La figlia dei ricordi di Sarah McCoy, pane e cenere per un romanzo struggente che interroga la memoria

La storia della teutonica ed energica Elsie Meriwether, originaria di Garmisch in Germania si incrocia con quella di Reba Adams, americana della Virginia, dalla pelle candida e i lunghi capelli ondulati. Siamo a El Paso, in Texas nel novembre del 2007, ed è proprio in un bel forno nei grandi States che si intreccia una vicenda che ha il sapore dei brezel e va ben oltre il tempo. Separate dalle latitudini ma unite da un destino che ha la forma di un articolo di giornale, due donne si ritrovano a fare i conti, tra pagnotte lievitate, glasse al miele e dolci deliziosi, con popoli straziati e con le loro stesse esistenze a tratti tormentate. Gli ebrei vittime della persecuzione nazista e i messicani clandestini arrivati negli USA in cerca di una vita migliore e braccati dalle pattuglie di confine che vegliano sull'applicazione delle leggi statunitensi, si fanno eco e chiamano in ballo proposte di matrimonio e radicamenti.

Attraverso un percorso di redenzione e di ricordi Elsa aiuterà Reba a far pace con alcuni fantasmi del passato, ed a distinguere l'amore.

"La figlia dei ricordi" di Sarah McCoy, (titolo originale The Baker's Daughter che richiama il nucleo centrale della panetteria) pubblicata da Editrice Nord nella traduzione italiana di Claudia Lionetti, è un sentiero che supera tutti i confini, per stringere il lettore in un abbraccio che profuma di farina ma che conserva in sé anche l'orrore di una grande tragedia. Uno scenario nel quale prenderanno forma diversi ufficiali delle SS, un anello dai riflessi rosso sangue con incise belle parole di fedeltà provenienti dalla Torah, un ragazzino smunto e spaventato, ma dalla voce cristallina e un paese distrutto dalla guerra, ma il cui popolo fiero non è stato piegato.

Il bambino osservava il pezzo di carne rimasto nel piatto. "Una volta, a cena, mia madre si è tagliata mentre mi preparava la chorissa", aveva iniziato a raccontare. "Il suo dito ha sanguinato molto. Le è anche rimasta una cicatrice. proprio qui." Si sfregò l'indice. "Io mi sono sempre sentito in colpa, ma lei diceva che i segni della vita sono come le note di un pentagramma: intonano una melodia."

Via | lafigliadeiricordi.it

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