E’ arrivato Google Print.
In collaborazione con le grandi istituzioni americane e britanniche, i fondatori del motore di ricerca lanciano un programma di indicizzazione di milioni di opere che diventano accessibili sul web.
Sei anni dopo la creazione di Google, quello che possiamo definire il migliore motore di ricerca, ormai egemone nel campo, i fondatori, Sergey Brin e Larry Page hanno annunciato il lancio di un programma di indicizzazione digitale delle opere.
Questo progetto, Google Print, può già contare sulla collaborazione delle biblioteche di tre università americane, Harvard, Michigan e Stanford, della New York Public Library e della Bodleian Library, dell’università di Oxford, nel Regno Unito.
Ieri ha debuttato il programma. I primi libri sarabbo disponibili in rete da giugno 2005, e Oxford è già pronta a sostenere l’operazione con altri fondi.
In sei anni si riuscirà ad indicizzare anche l’università del Michigan, che conta oltre sette milioni di opere. E così di seguito tutte le altre grandi biblioteche, fino alla biblioteca di New York.
Ma cosa ci guadagna Google?
Di certo non potrà mettere i suoi annunci pubblicitari sulle pagine dei libri, salvo pagare diritti e avere le autorizzazioni da editori ed autori.
“Guadagnamo migliorando il nostro motore di ricerca e aumentanto la quantità e la qualità dell’informazione accessibile per i nostri utenti” ha detto Suzan Wojcicki, che gestisce la sede operativa di Google a Mountain View (California). “Siamo passati da un milione di pagine iniziali a otto miliardi di pagine ad oggi.”
“Google Print avrà un impatto importante per tutte le lingue e tutte le culture” continua la Wojcicki. “Siamo attualmente dialogando con molte biblioteche straniere”.
In America l’iniziativa è stata accolta con molto entusiasmo.
“Il nostro mestiere è donare l’informazione gratuta - dice Paul LeClerc, studioso di Voltaire e direttore della New York Public Library - E sotto questo punto di vista i motori di ricerca sono una vera e propria rivoluzione per noi. Le biblioteche dovranno evolversi per non diventare desuete. Io credo che questo progetto avrebbe incantato i filosofi dell’illuminismo!”
[Fonte: Le Monde]
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