Racconto: Il Miracolo di San Gennaro, di Raffaele Ventura

I Bellissimi di Booksblog presenta... Raffaele Ventura

Per la serie di racconti "I Bellissimi di BooksBlog" proponiamo oggi Il miracolo di San Gennaro, di Raffaele Ventura.

Raffaele Ventura è un giovane blogger e scrittore franco-veneto, assurto qualche anno fa agli onori della cronaca letteraria italiana per aver autoprodotto, con ottimo successo, il proprio romanzo Le ultime avventure di Gummo in un'epoca in cui Lulu era ancora ben lungi dal nascere.

Nel racconto proposto oggi, Ventura dà l'ennesima prova della propria ossessione verso la fanta-agiografia, restituendo ai lettori una rivisitazione gustosissima del miracolo di San Gennaro. Il prossimo racconto della serie "I Bellissimi di Booksblog" sarà pubblicato su queste pagine venerdì 6 febbraio.

IL MIRACOLO DI SAN GENNARO
Discorso del Card. Prof. Gummo Vuccellato, Rettore del
Neapolitanum Naturalis Philosophiae Institutum,
tenuto a Napoli, il 19 Settembre A.D. 2007
nella Cattedrale di San Gennaro
trascritto da Raffaele Ventura

Stimatissimi colleghi, oggi è un giorno importante. Importante per noi tutti presenti in questo luogo a festeggiare un anniversario, e importante per ogni essere umano vivente e futuro, al quale annunciamo il più recente prodigio della nostra sconfinata Scienza. Questa data ci è cara per più di un motivo. Era un Diciannove Settembre di molti secoli fa, nell'Anno 305 del Signore Gesù Cristo, quando San Gennaro accettò di morire per testimoniare della sua Fede nel Signore Gesù Cristo, consegnando alla secolare venerazione il suo Sangue miracoloso, racchiuso in due ampolle. Ogni anno, in quello stesso giorno, e nello stesso sacro luogo in cui siamo ora, su questo stesso altare, il grumo di materia ematica torna alla propria forma liquida. Ma noi ricordiamo un altro Diciannove Settembre: nell'Anno 1927 del Signore Gesù Cristo, Sant'Irnerio giunse qui a Napoli e scoprì in quel prezioso Sangue il segreto dell'Universo e delle sue Leggi e, nascosta di tra le particelle più piccole dell'atomo, la presenza discreta, umile e onnipotente del Signore. Era l'inizio di una fulgida avventura spirituale e scientifica. E per la nostra città, un nuovo battesimo come capitale della Cristianità e della Scienza mondiale.

Dobbiamo all'intuizione di Sant'Irnerio la fondazione del nostro Istituto, che negli anni crebbe e prosperò. E mentre cresceva, progredivano la conoscenza, la fede, la tecnologia. E mentre progredivano, mutava la nostra cognizione dell'Uomo e del Cosmo. Ottant'anni fa uscivamo dai secoli bui della superstizione, del determinismo e dell'idolatria. Questo cammino continua, e ogni giorno reca nuove conquiste che ci avvicinano all'intelligenza del Mistero della Creazione. Giorno dopo giorno, conquista dopo conquista, siamo giunti oggi ad un altro Diciannove Settembre. In questo sacro giorno inauguriamo il dipartimento di Agioingegneria e Biotecnologie della Santità con un esperimento che resterà nella Storia. In questo sacro giorno si compirà il miracolo del Sangue e della Risurrezione, annuncio e prefigurazione della seconda venuta di nostro Signore. Presto assisterete con i vostri occhi, ma prima concedete a un anziano uomo di Scienza di abbandonarsi al sentimentalismo. Concedetemi, per celebrare degnamente questo evento, di raccontarvi la storia di questo luogo, la prestigiosa cattedrale del sapere ove convergono i più brillanti fisici e teologi del globo terraqueo: il Neapolitanum Naturalis Philosophiae Institutum. Concedetemi di raccontarvi come tutto è iniziato, prima ancora che io nascessi, a pochi metri da dove siamo ora. Concedetemi di raccontarvi la storia di Irnerio Heisenberg, il Santo che ci ispira e ci protegge.

