
Lo scrittore romano Adriano Angelini, già autore de Le giornate bianche, ha deciso di utilizzare il servizio di auto-publishing “Il mio libro” per pubblicare il suo nuovo romanzo, Piccoli sogni crescono. BooksBlog lo ha intervistato.
Piccoli sogni crescono affronta il tema dell’integrazione italo-rumena, o meglio dell’integrazione che non c’è, almeno in Italia. Di chi è la colpa?
Non so di chi è la colpa, ma di sicuro l’integrazione razziale forzata così com’è stata concepita dal recente capitalismo neoliberista invece di avvicinare i popoli li sta, di fatto, distanziando. Il mio racconto è ambientato a Ostia, un posto in cui stanno avvenendo due processi; da un lato un forte tentativo di riqualificazione, legato soprattutto alla stagione estiva, dall’altro un fiorire di micro-criminalità, organizzata in vere e proprie bande.
Baby gang?
Certo. Ci sono bande di ragazzi italiani anche minorenni che, da quanto mi risulta, si comportano con una ferocia nuova. Quasi da film pulp. In questo contesto, la massa migratoria dell’est che si è trasferita sulla costa romana ha dovuto fare i conti con una realtà dura e ostile. E sappiamo che, fra i rumeni presenti nel nostro Paese, non tutti, purtroppo, sono angioletti. È un potenziale terreno di scontro organizzato a puntino.
Le piccole protagoniste del libro, l’italiana Francesca e la rumena Miriam, in effetti sono personaggi molto diversi.
Il racconto tenta di scardinare uno stereotipo partendo proprio dall’età della crescita più delicata. A 12 anni, Francesca è una calciatrice formidabile e gioca negli esordienti. In quella categoria, in certe squadre, è ancora possibile trovare maschi e femmine che giocano insieme (io non lo sapevo, tra l’altro, l’ho scoperto di recente). Francesca mi è stata ispirata da una ragazzina vera che ho visto una volta sul campo di calcio della scuola calcio Francesco Totti, a via della Pineta di Castel Fusano. Ti assicuro che era un fenomeno.
E Miriam?
Miriam è una ragazzina rumena che per vivere fa le pulizie, ha 14 anni, ed è ripetente a scuola. Quindi va in seconda media e sta nella classe di Francesca. Le due sono amiche. Inutile dire che il tentativo è quello di avvicinare i due mondi. E sono arci-sicuro che nella realtà situazioni simili si trovino.
Racconti molto nel dettaglio le toccanti vicende intime dei personaggi rumeni. Ti sei avvalso di qualche consulente?
No affatto. È un mio tentativo scevro da ogni conoscenza diretta. Magari ho preso qualche cantonata, ma non importa. Ho cercato di utilizzare solo la mia sensibilità.
Pensi che alcuni atteggiamenti descritti nel libro, come fumare o voler picchiare un compagno, siano tappe obbigate per un ragazzo delle scuole medie?
Assolutamente sì. Lungi da me la retorica moralistica del dover dire che queste cose non si fanno. Si è abbassata la soglia d’età in cui si fanno certe esperienza. È un bene o un male, non lo so e non mi interessa. A botte si è sempre fatto e sempre si farà. Se oggi fumano a 12 anni vuol dire che il loro corpo è più predisposto a sopportare gli effetti del tabacco.
Quindi trovi la nostra società molto ipocrita?
Moltissimo. Non vogliono che i ragazzini lavorino in tenera età, si fanno sacrosante campagne contro il bullismo e il fumo nelle scuole, però poi li si incita a una violenza inaudita tramite i videogame come Counter-Strike o Crackdown. I genitori fuori dai campi di calcio incitano i figli come dovessero ammazzare gli avversari e ogni giorno dagli schermi Tv li si invita a litigare o a diventare lolite e/o fighetti da programmi cerebrolesi come quelli della De Filippi. Sai che ti dico, meglio le botte a scuola che ‘Amici‘ e ‘Uomini e Donne‘, tutta la vita.
Da piccolo hai avuto insegnanti lassisti come quelli del tuo libro?
Che io ricordi no. Però non mi sembra tanto lassista l’insegnante del mio racconto. Piuttosto, in romano diremmo ’scazzato’.
È anche comprensibile.
Certo. Vedi quanto prendono, il lavoro che fanno, le aspirazioni frustrate. E poi, avere a che fare tutti i giorni con ragazzini irrequieti che fanno scherzi come quello che ho raccontato io e con genitori che cercano in ogni modo o di coprirne le responsabilità o di fingere di interessarsene non deve essere facile.
capacitas
29 dic 2008 - 21:32 - #1e proprio vero che oggi tutti scrivono libri