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Chiude la pagina culturale domenicale del Washington Post: il destino della critica letteraria

Pubblicato: 02 feb 2009 da sara

washington psot
La critica letteraria è diventata marginale perché “la letteratura ha smesso di essere ciò che era nel Novecento: la miglior lente disponibile per comprendere - e cambiare - il mondo”. Così un quotidiano italiano interpreta la dolorosa chiusura della pagina culturale domenicale del Washington Post.

La tesi è interessante: oggi i pezzi di critica letteraria dovrebbero essere più ‘pop’, meno autoreferenziali, aprirsi alle questioni che pongono alla nostra esistenza i cambiamenti che stiamo attraversando. Utopia ( e soprattutto: utopia, in Italia)?

E’ vero d’altra parte che nel nostro paese vengono pubblicate molte riviste letterarie (non con tirature enormi, certo) e che pure però continuano ad avere il loro pubblico, come d’altronde degli ottimi inserti culturali della domenica (quello del Sole24 ore, ad esempio). D’altronde, da tempo la ‘terza pagina’ non è più tale, non esiste più nella sua forma originale. Quali sono, secondo voi, i difetti più grandi della critica letteraria italiana, oggi?

Via | Il Giornale
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2 commenti

Commenti dei lettori

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    .
    molti dei giornali e dei servizi che scompaiono su carta stampata potrebbero riapparire (ed a volte riappaiono) online (con il grande vantaggio della larghissima audience che si può avere sul web) ma spesso ciò non accade perché il VERO costo che non si riesce a contenere non è quello (pur elevato) della carta o della stampa o della distribuzione ma quello delle redazioni e dei giornalisti e critici abituati a stipendi spesso elevati che non intendono affatto ridurre
    .

  • John Carter di Marte

    02 feb 2009 - 19:08 - #2
    0 punti
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    Il problema della citica letteraria italiana oggi è che di fatto non esiste pù: sui giornali si trovano solo marchette, ossia recensioni preventivamente positive degli amici degli amici o di libri editi da case editrici collegate.
    E’ scomparsa la stroncatura, così com’è scomparso il critico militante. La recensione si riduce così a segnalazione di una nuova uscita editoriale.
    Anche i premi letterari (in Italia ne abbiamo più che nel rest del mondo, credo) non servono praticamente a nulla e siamo privi di seri concorsi come quelli che ci sono all’estero e che premiano solo i libri veramente meritevoli e non quelli sponsorizzati dalla potente casa editrice di turno.

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