Irnerio giunse a Napoli “per puro caso”, come si sarebbe detto all'epoca. Egli era un giovane fisico tedesco, e decise di prendere una vacanza dai turbamenti che gli suscitava la professione. I grandi enigmi sui quali si arrovellava lo avevano reso nervoso e intrattabile, e aveva inoltre sviluppato sulle braccia delle eruzioni cutanee che gli era stato consigliato di curare con l'acqua di mare e il clima mediterraneo. Mare e sole, onde e luce. Aveva perciò affittato una piccola stanza al primo piano della pensione Maurice, in via Partenope al numero 3 (oggi via Sant'Irnerio), proprio davanti alla riva, tra Chiaia e Santa Lucia. La medicina tedesca, appuntava Irnerio poco prima di partire, è una mefistofelica sintesi di stregoneria e turismo, che in fin dei conti offre una sola alternativa terapeutica: il sanatorio tra i monti svizzeri e la città d'arte italiana. Il paziente è da ritenersi fortunato se perlomeno torna vivo, alla fine di un tortuoso cammino iniziatico. Vedi Napoli - si diceva un tempo e si dice ancora - e poi muori. Parole premonitrici poiché Heisenberg stava appunto per morire e rinascere.

Irnerio amava passare lunghe ore nelle case di tolleranza della città partenopea e il suo stato di salute venne presto aggravato dal contagio della sifilide. Provato nel corpo e nello spirito, perduto in una terra esotica, il giovane non riusciva a distogliere la mente dagli insolvibili problemi della fisica coeva, e anzi vi si accaniva con tanta più determinazione. In particolare si doleva di non riuscire a fornire una spiegazione sulla natura della luce che ovunque lo circondava: essa era fatta di onde, oppure di corpuscoli? E se erano onde, perché talvolta sembravano corpuscoli? E se invece erano corpuscoli, perché diamine non si limitavano a comportarsi da corpuscoli, e invece d'un tratto - splash! - si mettevano a fare le onde? Ci doveva essere per forza una variabile nascosta. Ma per quanto formulasse e riformulasse, raspasse, calcolasse, grattasse, esaminasse, sfregasse, scrostasse, il giovane genio non trovava alcuna risposta. Così alimentava la sua frustrazione, il prurito diffuso e le limacciose perdite inguinali. Irnerio trovò un nome per il male che lo guastava: “collasso della funzione d'onda”, una forma d'isteria psicosomatica connessa all'imprevedibilità degli esperimenti. Per giunta, sapeva perfettamente che solo risolvendo il Mistero della dualità onda-corpuscolo avrebbe guarito il proprio corpo dalla lenta putrefazione.

La notte teneva in serbo per lui gli incubi peggiori. Avanzavano nella forma di enigmi cavillosi, in schiere di formule marziali che brandivano radici quadrate come alabarde, trasportate da enormi onde di luce nelle quali Irnerio si sentiva annegare. La luce appunto prese a ossessionarlo, a spaventarlo, in questa parte d'Europa dove pare che essa sia ovunque: in agguato dietro gli angoli dei vicoli stretti, riflessa nel mare. Mare e sole, onde e luce. E poi ovunque voci e suoni indecifrabili, una città le cui leggi e regolarità sembravano sfuggire alla comprensione umana, o perlomeno agli ordinati principi dell'urbanistica tedesca. Aprendo la finestra ogni mattina Irnerio vedeva il terribile rompicapo in forma di geografia, e così per settimane visse rinchiuso al buio della sua stanza. Ma ogni notte moriva di fronte a un plotone di esecuzione, crivellato come un'ombra da proiettili di luce. Eppure, doveva esserci un modo di sfuggire a quelle sommarie sfolgoranti fucilazioni. Poiché il sogno era ricorrente, decise di condurre degli esperimenti durante l'attività onirica, annotandone la mattina i risultati. Non gli parve con il suo piccolo espediente d'infrangere il protocollo sperimentale. Irnerio aveva una conoscenza delle leggi fisiche così profonda che il suo stesso mondo interiore funzionava come la realtà esterna, con la gravità l'attrito e tutto il resto. Non per nulla Heisenberg era il più penetrante spirito del suo tempo.

