Alfa e Omega: Cane e padrone

Il più brutto cane del mondo

Cane e padrone dell'immenso Thomas Mann è, come recita la quarta di copertina dell'edizione Garzanti tradotta da Salvatore Tito Villari, «nella sua affettuosa e ironica descrizione dei rapporti tra uomo e bestia, tra uomo e natura, l'affermazione della ripresa della vita e dell'arte dopo la catastrofe della prima guerra mondiale». Leggiamone inizio e fine.

Incipit:

Quando la bella stagione fa onore al proprio nome e il cinguettar degli uccelli è riuscito a svegliarmi di buon'ora, perché il giorno precedente l'avevo terminato a tempo debito, mi piace, prima di colazione, camminar senza cappello per mezz'oretta all'aperto, nel viale davanti alla casa, oppure negli ampi prati, per respirare qualche boccata della fresca aria mattutina avanti d'immergermi nel lavoro, e per partecipare un po' alle gioie del limpido mattino.


Desinit:
Davanti alla porta poi, mi giro nuovamente a guardarlo, il segnale per lui a saltare con due balzi su per gli scalini, venire da me e appoggiarsi ritto con le zampe anteriori alla porta, così che io per salutarlo gli possa carezzare la spalla. «Domani di nuovo, Bauschan,» dico, «purché non debba recarmi nel mondo.» E poi m'affretto ad entrare e a togliermi le scarpe chiodate, perché la minestra è già in tavola.
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