Non ho mai creduto ai viaggi che ti cambiano la vita. Ho sempre ascoltato con scetticismo i resoconti di amici e conoscenti che raccontavano di terre lontane e persone incredibili che, dicevano, li avevano resi diversi. Perché poi si torna alla quotidianità e si scopre che i luoghi non sempre sono “luoghi dello spirito”.
Per questo mi è piaciuto il libro di Simone Rossi, La luna è girata strana. edito da Zandegù. Nonostante lui dica che vedere l’Etiopia gli abbia cambiato la vita, quello che arriva è che poi lui torna alla normalità, riprende la sua esistenza da dove l’aveva interrotta e il tempo rallentato dell’Africa riacquista velocità nel ritmo frenetico del vivere occidentale.
Quel che resta è una testimonianza, questo libro scanzonato, leggero (nel senso calviniano del termine), pieno di colore e suoni, in cui i personaggi ricordano quelli delle fiabe. C’è la suora alta due metri, il vecchio e schietto Verbano, il frate buono, i bambini allegri e sporchi, come quelli sperduti di Peter Pan.
L’autore racconta il suo viaggio africano con gli occhi di un bambino stupito che guarda tutto con curiosità. C’è anche tristezza, impotenza e miseria, ma, pur nel confronto con la tragedia, resta intatto lo stile giocoso e vitale, immune dal pietismo che spesso contraddistingue le pubblicazioni sull’Africa.
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