Ogni notte dunque, prima della consueta fucilazione, aveva il tempo di disporre una lastra di resistentissimo bombastium, fessurata in due punti, tra sé e il plotone. Per colpirlo, il proiettile doveva passare da una fessura oppure dall'altra, e Irnerio così contava di definire la natura della luce. Chiudeva una fessura e ne analizzava il percorso. Poi chiudeva l'altra e misurava. Così istruito, il geniale fisico poteva calcolare con precisione quali movimenti erano necessari per scansare i proiettili. Grazie inoltre alla straordinaria agilità che contraddistingueva il suo corpo onirico, Irnerio era diventato inafferrabile. L'ufficiale preposto, infastidito da tante acrobazie, decise allora di bendarlo. Sicuro delle proprie misurazioni, Irnerio riprese la sua danza calcolata. Ma lo colse presto un dolore acuto al petto. Stramazzò al suolo: un raggio luminoso lo aveva colpito. Irnerio giaceva supino, colpito al cuore da una lama di luce, e non riusciva a capire da quale pertugio fosse stato raggiunto. Di tutta evidenza, la luce si comportava in modo diverso quando lui era bendato. Se la osservava, la luce era un diligente fascio di corpuscoli. Se invece non la osservava, la luce aveva un moto ondulatorio, e per giunta emetteva una sonora pernacchia. Non c'era dunque modo di sfuggirle, di ripararsi, di prevederla. Non c'era modo di sapere come andassero le cose effettivamente. Di fronte ai suoi occhi si era svolto un evento che la scienza non poteva spiegare.

Irnerio Heisenberg si svegliò tossicchiando e scarabocchiò un pene. Avrebbe poi staccato quella pagina, messa in una busta e spedita in Danimarca al suo mentore, il luterano Niels Bohr. Non c'era altro da aggiungere: la soluzione era, semplicemente, che non c'era soluzione. Di buon mattino, imburrando una fetta di pane tostato, Heisenberg decise di abbandonare la meccanica classica e la sua utopia determinista. Per quel ne sapeva, quel maledetto fascio di fotoni poteva essere passato tanto da una fessura quanto dall'altra, quanto da entrambe. A livello subatomico, di tutta evidenza, esistevano fenomeni irregolari o sovrapposizioni di stati che potevano essere restituiti soltanto in un modello probabilistico, o “quantistico” per usare il termine inventato con il quale Irnerio, fin da piccolo, si divertiva a nominare le cose prive di senso. Le conclusioni erano stringenti. Ma il corpo di Irnerio permaneva incrostato di cisti e scrofole, di ascessi adiposi, di chiazze, e questo gli palesò l'incompiutezza del teorema. Heisenberg si trovava in un vicolo cieco, e la scienza del suo secolo non sapeva indicargli alcuna via d'uscita.

Era l'alba del Diciannove Settembre 1927, e dopo settimane di reclusione il giovane fisico spalancò la finestra per chiedere ispirazione al mare e al sole di Napoli. Poi Irnerio si rasò il mento, indossò gli abiti migliori e uscì dalla stanza; fermò una delle numerose vetture a cavallo che giravano all'epoca per la città, vi salì e ordinò di essere portato al Duomo; la vettura fece tutta la riva e percorse la città, ma pressappoco all'altezza di Corso Umberto arrestò la sua corsa in mezzo a una folla irrequieta, assembrata in strada sulla lunga via che porta al Duomo; Irnerio pagò una lira al vetturino e si unì alla calca. Volle informarsi sulla ragione di tanto fermento, ma non capiva l'italiano e riuscì soltanto a cogliere una parola, ripetuta con apprensione mista ad esultanza. Miracolo. Miracolo. L'informazione lo soddisfò pienamente: in effetti proprio di un miracolo aveva bisogno. Penetrò la folla, e sgomitando prese ad avvicinarsi alla cattedrale. Era ancora chiusa, e il giovane comprese che per il magnificato miracolo era necessario avere ancora pazienza. Lui aveva tutta la pazienza del mondo. Irnerio Heisenberg, il più geniale scienziato della sua generazione, attese diverse ore in strada, insieme ai fedeli e ai disperati. Ma lui sembrava il più disperato di tutti: e i lebbrosi si scansavano, i paralitici gli cedevano il posto, i ciechi lo guidavano per mano. Quando si aprirono le porte del Duomo, poco dopo le nove, Irnerio fu il primo a entrare, il primo a sedersi, il primo - per pochi infinitesimi di secondo - a vedere. E ciò che vide cambiò la sua vita. E ciò che vide cambiò la nostra vita.

