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Corso di scrittura creativa: VII puntata

Pubblicato: 07 nov 2008 da dario

Una mano scrive una parola

Ho già detto che secondo me lo stile è al servizio della storia e ogni storia, in base alla propria struttura, necessita di uno stile ad hoc. Non esiste quindi un principio stilistico universale valido per tutta la narrativa. Tranne uno, forse.

Show don’t tell. Mostra, non raccontare.

Su questo, rimando all’ottima pagina di Wikipedia. Faccio solo un paio di banali commenti.

Il concetto essenziale, come dice Wikipedia, è che bisogna drammatizzare.

Uno dei primi esempi di tale suggerimento proviene da Henry James. Nella prefazione all’edizione newyorkese di Daisy Miller, egli lasciò un segno a penna ai margini delle sue note, ricordando a sé stesso di ‘Drammatizzare, drammatizzare!

Drammatizzare, per il dizionario De Mauro, significa «ridurre in forma di dramma». Prima domanda: è giusto che il racconto scritto abbia la forma del dramma e non una forma sua propria? La risposta non è scontata, tira in ballo importanti problemi semiotici. Per James e altri (specie anglosassoni e derivativi) sì, un romanzo è strutturalmente simile a un dramma o un film.

Nel mio piccolo, io sono con James, a patto però che si legga il termine “strutturalmente” in maniera ultra-minimalista. In parole più semplici, come ho già scritto, credo che la narrazione abbia regole elementari immutabili che prescindono dal medium e dallo stile usato. Insomma: in piedi ionici, a fumetti, in musica, in un radiodramma o in film, il nocciolo ultra-essenziale della trama dell’Odissea resta il travagliatissimo ritorno a casa di Ulisse.

Ma è legittimo chiedersi: tra le regole elementari immutabili della narrazione va inserita anche la drammatizzazione? Sì, credo. Però la complessità dell’argomento e la mia ignoranza sono tanto ampie che sono pronto a farmi convincere del contrario.

Seconda domanda, più pratica: e quale sarebbe questa famosa “forma del dramma”?

Mi pare di capire, così alla carlona, che la forma del dramma sia una successione di eventi significatavi delle vite dei personaggi. Messi opportunamente in fila uno dopo l’altro, questi eventi suscitano nel pubblico sentimenti voluti e programmati dall’autore e, se possibile, esprimono anche una Weltanshauung, cioè una qualche visione del mondo. Tutto sta a capire quali elementi sono significativi, e come metterli in fila opportunamente.


Puntate precedenti: 1, 2, 3, 4, 5, 6

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1 commento

Commenti dei lettori

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  • Profilo di lordmax

    lordmax

    10 nov 2008 - 14:38 - #1
    0 punti
    Up Down

    Inutile dire che sono con voi.
    Cerco sempre di fare tesoro delle 36 situazioni drammatiche di Georges Polti, utilissime a mio parere.

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