L’università pubblica italiana sta affrontando uno dei periodi più neri della sua storia, si ritrova praticamente tra due fuochi che ne minacciano seriamente il futuro. Una di queste minacce viene dall’esterno, è il tentativo di una certa classe politica, attuato a colpi di disegni-legge e voti di maggioranza, di virare verso un sistema universitario privato, l’altra, invece, viene dall’interno ed esiste da decenni, e si allarga, come un tumore, è il nepotismo, è il favoritismo, è quella che di questi tempi chiamiamo l’università dei Baroni. Entrambe sono pericolose, ma, se la prima passa come passano i governi, la seconda è radicata, e non solo nel sistema universitario, quanto piuttosto nel sistema Italia.
Questo libro, dal titolo “Un paese di Baroni”, scritto da Davide Carlucci e Antonio Castaldo, entrambi giornalisti (di Repubblica il primo , del Corriere della Sera il secondo) e pubblicato in questi giorni da Chiarelettere, prova ad indagare e a mettere in luce le dinamiche di questa immensa società dei privilegi, tra concorsi truccati, scambi di favori e oscuri rapporti di potere, ma senza dimenticare la complessità del problema, vale a dire l’altra faccia della medaglia, tutti coloro, studenti, dottorandi, ricercatori che, pur avendo tutti i requisiti sono costretti ad aspettare il loro turno, o emigrare e lasciarsi alle spalle questo povero paese.
La speranza, come sempre, è che questo libro-denuncia non resti, come probabilmente tutti gli altri che lo hanno anticipato, in bella vista ad addobbare le librerie di un pubblico inerme, la speranza è che serva a qualcosa, anche se purtroppo non ci crede più nessuno, a cominciare dall’autore di queste righe.
Un paese di baroni
di Davide Carlucci e Antonio Castaldo
Chiarelettere
euro 14,60
Via | Chiarelettere
Anteprima del commento