San Gennaro venne disposto sull'altare, nella forma di un busto di argento ricoperto di mitra vescovile, piviale e pettorale. Accanto a lui, una teca di vetro contenente due ampolle: una vuota e una per metà piena di sangue. Attorno, svariati prelati si affaccendavano, disponevano, vigilavano sulle antichissime procedure. L'arcivescovo di Napoli era all'epoca il Cardinale Alessio Ascalesi, che diventerà poi celebre come primo sacerdote lanciato nel cosmo. Curiosamente, già in quel contesto pareva muoversi in assenza di gravità, come galleggiando davanti all'altare tra gli sbuffi della tonaca (così lo descrive Heisenberg nel suo libro di memorie, Mutamenti nelle basi della scienza). Davanti a lui stava la reliquia: sessanta millilitri di sangue del Santo dentro una boccetta di vetro. Il vescovo prese ad armeggiare. I suoi gesti erano lenti e calcolati, precisi come quelli di un chirurgo. Afferrò la teca con dentro il caglio di sangue e lentamente, lentissimamente, poi accelerando gentilmente l'agitava, poi la rovesciava, e la cullava, la carezzava e diceva le sue preghiere, mentre la folla tratteneva il respiro. Terribili sciagure si sarebbero abbattute sulla città se non fosse accaduto nulla. La pappa rossastra era aggrappata sul fondo, che ora stava in alto; sul fondo della bottiglia rovesciata resisteva, tenace. D'un tratto Irnerio vide dentro al vetro la massa densa spostarsi, inclinarsi, svincolare una piccola scaglia, poi un'altra più poltigliosa, e squagliarsi in un liquido denso, un rivolo, e dunque la gravità fece il suo lavoro e tutto il sangue giacque in basso, verso il collo dell'ampolla, sciolto, fluidificato, liquefatto. Pareva che fosse stato appena stillato, pareva che il Santo fosse appena salito in cielo.

Il miracolo era accaduto.

La folla rumoreggiava.

Irnerio Heisenberg era guarito.

Le pustole lo ricoprivano ancora sulla pelle, ma il suo Spirito si era abbeverato alla fonte medicamentosa della Fede. Di fronte ai suoi occhi - ancora una volta - si era svolto un evento che la Scienza non poteva spiegare. Ma questa volta era chiarissima la soluzione, lo circondava, permeava le pietre di quel luogo sacro. Irnerio si gettò a ginocchioni e strinse le mani e per la prima volta in vita sua pregò il Signore. Quella preghiera non era il gesto disperato di un uomo che aveva dimesso i panni dello scienziato, bensì piuttosto un riflesso precisamente empirico, sperimentale. Irnerio volle esaminare con la Fede (il supremo tra i sensi dell'uomo, come scrive San Tommaso) il Mistero della dualità onda-particella. E così si presentò ancora una volta davanti al plotone di esecuzione, si fece bendare, e attese la fucilata. E mentre attendeva, Irnerio vide con la Fede che dal Cielo scendeva nostro Signore Gesù Cristo, si avvicinava alla lastra in bombastium, quindi con dolcezza prendeva tra l'indice e il pollice la luce e la dirigeva verso la fessura sinistra. Un elettrone per uno, senza legge alcuna. E la luce non colpì Irnerio, e Irnerio si tolse la benda, e Irnerio era vivo. Rinato nello spirito per grazia di nostro Signore Gesù Cristo.

