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Eluana - La libertà e la vita di Beppino Englaro e Elena Nave

Pubblicato: 22 gen 2009 da cristiano

Eluana la liberta e la vitaLa vicenda di Eluana sembra destinata a non finire. Dallo scorso settembre è stata bloccata la possibilità alle strutture sanitarie della regione Lombardia di fornire assistenza per la sua eutanasia.

E oggi si svolge l’udienza presso il T.a.r. relativa alla richiesta di sospensione promossa da Beppino Englaro, padre di Eluana, contro tale provvedimento. La vicenda di Eluana è raccolta in un libro, uscito nell’ottobre 2008 e scritto a due mani da Beppino Englaro e Elena Nave, collaboratrice alla cattedra di Bioetica dell’Università di Torino.

Nel libro il padre di Eluana ne ripercorre la storia, da quando il 19 gennaio 1992 venne coinvolta in un incidente d’auto che la ridusse in stato vegetativo che perdura ormai da 17 anni. Non a caso il padre riferendosi a quel giorno utilizza l’espressione “ho perso mia figlia”, come se fosse morta. E sicuramente Eluana è morta allora, a meno che non si vogliano considerare vita i successivi 17 anni di coma. Il libro ripercorre poi tutte le battaglie legali portate avanti per ottenere la sospensione dell’alimentazione artificiale e liberare Eluana dalla sua condizione.

Un strada lunghissima, che sembrava conclusa con il decreto dei giudici della Corte d’Appello Civile di Milano, che per la prima volta in Italia avevano autorizzato un atto di eutanasia, un atto umano potremmo dire. Così non è stato; altre barriere, e questa è storia recente, si sono frapposte, non ultima trovare una struttura sanitaria che accettasse di dare ad Eluana la buona morte. Beppino Englaro ricorda poi nel libro come era la figlia quando era ancora viva, piena di fuoco e passione e il suo desiderio espresso davanti ad un amico in stato di coma: “Se dovesse accadere una cosa del genere a me, voi dovrete intervenire, dovete farlo di corsa. Se non posso essere quello che sono adesso, preferisco essere lasciata morire”. Ritengo che un paese civile debba dare la libertà di scegliere il proprio destino, non imporlo; la sorte di Eluana deve essere decisa da lei stessa e la frase da lei pronunciata è inequivocabile in tal senso.

Englaro Beppino- Nave Elena
Eluana La Libertà e la vita
Rizzoli Editore
€ 14,45

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1 commento

Commenti dei lettori

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  • Luigi Murtas

    18 feb 2009 - 16:36 - #1
    0 punti
    Up Down

    E’ strano. Beppino Englaro chiede silenzio sulla vicenda Englaro però non rinuncia a pubblicare le sue sensazioni, emozioni ed esperienze a contatto con Eluana.
    Vuole essere lui il direttore d’orchestra, decidere quando se ne deve parlare e quando tacere. Peccato però che l’episodio che ha visto protagonista sua figlia abbia dei risvolti sociali enormi. Si da il caso che sia stato introdotto nell’ordinamento italiano (speriamo non ancora nelle coscienze) un principio di disponibilità della vita e di ammissibilità dell’eutanasia che non era dato riscontrare nella legislazione. E lo si è fatto oltretutto in modo surrettizio, per vie traverse, mediante provvedimenti paramministrativi come quelli resi in sede di volontaria giurisdizione, fragili dal punto di vista della rilevanza ordinamentale e del contraddittorio.
    Poi si pretende che solo il padre possa parlare di questo cas. E perchè mai? Eluana non era forse anche una cittadina? Non faceva parte di una comunità? Il modo di “risolvere” la sua situazione non ha forse delle conseguenze sul futuro di noi tutti e dei casi analoghi?
    A me non piace l’epilogo della vicenda. quella solitudine apparentemente celebrativa della libertà individuale, quella sottoconsiderazione della vita malata e sofferente mi preoccupano. Quale principio si è affermato? L’autodeterminazione? A parte le perplessità sulla reale volontà espressa a suo tempo da Eluana e sulla persistenza nell’attualità, ma sin dove si deve spingere l’applicazione di questo “principio”? Badate che i principi, una volta posti, hanno una forza propria, esigono coerenza. Se una persona perfettamente sana dovesse stancarsi per qualsiasi motivo di questa vita e si recasse da un medico per chiedergli la morte, lo si dovrebbe accontentare? No? E sulla base di quale principio? Quello della “qualità della vita”? E l’auotodeteminazione sparisce?
    Credo che la antinomie si superino solo tornando ad abbracciare un sano amore per la vita in tutte le sue manifestazioni, ne guadagneremmo tutti.

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