Un’assassina dall’identità sconosciuta le cui vittime fanno parte delle forze dell’ordine e della magistratura e tre giapponesi appartenenti all’organizzazione criminale Yakuza che danno la caccia a una ragazza, Aska. Tutto questo sembra essere lo sfondo di un romanzo americano e magari scritto anche da Grisham. Ma non è così. Ambientato tutto nel Bel Paese, l’autore di “Rosso italiano” è Massimo Rainer che descrive una realtà violenta e a volte, forse, un tantino eccessiva ma comunque efficace.
La storia è avvincente e non risparmia il lettore di scene cruenti fin dalla prima pagina. I personaggi sono al tempo stesso verosimili e divertenti. Descritti sotto forma di caricatura, risultano essere anche più affascinanti.
Un romanzo pulp, come lo definisce lo stesso autore che lo considera “liberatorio”, per dare la possibilità di farsi due risate senza vergognarsi del fatto che si sta ridendo della morte.
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