Ciò che segue l'avrete certamente studiato nei libri di scuola. Alla fine del 1927 Heisenberg pubblicò un articolo rivoluzionario nel quale dimostrava l'intervento divino nella liquefazione del sangue di San Gennaro. In sostanza, Heisenberg affermava che nostro Signore interviene direttamente a livello subatomico in maniera imprevedibile, ma fintanto che il miracolo avviene a una scala inferiore al quanto d'azione (come nel caso della luce) questo intervento non è percepibile dall'essere umano, in virtù della costante di Planck. Diversamente, i miracoli della tradizione religiosa (come il miracolo di San Gennaro) sono interventi a livello subatomico che recano conseguenze macroscopiche, in questo caso un'alterazione molecolare. La comunità scientifica salutò con entusiasmo la soluzione heisenbergiana, a parte qualche autorevole voce contraria. Alberto Einstein, pur difendendo l'eleganza della teoria, non accettava l'idea che l'intervento Divino fosse anomico, e affermò notoriamente che “Dio non gioca a dadi”. Einstein fornì comunque un contributo fondamentale alla definitiva spiegazione scientifica del Miracolo, prodotto da un'alterazione termica bosonica (condensato di Bose-Einstein). Soltanto negli anni Novanta del secolo si aggiunse l'ultimo tassello della piena comprensione del fenomeno, attraverso la teoria dei “quark virtuali”, particelle che appaiono e scompaiono ex nihilo per volontà divina. Fu soprattutto il vecchio amico Niels Bohr a opporsi strenuamente alla soluzione di Heisenberg che, con una punta di disprezzo, definiva “metafisica”. Per qualche anno, sopravvisse come ipotesi la cosiddetta Interpretazione di Copenaghen della Meccanica Quantistica, con la quale Bohr tentava di arginare l'irruzione del Divino nella Fisica Teorica. Ma questa fantasiosa empietà venne definitivamente sconfitta dall'Interpretazione di Napoli o Meccanica dei Miracoli.

Sull'onda - o sulle particelle? - dell'emozione suscitata dall'evento, nel 1929 a Roma in Laterano venne firmato il Concordato tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica. In seguito alla dimostrazione scientifica dell'esistenza di Dio presso la Cattedrale di San Gennaro, l'Italia era ormai preda di una smania di cattolicesimo che sarebbe stato scriteriato soffocare. Benito Mussolini raccontò di avere avuto la visione di Gesù Cristo che gli prometteva che nel segno della croce avrebbe vinto le elezioni per il rinnovo della Camera dei Deputati, e in seguito alla vittoria plebiscitaria del 24 Marzo decise di abbandonare il fascismo e diventare il sovrano cristiano di una nazione cristiana, anzi di un impero cristiano. I suoi capelli, miracolosamente ricrebbero, imbandendo la sua fronte di una folta chioma castana. L'undici Aprile, papa Pio IX lo consacrò imperatore. Gli accordi tra Stato e Chiesa predevano inoltre la fondazione di un Istituto Universitario dedicato allo studio sperimentale della Verità della Fede, da stabilire a Napoli presso le strutture dell'arcivescovado. Il 19 settembre 1929 veniva inaugurato il Neapolitanum Naturalis Philosophiae Institutum, la cui direzione fu affidata all'ex-ministro della cultura Giovanni Gentile, che si pose come missione culturale la realizzazione della propria filosofia detta “attualismo”, ovvero conciliazione di teologia e scienza. L'istituto prevedeva da principio cinque dipartimenti: Meccanica dei Miracoli, Algebra Metafisica, Antroponomia e Inquisizione, Escatologia Quantitativa, e su esplicito interessamento di Mussolini, Teologia Politica. Questi dipartimenti sono ancora oggi il cuore di questo Istituto, di questa città, di questo paese e di questo Impero.

Il dipartimento di Meccanica dei Miracoli, guidato da Irnerio Heisenberg, era composto dai più brillanti fisici del mondo, convertiti alla Verità del cristianesimo: Erminio Schrödinger, Paolo Dirac, e tra gli italiani Enrico Fermi e padre Ettore Majorana. Quest'ultimo notoriamente abbandonò l'Istituto in polemica con le teorie del suo maestro Fermi a proposito della transustanziazione (giudicate “calviniste”), si fece monaco benedettino e fondò a Pozzuoli il monastero di Santa Maria dell'Apocalisse, nel quale i monaci si dedicano alla fissione artigianale dell'atomo. La struttura ospita oggi cinquemila monaci, che rispettano voto di castità e rigoroso silenzio (possono esprimersi soltanto in prestigiose pubblicazioni scientifiche dette Questiones).

