Cuori rossi: intervista a Cristiano Armati

Copertina di Cuori rossiCuori rossi di Cristiano Armati è un po' la risposta a Cuori neri, il saggio in cui il giornalista Luca Telese raccontava alcune storie di giovani neo-fascisti rimasti uccisi nella guerriglia degli anni '70. Cuori rossi, con approccio leggermente diverso, analizza la stessa questione dall'altra parte della barricata, quella appunto dei militanti "rossi". BooksBlog ha intervistato l'autore.

Armati, la stagione delle violenze politiche ce la siamo ormai lasciata definitivamente alle spalle?
Secondo me la stagione delle violenze politiche non è finita e - stando a quello che succede tutti i giorni (in Italia e nel mondo) non finirà mai.

Addirittura.
Sì, perché la politica (come la religione... ma persino come il tifo calcistico!) non è altro che il "vestito" ideologico che determinati gruppi sociali danno ai propri interessi; mentre la violenza, dalla preistoria a oggi, ha sempre caratterizzato il modo che gli uomini hanno di comportarsi nei confronti dei loro simili ogni volta che si tratta di conciliare interessi opposti o di integrare differenze di ordine esistenziale.

La vulgata di destra sugli anni '70 e '80 tende a descrivere i giovani "neri" come ragazzi goliardici che usavano la violenza quasi esclusivamente per difendersi dall'assedio instancabile dei "rossi". Quanto c'è di vero?
Di vero c'è poco. Una comunicazione corretta e interessata a raggiungere il cuore delle cose dovrebbe avere il coraggio di impegnarsi in un'analisi seria sul ruolo che la violenza assume all'interno della "cultura della destra": un paesaggio politico dove non dovrebbe essere difficile scorgere l'esaltazione di valori aggressivi e i miti della "virilità" e dell'"onore"; concetti molto pericolosi da maneggiare quando, dai politici che li propugnano nascosti nella penombra dei loro privilegi, si passa alla strada, alla vita di tutti i giorni e alle inquietudini di una base che spesso ha colpito i propri avversari in modo estremamente duro e sanguinoso.

Viceversa, la storiografia di sinistra tende a vedere i giovani fascisti come debosciati figli di papà imbottiti di droga e con un piede e mezzo nella criminalità spicciola, elevandone a prototipo i massacratori del Circeo.
Pretendere di descrivere qualunque tendenza culturale o politica come un monolite significa operare una semplificazione ridicola. Eppure la storia della destra ha prodotto anche i mostri del Circeo... assassini della peggior risma eppure non certo isolati dai "camerati" che, insieme a loro, avevano l'abitudine di impigrire sui tavolini dei bar di piazza Euclide progettando qualche rapina o qualche violenza sessuale di gruppo.

Quindi i ragazzi della destra erano tutti come Izzo & co.?
Questa tesi è ovviamente una cavolata indegna di considerazione. Però anche imputare gli orrori dei massacratori del Circeo soltanto alla loro devianza psico-sessuale o a altre ragioni di ordine individuale significa rifiutarsi di sfogliare la parte più dolorosa dell' "album di famiglia" della destra italiana.

Secondo lei, Cuori neri di Telese è un libro completo e obiettivo?
Per quanto riguarda la completezza - e relativamente agli anni di piombo - la panoramica offerta da Cuori neri è senz'altro esaustiva. Per quanto riguarda l'obiettività il discorso diventa più complesso. Cuori neri, giustamente, ha messo in luce uno dei lati più drammatici della violenza politica: il fatto che, nella maggioranza dei casi, finisce per colpire persone collaterali rispetto ai leader o agli attori principali. Bisogna senz'altro tenerne conto ma sempre facendo attenzione a non dare troppo spazio alla "casualità": dal mio punto di vista quando si tratta di morire, le proprie idee e la propria differenza esistenziale contano di più del fatto di trovarsi nel classico "posto sbagliato al momento sbagliato".

Invece Cuori rossi?
A Roma si dice "Oste, è buono il vino?" quando si vuole sorvolare su una domanda a cui si potrebbe rispondere soltanto "sì". Bisogna pensare, riguardo alla completezza, che ho scelto di iniziare la narrazione nel 1944 e di protrarla fino ai giorni nostri.

E per quanto riguarda l'obbiettività?
Posso dire di non essermi tirato indietro quando si è trattato di raccontare le idee delle vittime, anche queste idee potevano risultare a dir poco "scomode"... malgrado tutto, però, c'è poco da fare. Soltanto i lettori potrebbero rispondere a una domanda così.

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