina da presa, degli atteggiamenti. Poi dovevo trovare un modo per presentarlo nelle scatole. Così mi sono trasferito a Stoccolma per girare film e fare annunci più soft. Il primo è uscito in Italia, il 4 gennaio del 1968, su King. C’era scritto: “Vuoi venire a letto con me?” Una settimana dopo era su Men. A quel punto è cominciato ad arrivarmi il danaro ed è nata la pornografia moderna. Infine, la grande idea che ho avuto, è stato girare film da 8-10 minuti in serie. La Serie Casanova è quella che preferisco! Una cosa non da poco erano i titoli: solo in inglese. Ma attenzione, obbligavo chi voleva i film a pagarmi in dollari: arrivavano 10mila dollari la settimana, a cavallo degli anni ’60-‘70. Poi me ne sono andato nei Carabi, nell’isola di Trinidad. Ho fatto tante prime volte, anche perché avevo davanti a me il deserto.

Quali sono le tue vittorie?
Quella di essere riuscito a lanciare tutto questo attraverso la vendita per corrispondenza: avevo ottenuto il finanziamento dell’eros. A Stoccolma avevo una dozzina di impiegati, ricevevo 300 lettere al giorno con dentro i soldi e dovevamo spedire entro 24 ore riviste e film. I clienti erano soprattutto italiani. Poi la grande conquista è stata quella di riuscire a far proiettare un film hard a Cannes nel maggio del 1974. A quel tempo in Europa non c’erano sale cinematografiche per porno; soltanto in America, questi film venivano visti nelle città di New York e San Francisco. Tutto il resto dell’America aveva 60mila peep show machines con un proiettore, dove bastava guardarci dentro per vedere il film porno. Reuben Sturman, il finanziere/distributore di Cleveland che li gestiva era il possibile Cavallo di Troia per estendere la rivoluzione Sessuale negli Stati Uniti; avendo visto una copia di “Delphia the Greek”, dove c’era per la prima volta al mondo una doppia penetrazione, ne rimase così colpito che venne a Copenaghen per conoscermi e comprare i diritti per tutte le mie serie di film porno, da proiettare nelle peep show machines. Mi corre l’obbligo sottolineare che la pornografia era proibita ovunque tranne in Danimarca dove, su mie insistenze con un deputato, il 4 giugno 1969 erano state ha legalizzate almeno le immagini, anche se il materiale scritto era stato legalizzato già due anni prima. Un’altra mia conquista è stata l’etichetta “per adulti”, una scritta che abbiamo inventato io e mia moglie; prima esisteva la dicitura “per soli uomini”; era il 1968. Hanno fatto storia anche le mie collezioni di loops, dei brevi filmati in super 8 che duravano 10 minuti e giravano nei peep show senza smettere, ad anello. Non solo, con Reuben Sturman li regolammo in modo tale che dopo uno o due minuti si spegnessero e si dovesse mettere un’altra moneta da 25 cents per proseguire la visione: un “giochetto” che faceva arrivare nelle tasche di Sturman 15 milioni di dollari al mese, anche se poi ne spendeva 2 di milioni di dollari ogni mese per gli avvocati. Io invece in un certo senso me ne fregavo in attesa della legalizzazione, arrivato quando ho invaso le nazioni col porno. Su tutte la vittoria che ricordo con maggiore trasporto forse è quella di Cannes: un trionfo. Avevo preparato un film, “French Blue” che all’inizio titolai “Penetration”, che volevo presentare al Marché du Film del Festival di Cannes attraverso un’azione di commandos. Allora il presidente della Francia era il gollista George Pompidou acerrimo nemico di ogni cosiddetta oscenità. Il film in 16mm ormai lo avevo: iniziava con un cartoon di 4 minuti, intramezzato da peep show e varie scene di altri miei film porno, per un totale di 75 minuti. Ma occorreva avere il visto ufficiale d’importazione che l’agenzia creata appositamente per controllare i film, già pronto in sette “pizze”. Il problema fu risolto con la morte di Pompidou, il 30 aprile del ’74. A quel punto gli succedette Valery Giscard d’Estaign, che non aveva intenzione di reprimere la pornografia in Francia e così spedii il film all’agenzia che, nel periodo confuso, non controllò le sette pizze: risultato? Al Festival di Cannes fu presentato il primo film hard. L’anno dopo tornai con “Sensation” che riempì la sala del cinema due ore prima che iniziasse la proiezione!

Le sconfitte?
Una sconfitta è stata “Sensation”: i diritti di produzione sono stati comprati da un distributore francese ma, poco prima che uscisse il film, il governo proibì film porno stranieri: ho perso 10-20 milioni di dollari. Un’altra sconfitta è arrivata in Olanda; ero riuscito a mettere in un circuito “normale” un mio film porno, pubblicizzato con un enorme poster su tre piani sopra il cinema che lo proiettava. C’era la fila fuori anche dopo 26 settimane di visione ma il ministro della giustizia olandese riesumò una legge sugli incendi e sui fatti pericolosi, togliendo il mio film dal circuito. Un’altra sconfitta è stata il Lasse Braun Magazine; ne dovevano uscire 500.000 copie, a colori. Ma i democristiani hanno cambiato una legge che proibiva la vendita dei magazine in altri luoghi fuori dai sexy shop e così è naufragato.

Lasse Braun
Senza tregua. La storia dell’uomo che ha inventato la pornografia moderna per scardinare la censura e smascherare gli imbrogli del sistema
Coniglio Editore
Pagine 400
Prezzo: 24,50 €

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2 commenti

Commenti dei lettori

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  • Lexa

    08 mar 2010 - 17:55 - #1
    -1 punto
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    ho letto male, o questo qui a otto anni ha avuto il suo primo “rapporto”? O.o, okay, ditemi che ho letto male, perchè altrimenti questo sarebbe aborrante non poco…

  • Profilo di mannucciao

    mannucciao

    09 mar 2010 - 21:02 - #2
    0 punti
    Up Down

    Fossi in Braun non sarei così fiero di aver contribuito a legalizzare la pornografia, visti soprattutto i suoi sviluppi.
    E poi ne spara parecchie… ad esempio che la pornografia “è nata nella notte dei tempi”, in realtà la pornografia, che significa rappresentazione di prostituzione, è un’invenzione moderna, non se ne ha traccia nelle società pre-capitaliste, è una perversione nata conn la cultura mercantile di origine babilonese, mentre la letteratura pornografica nasce con il libertinismo, a tal proposito consiglio la lettura di The Invention of Pornography, 1500-1800 Obscenity and the Origins of Modernity”, curato da Lynn Hunt.
    Tornando a Braun, appare evidente dalle sue parole quando, descrive i suoi porno-casting, una spiccata patologia sexualis: ma sei un maniaco sessuale, altro che liberatore! Ma è chiaro che una che viene a fare un provino per un film porno ha già messo in conto di dartela perché ragiona come una prostituta, ma non c’entra niente con l’eros è il suo opposto,

    caro il mio porcone di un Braun, l’erotismo è roba da artisti, tu sei un poveraccio

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