Il dipartimento di Algebra Metafisica diede rifugio a un brillante matematico e filosofo russo perseguitato in patria, Paolo Florenskij. Suo braccio destro e successore fu il napoletano Renato Caccioppoli (nipote di un altro celebre russo, Michele Bakunin) che oggi ancora anima il dipartimento, alla venerabile età di 103 anni - di cui 52 passati in un varco spazio-temporale (è qui con noi e vi prego di fargli un caloroso applauso). Con loro hanno lavorato Giorgio Cantor, Curzio Goedel e Lodovico Wittgenstein, e fatto immortali scoperte sulla Trinità e l'Infinito attuale. Queste ricerche hanno permesso la totale formalizzazione logica della teologia scolastica e porteranno negli anni Quaranta all'invenzione del nostro prezioso “emulatore divino” che ha del tutto automatizzato la speculazione teologica; e poi, negli anni Ottanta, al cosiddetto “emulatore divino personale”, EDP, che ogni famiglia tiene in casa. Oggi chiunque può risolvere un problema teologico con un semplice click. L'invenzione dell'EDP è peraltro stata sviluppata in collaborazione con la più importante sede distaccata dell'Istituto napoletano, il Massachusetts Institute of Theology (MIT).

Ad un giovanissimo discepolo di Benedetto Croce, l'antropologo partenopeo Ernesto de Martino, venne affidato il dipartimento di Antroponomia e Inquisizione, dedicato allo studio scientifico delle superstizioni popolari e alla loro corretta cristianizzazione. De Martino in particolare s'interessò alle credenze magiche, di antica origine pagana, e studiò sul campo l'efficacia di scaramanzie contro il malocchio, numerologia onirica e altri malefici. Grazie al lavoro del dipartimento si è concretizzato l'antichissimo progetto che nei secoli nessun sovrano era riuscito a realizzare: la de-paganizzazione del Meridione. Questo permise inoltre lo sradicamento della criminalità organizzata, che si fondava sull'idolatria e sul politeismo. Al dipartimento collaborò anche il francese Leone Bloy, professore di Antisemitismo Applicato, più celebre per la sua carriera politica e per una breve sfortunata parentesi come Antipapa.

Presso il dipartimento di Escatologia Quantitativa proseguirono le ricerche intraprese dalla scuola francese delle Annales: qui Marco Bloch e Luciano Febvre (ma non dimentichiamo il controverso contributo di Osvaldo Spengler) hanno potuto applicare il loro metodo quantitativo alla storia della salvezza, identificando le leggi ferree dei processi sociali, economici ed evolutivi e producendo anche numerose previsioni oggettive sul corso storico. Se oggi siamo qui lo dobbiamo anche a loro, che hanno previsto questa data, nonché l'ora precisa, nel lontano 1939. Anche il colore delle tende, la disposizione del palco e il menu del rinfresco era stato anticipato nei minimi dettagli nel saggio di Bloch Apologia della Storia; Febvre in persona contattò il servizio di catering per prenotare ciò che tra poco assaggerete: i paccheri al forno, le pizzette, le purpettielle, il sorbetto, le pastiere, i babà.

Infine bisogna dire qualcosa del dipartimento di Teologia Politica, alla cui direzione venne chiamato il giurista tedesco Carlo Schmitt. Alla sua scuola sono stati formati gran parte degli uomini di stato, funzionari e burocrati delle generazioni successive. Il progetto di Schmitt era proporre alla politica e al diritto un modello di razionalizzazione ed efficienza seguendo il modello del governo divino (de gubernatione mundi). Alla luce del progresso sociale che abbiamo visto nell'ultimo secolo, c'è da dire che ci è senz'altro riuscito. Questo si vede innanzitutto nella nostra città: Napoli davvero rievoca i fasti di Bisanzio.

Guardatevi attorno, e vedrete come il puntale intervento divino possa trasformare la realtà intera e realizzare - qui, in terra - una perfetta immagine della Gerusalemme celeste. Il Reverendo Ugo Everett III del dipartimento di Meccanica dei Miracoli ha dimostrato nel 1950 l'esistenza di infiniti universi paralleli nei quali il Miracolo non è avvenuto, Irnerio non è giunto a Napoli, e la Verità si è manifestata in modi luoghi e tempi differenti. Soltanto in questo universo, il migliore di tutti quelli possibili, la cattedrale di San Gennaro è la fonte della Verità cui s'abbevera il mondo intero. In pochi anni l'Istituto è diventato uno dei centri culturali più importanti del mondo: le biblioteche più fornite, le teorie più ardite e i laboratori più attrezzati si trovarono concentrati a Napoli già dai primi anni Trenta. Era ormai chiaro che la frammentazione dei saperi, ovvero l'ideale positivista della specializzazione, era una terribile zavorra che aveva ostacolato la ricerca della Verità. Era chiaro che non all'America, né alla Russia, bisognava guardare: ma al cuore stesso del Mediterraneo, lì dove nacque la civiltà e visse Adamo (felix culpa, scrisse de Martino, poiché cogliendo quel pomo d'oro finalmente si seppe abbinare la mozzarella).

