Questo post nasce da una esperienza personale in una libreria Feltrinelli di Roma, quando, al momento di fare alcuni regali, ho chiesto ad un addetto una serie di titoli di piccole e medie case editrici portandolo a spazientirsi. Ma partiamo dall’inizio.
Per precisione, i libri che volevo acquistare per alcuni miei amici/per me ed erano il libro di racconti ‘Ormoni e altre tempeste’ di Franco Fedeli, edizioni Infinito, uno per ogni decennio vissuto in Italia, dal dopoguerra ad oggi; ‘Brindo e me ne vado’ di Nereo Trabacchi, ed. Helicon che sta ricevendo un vero tam tam di segnalazioni su un gruppo letterario di Facebook.
“D’altronde - mi ha fatto l’addetto alla richiesta di ‘Ormoni’- sono piccole case editrici…” e non mi ha neanche chiesto se avrei voluto prenotarne una copia. Questo porta a diverse considerazioni, e la prima è che nonostante il successo delle piccole e medie case editrici (soprattutto romane) per le stesse è sicuramente difficile, come ha confermato il direttore dell’Aie Alfieri Lorenzon, farsi conoscere dal ‘grande pubblico’ (ovvero quel 10% di lettori ‘forti’ che tiene in piedi da solo, in Italia, tutto il mercato editoriale). E la seconda considerazione è: ma perchè l’addetto alle vendite mi ha detto che non conosceva Infinito edizioni se aveva proprio sul suo banco una pila di ‘Il cielo in una stalla’ di Erri de Luca (edito da Infinito, appunto)?. Vabbè.
Il dato della poca visibilità dei volumi delle piccole e medie case editrici sembra confermarlo anche la classifica dei 100 libri più letti nel 2008, la trovate qui, che vede in lizza ’solo’ 22 case editrici (con 32 titoli solo per Mondadori), ovvero Rizzoli Fazi Einaudi Sellerio Bompiani Adelphi Garzanti Guanda Piemme, e/o, Marsilio, Chiarelettere Laterza, Salani, Cairo, Nottetempo, Baldini Castoldi Dalai, Corbaccio, Ewi, Macro.
Eppure, ha ammesso lo stesso Lorenzon, le piccole e medie case editrici italiane, a parte una fisiologica crisi, godono di buona salute. Grazie all’aumento dell’e-commerce di libri. Si tratta, evidentemente, non solo del fatto che gli italiani sembrano aver acquisito più dimestichezza con la compravendita online, ma anche di una conseguenza: ovvero del fatto che molti libri non hanno fisiologicamente spazio ‘fisico’ nella maggior parte della libreria, e i ‘lettori forti’ si risolvono a comprarli online.
Effepi Libri
15 gen 2009 - 11:12 - #1Il piccolo editore che è in me non può che ringraziare per questo articolo. Farsi conoscere è difficile, i distributori non si spendono granché per promuoverci e i librai sono avari nel concedere il loro prezioso spazio. Però, se volete prenotare una copia, fatelo senza aspettare che ve lo proponga l’addetto alle vendite (il quale, magari, non ha un particolare interesse per i libri, ma ha trovato lavoro in libreria e un lavoro vale l’altro…).
lordmax
16 gen 2009 - 13:15 - #2Concordo con Effepi, purtroppo i librai oggi sono solo più dei commessi non degli appassionati.
Deinotera Editrice
03 feb 2009 - 16:44 - #3Sfortunatamente i librai non fanno più solo i “mediatori di vendita tra editore e lettore” ma tentano anche di dirigere i gusti delle persone secondo l’offerta del mercato vigente.
E’ gravissimo non rispondere ad una richiesta da parte di un lettore dato che in questo modo se ne limita la scelta. Ma sfortunatamente accade molto spesso. E’ più facile dire che quel titolo e quell’editore non si conoscono che far partire un ordine.
Ma per fortuna i lettori non si danno mai per vinti.