Racconto: 2 girls 1 cup, di Cristiano De Majo

I Bellissimi di Booksblog presenta... Cristiano De Majo

Dopo i Notturni livornesi di Gordiano Lupi, continua la rassegna de "I Bellissimi di BooksBlog" con un testo inedito dello scrittore napoletano Cristiano De Majo, già autore di Vita di Isaia Carter, avatar (Laterza), Sistema elefante (Punctum) e Italia 2 (Minimum Fax).

Questo breve racconto è estratto dal prossimo saggio di De Majo, ancora in lavorazione. Racconta la vicenda di uno dei più scioccanti fenomeni che abbiano mai invaso internet: il video "2 girls 1 cup". Non è il caso di dilungarsi in descrizioni; meglio lasciare la parola alla disamina esaustiva, ricca di risvolti poco noti o addirittura inediti di Cristiano De Majo. Il racconto è pervaso dalla grande lucidità di analisi che caratterizza tutta la scrittura di questo autore.

Per leggere "2 girls 1 cup" basta cliccare sul Continua. Il prossimo racconto della collana sarà pubblicato mercoledì 28 gennaio.

2 GIRLS 1 CUP
di Cristiano De Majo

Avevo cominciato a interessarmi al caso MFX quando il video 2girls1cup (due ragazze una coppa) aveva travalicato i confini degli appassionati di coprofilia diffondendosi in modo virale come spettacolo di massa e alimentando il chiacchiericcio sulla rete, la curiosità delle comunità virtuali, tutto un catalogo di reazioni a quella che sembrava un’esperienza inedita ed estrema nel campo del visibile. Nel video, che è in realtà un trailer del film Hungry Bitches (puttane affamate), due ragazze, una bionda e una mora, iniziano a baciarsi e a toccarsi in una stanza.

Sembrerebbe l’inizio di una canonica scena lesbo, ma questa normalità – il già visto – subisce una deviazione inaspettata quando l’inquadratura mostra una delle due, la bionda, defecare in un bicchiere – la cup del titolo – tenuto in mano dalla mora. Il risultato è perfetto e plastico come un sundae di McDonald’s e, come un gelato, il prodotto viene leccato e mangiato, prima dall’una, poi dall’altra, le quali con un coraggio da leoni si baciano con le bocche tutte sporche, scambiandosi da bocca a bocca resti del prodotto, per arrivare infine alla scena in cui ultra-disgustate vomitano sul prodotto, ma non contente, e, con tutta evidenza, imbeccate dal regista, ricominciano a leccare il prodotto ormai ricoperto del loro stesso vomito per concludere con reciproche vomitate – una nella bocca dell’altra – a ripetizione.

Il video – anche se non si capisce perché proprio questo tra gli altri – ha improvvisamente goduto di una diffusione capillare, ed è arrivato nelle case di molti, generando un intero catalogo di reazioni reperibili su Youtube, laddove il video vero e proprio non viene – e non potrebbe essere – mostrato, ma semplicemente guardato da persone, ragazzi, che nel frattempo, mentre stanno guardando il video, si autoriprendono con la loro webcam, registrando in diretta e a beneficio di altri spettatori, le reazioni di disgusto e incredulità e indignazione e divertimento che questi tre minuti di trailer provocano sui loro muscoli facciali. Un po’ come il videoartista Bill Viola che in Reverse Television riprende persone, tutte immobili o in uno stato catatonico, nell’atto di guardare la televisione, quasi che lo schermo invece di essere guardato guardasse chi lo guarda, o come Thomas Struth, che nella serie Museum Photographs immortala folle di visitatori davanti ai capolavori dell’arte, questa specie di opera d’arte collettiva, per quanto in una chiave decisamente goliardica, coglie perfettamente il punto della questione: le persone che vengono guardate dentro non sono soltanto i soggetti – gli attori – di questi quadri naturalistici, che volontariamente sottopongono i loro corpi al regime dello spettacolo, ma anche noi – noi che guardiamo – veniamo a nostra volta guardati dentro, indagati e radiografati attraverso le emozioni che proviamo.

Non era stato difficile trovare il sito della MFX, la casa di produzione – guarda un po’ – brasiliana dei video con merda e vomito e ricostruire quella storia di amore e squallore. Dopo la diffusione su scala globale – sfuggita come pare allo stesso controllo dei produttori – Marco Fiorito italo-brasiliano fondatore e proprietario della factory – le sue iniziali aggiunte a una x costituiscono la sigla della società – aveva dovuto fronteggiare una serie di grane legali non da poco. Negli Stati Uniti, terra promessa di tutte le finzioni, i video MFX erano stati banditi e Danilo Croce – un altro brasiliano di origini italiane che figurava come il distributore ufficiale della compagnia in America – era stato costretto a patteggiare una condanna di tre anni con multa di 98.000 dollari. A quanto leggevo, nel processo la difesa aveva orientato la propria strategia sull’impossibilità di dimostrare che quelle che sembravano feci fossero effettivamente feci e non, come Marco Fiorito sosteneva, cioccolata. Dunque il processo si era indicativamente imperniato su una discussione – un contraddittorio – tra vero e falso, con i produttori che avevano cercato di scagionarsi in tutti i modi dall’accusa di essere stati troppo veri.

In cerca di ulteriori indizi, avevo passato alcune ore sul sito della casa di produzione brasiliana, ricavando un consistente catalogo di perversioni – merda, orina, sputo, vomito, calpestare, lotta, scoregge, leggevo nella lista delle categorie disponibili, tradotta in italiano con un qualche genere di programma automatico – un catalogo che dimostrava l’esistenza di una pornografia in cui il sesso era quasi o del tutto assente.

C’è una scena in Troppi paradisi di Walter Siti in cui il protagonista – lo stesso Walter Siti – guarda un porno cercando di cogliere negli spasmi involontari del corpo – un piede che si inarca – un nucleo di verità, il reale sentimento, altrimenti insondabile, che l’attrice femminile ha provato sul set. Ecco, i video MFX sembrano ispirati proprio da questa considerazione. Il grado massimo della pornografia non è lo svelamento dell’atto sessuale nel suo dettaglio più intimo, ma la registrazione di un sentimento reale – in molti di questi casi un sentimento di umiliazione e disgusto profondo e dolore – che proprio per la sua caratteristica di verità genera nello spettatore un brivido di piacere e onnipotenza. Da un punto di vista concettuale, i video MFX – video in cui uomini o, più spesso, donne, vengono ricoperti di vomito, feci, urina, sputi – non hanno nessuna differenza con uno snuff movie, se non quella di non concludersi con la morte dell’attore. Sono registrazioni di dolore – di un doloroso disgusto – in presa di diretta.

Alla fine avevo anche cercato di contattare la casa di produzione. Avrei voluto intervistare Fiorito, o addirittura conoscerlo, vedere la sua faccia. I risultati erano stati scarsissimi. Le mail che avevo ricevuto come risposta si distinguevano per gentilezza e cordialità, ma anche per la fermezza con cui la casa di produzione rifiutava qualsiasi tipo di contatto che non fosse indirizzato alla commercializzazione dei suoi prodotti.

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