L'intero patrimonio della Biblioteca Apostolica Vaticana venne trasferito nel nuovo centro del sapere, e con esso i maggiori esegeti e teologi. E nuovamente le loro speculazioni, com'era nel Medioevo, ma arricchite dalle conquiste della filosofia naturale moderna e contemporanea, producevano effetti sulla società e sulla storia. Nel 1931 Irnerio Heisenberg e Carlo Schmitt danno alle stampe l'opera Principio di Eccezione: Cristo sovrano anomico, nella quale sostengono che la crisi del determinismo nelle scienze naturali implica necessariamente la sospensione dello Stato di Diritto, e che il Sovrano è tenuto ad agire attraverso un equivalente legislativo del miracolo, ovvero il decreto-legge, senza consultare il Parlamento (che ha la sola funzione di adorare il Sovrano con dei cori). Il potere legislativo viene perciò smantellato e la Costituzione abrogata, per la somma gloria del Signore. Inoltre, Schmitt e Heisenberg dimostrano scientificamente che un solo imperatore cristiano deve governare su tutti i cristiani.

Nel 1933 l'aspirazione imperiale di Mussolini si rivolse dunque all'Europa. Le tecnologie belliche sviluppate con l'aiuto del Signore presso il Neapolitanum Naturalis Philosophiae Institutum permisero l'annessione di Austria e Germania proprio mentre esse stavano per essere soggiogate dall'ideologia pagana e barbara del Sole Invitto. In particolare, le forze germaniche vennero sconfitte dalla iattura sintetizzata nei laboratori del dipartimento di Antroponomia: testimoni raccontano di madornali errori strategici, goffi incidenti e coincidenze sfortunate (come la morte di cimurro del Cancelliere Hitler, appena eletto). Altri sostengono che i barbari si arresero riconoscendo la legittimità dell'Impero, come gli olandesi che nel 1934 si convertirono in massa dopo la pubblicazione ad Amsterdam della Prova Matematica dell'Esistenza di Dio di Curzio Gödel, docente di Fondamenti di Meta-teoria delle Meta-teorie presso il dipartimento di Algebra Metafisica dell'Istituto. Seguì la Francia, dove il primo ministro Leone Blum, ebreo e socialista, nel 1936 venne rovesciato dalla sanguinosa Rivoluzione Cristiana guidata da Leone Bloy, turbato dalla quasi omonimia. Nel 1938 l'Irlanda, alleata di Mussolini per via della somiglianza tra le bandiere, muove guerra al Regno Unito; ma la vittoria è così improbabile che gli inglesi dimenticano di difendersi e subiscono una cocente sconfitta - sconfitta che ancora oggi non riconoscono, sostenendo invece che siano gli irlandesi ad avere scordato di attaccare.

Nel 1939 cessano tutti i conflitti e l'Impero Cristiano governa l'Europa intera, l'Africa Mediterranea e il Medio Oriente. Heisenberg viene nominato vescovo di Roma con il nome di Irnerio I, e Roma viene spostata a Napoli. Non era possibile fare altrimenti: Lodovico Wittgenstein infatti aveva argomentato che, definendosi pontefice il “vescovo di Roma”, l'unico modo di mantenere l'Istituto al centro dell'Impero era cambiare nome alla città. Per questo motivo oggi possiamo dire di essere a Roma sub specie theologiae, e a Napoli sub specie geographiae. Da parte sua, l'antica città di Roma da allora si chiama, sub specie theologiae, Napoli, ed è stata poco a poco sostituita da un immenso presepio in dimensioni naturali. Nello stesso anno Benito Mussolini, probabilmente confuso da queste manovre, muore improvvisamente di cimurro ed Ernesto de Martino, successore alla direzione dell'Istituto dopo la morte di Gentile (deceduto di cimurro nel 1935), rivendica il potere pontificale di nominare l'Imperatore. Il conflitto tra Roma e Napoli si risolve con una nomina che soddisfa entrambe le parti: Antonio Gramsci, convertitosi al cattolicesimo in carcere, viene liberato e nominato Sovrano dell'Impero Cristiano d'Occidente. Ma al termine del braccio di ferro tra potere temporale e potere spirituale, è ormai chiaro che la politica imperiale dipende dal Neapolitanum Naturalis Philosophiae Institutum e dalle manovre discrete di Sant'Irnerio. Heisenberg e Schmitt pubblicano nel 1940 La teologia come scienza suprema in cui espongono una ordinata gerarchia dello scibile umano, e sottomettono tutte le scienze razionali, tra cui la politica, alla scienza suprema, la Teologia, e questa alla Rivelazione. L'anno seguente Irnerio Heisenberg accetta il martirio per dimostrare sperimentalmente la verità della Fede Cristiana: bruciando sulla graticola, converte in un colpo solo l'intero popolo turco.

