A Più libri più liberi si parla di narrativa d'inchiesta con Massimo Carlotto

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Saviano con Gomorra ha dato il via alla narrativa di inchiesta che in qualche modo va a colmare un vuoto di informazione. Ieri ne hanno parlato alla fiera Più libri più liberi in una tavola rotonda dal titolo "I libri che fanno paura. La narrativa di inchiesta dopo Gomorra". Sono intervenuti Massimo Carlotto, Andrea Purgatori e Marco Vichi. Ciò che è emerso con forza è il fatto che un certo tipo di denuncia non appare più sui mezzi di informazione canonici, ma si può ritrovare nei libri. Dice Carlotto: "Bisogna andare in libreria per capire cosa succede intorno a noi e questo vuol dire che gli organi di informazione hanno abdicato".

"Il romanzo di inchiesta - continua lo scrittore - nasce da un'esigenza dei lettori, assetati di notizie. Dall'altro lato c'è una macchina televisiva che racconta di delitti spettacolari, come quello di Cogne, o la strage di Erba, ma dimentica di mostrare le trasformazioni criminali. Nessuno parla di mafia russa e cinese o della realtà delle regioni italiane comandate dalla criminalità organizzata."

La pensa così anche Francesco Abate che interviene raccontando del suo ultimo libro Così si dice, un romanzo che mostra il volto oscuro della Sardegna. "La maggior parte di voi quando pensa alla Sardegna immagina mari cristallini e spiagge assolate, ma purtroppo non è soltanto questo. Ad esempio quasi nessuno sa dell'esistenza di un poligono in cui gli eserciti della Nato pagando un affitto di cinquantamila euro al giorno possono provare qualsiasi tipo di esplosivo."

La letteratura diventa quindi un modo per far passare informazioni altrimenti sconosciute. "I lettori che puoi raggiungere attraverso la narrativa sono diversi dal pubblico che legge il giornale. In questa maniera il messaggio arriva in maniera più incisiva - dice ancora Abate - come è accaduto con il libro scritto insieme a Carlotto che ha portato all'attenzione della gente il problema della sofisticazione alimentare."

Foto | Flickr

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