Perdonatemi se indugio nei dettagli: ma è giusto mostrare come ordinatamente si realizzi, per intervento dello Spirito Santo, il disegno del Signore. Perché ogni cosa che esiste, esisteva prima nell'intelletto divino; ed ogni cosa che esisterà è già annunciata nel grande libro della natura. E così giungiamo al 1955, quando per un caso fortuito Renato Caccioppoli rinvenne un manoscritto inedito del terzo secolo attribuito a Origene che, oltre a precorrere la moderna teoria della relatività, illustra passo per passo come costruire una macchina per viaggiare nel tempo con una penna a sfera. Ciò che Origene non era riuscito a portare a termine, per la modestia della scienza del suo tempo (all'epoca si usava ancora intingere la piuma nell'inchiostro), Caccioppoli realizzò. E ansioso di assistere al più presto alla memorabile giornata di oggi, egli ha contratto lo spazio-tempo e dissolto in un soffio 52 anni di Storia per giungere qui da noi. Vi prego di applaudirlo ancora e fargli sentire il nostro affetto: sebbene Renato abbia perso l'udito, il nostro applausometro ad energia orgonica è collegato direttamente al suo corpo con degli elettrodi. Ma non mettiamo alla prova la sua curiosità, né la vostra: accingiamoci al Miracolo, accingiamoci al Mysterium Tremendum.

Ai cinque storici dipartimenti dell'Istituto, oggi ne aggiungiamo un sesto: il dipartimento di Agioingegneria e Biotecnologie della Santità, retto dal Rev. Prof. Riccardo Dawkins. Il nostro stimatissimo collega (già premio Mendel per la Teodicea con la dimostrazione del Disegno Intelligente che governa l'evoluzione delle specie) ha appena magnificato il secolare miracolo della liquefazione del sangue, riportando alla vita San Gennaro in persona. Avete inteso bene, fratelli: San Gennaro è tra noi, risorto nella carne come il Cristo; risorto nella carne come noi stessi risorgeremo dopo il Giudizio Finale. Leggo ancora meraviglia nei vostri occhi, eppure la Fede c'insegna a non dubitare della Scienza, e la Scienza c'insegna a non dubitare della Fede. Proprio mentre io parlavo, e raccontavo la storia di questo luogo, il Reverendo Dawkins ha atteso che il miracolo della liquefazione si compiesse; e quando il coagulo si è disciolto egli ne ha prelevato un campione; e con una stilla di questo sangue ha prodotto un clone perfetto, un santo bambinello. Vedetelo dunque, avvicinatevi. Adoratelo! Adoratelo! Adorate il Santo Patrono della città, ora nuovamente vivo dopo lunghi secoli. Egli si farà Eucaristia vivente per noi tutti. Per secoli la sua anima ha galleggiato pazientemente in una malagevole ampolla, finché non abbiamo trovato modo di liberarlo dal suo carcere. Ma San Gennaro sapeva, morendo, che un giorno avrebbe rivisto Napoli; per questo motivo ha accettato il martirio. E Sant'Irnerio sapeva, morendo, che un giorno avrebbe rivisto Napoli; per questo motivo ha accettato il martirio. E noi stessi accettiamo la morte perché sappiamo di essere immortali: e un giorno rivedremo questa città, rivedremo il mare, rivedremo i volti familiari - e mangeremo sorbetto assieme al leone e all'agnello, stesi sulla spiaggia a Bagnoli.

Amen.

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