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Corso di scrittura creativa: IV puntata

Pubblicato: 03 ott 2008 da dario

Una mano scrive una parola

Un lettore la volta scorsa osservava che Madame Bovary ha una trama elementare, quella di una donna insoddisfatta della propria vita, che si può riassumere in… quanto? Sei parole, comprese preposizioni e articoli. Eppure Flaubert ne ha tratto un grande capolavoro perché ha saputo raccontarla in maniera grandiosa.

Sono d’accordo, ma chiariamo: “storia” non è “trama”, “stile” non è “intreccio”. Se dico che secondo me fare narrativa significa raccontare delle storie, non alludo alla trama.

Quanto a Madame Bovary, Flaubert ha un modo grandioso per scrivere un capolavoro partendo da una vicenda banale. Sarà la scelta accurata dei vocaboli? La deliziosa costruzione delle frasi? L’abilità nel descrivere cose e persone? In tutto questo Flaubert era un campionissimo, certo, ma credo che il punto sia un altro.

Il suo modo grandioso, a mio avviso, consiste nel raccontarci “più storia”. Nell’andare più a fondo nelle dinamiche psicologiche (cioè nei mutamenti di status, cioè nelle storie) interne ai personaggi, nell’inserire sottotrame (le aspirazioni mediche del marito della protagonista, le vicende mondane, quelle degli amanti della donna, etc.)

Insomma, la frase «una donna insoddisfatta della propria vita» non è Madame Bovary di Flaubert. E non perché è scritta con termini più sciatti e approssimativi, non per motivi linguistici, espressivi, stilistici.

Non lo è perché c’è un’infinità di storia in meno.

Ridurre Madame Bovary a «una donna insoddisfatta della propria vita» significa eliminare la narrazione dei cambiamenti di status, ridurre a zero la quantità di eventi che accadono dentro, fuori e tra i personaggi (l’intreccio).

Se vogliamo rendere grandiosa una Fiat Panda non basta una riverniciatura nuova (che nella nostra ardita metafora rappresenta lo stile in senso strettamente linguistico). Dobbiamo montare un motore Lamborghini che consenta di fare più strada, di imboccare traverse e parallele, di andare più lontano, sempre ammesso che la carrozzeria lo supporti (nel senso che ci sono trame troppo insignificanti e banali per consentire allo scrittore qualunque manovra).

Detto questo, dalla prossima volta prometto di entrare nel vivo della discussione, lasciando finalmente da parte i discorsi teorico-introduttivi.

Continua venerdì prossimo…

Puntate precedenti: 1, 2, 3

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di vladir

    vladir

    03 ott 2008 - 11:54 - #1
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    Analisi corretta e pacata, per il momento; continua. Il mio personale commento alla fine del discorso.

  • Profilo di nonteloscordare

    nonteloscordare

    03 ott 2008 - 15:19 - #2
    0 punti
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    verissimo quello che dici, ed hai scelto un ottimo esempio per far capire la differenza tra storia e trama, che troppo spesso vengono confuse.

    Pero’ troppo spesso mi pare che alcuni libri abbiano una trama leggerissima, senza neanche avere una storia dietro…

    Comunque anch’io sto seguendo il discorso e voglio vedere come continui…

    http://demoniopellegrino.blogspot.com/search/label/letture%20demoniache

  • marcolibro

    03 ott 2008 - 19:51 - #3
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    beh tutti in stand by…mi metto in stand by anch’io!

  • Rafflesia

    13 ott 2008 - 16:56 - #4
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    La mia impressione è questa: tu dici che per te “storia” non è “trama”, ma in realtà stai continuando a parlare solo e soltanto di trama. Meglio, di trame, e di come queste si possano intersecare tra loro. Ma sempre di trama si tratta. Il fatto che Madame Bovary non possa ridursi a “una donna insoddisfatta della propria vita” (verissimo) non ha niente a che fare con la quantità di eventi (concreti e psicologici) che vi avvengono dentro. Senza troppo sforzo posso immaginare di sedermi al mio pc e, riprendendo passo passo ognuno degli avvenimenti del libro, incluse le sottotrame, incluse tutte le dinamiche psicologiche dei personaggi (anche queste riducibili senza troppa difficoltà a un numero finito di passaggi), confezionare una bella porcheria. Dove avrei sbagliato, se la “storia” così come tu la intendi è tutta lì, ripresa passo passo fin nei dettagli?

    Faccio l’esempio opposto: Il Codice Da Vinci ha una delle trame più avvincenti e ben congegnate che abbia mai letto. Ti tiene avvinto per tutto il tempo della lettura, enigma dopo enigma, rivelazione dopo rivelazione, coinvolgendo sempre più persone nel quadro, finché il lettore si ritrova a mettere in dubbio le basi stesse dell’intera cultura occidentale-cristiana, vale a dire la propria. Se hai bisogno di trama, lì ce n’è quanta ne vuoi. Ciò nonostante, una volta finito di leggere Il Codice Da Vinci, chiudi il libro e puoi buttarlo nel cestino. Perché?

    Che poi lo stile, sia pure inteso in senso strettamente linguistico (come se lo scrivere non fosse, in fondo, sempre e comunque un fatto squisitamente linguistico, cioè l’annoso problema della scelta delle parole), sia paragonato a una mano di vernice è quasi insultante. Per come la vedo io, lo stile è tutto: carrozzeria, motore, perfino i sedili. E la trama non è altro che le ruote, possibilmente gonfie al punto giusto, che sostengono il peso e portano il tutto nella giusta direzione. La trama, da sola, non va da nessuna parte (a parte, forse, rotolare a casaccio giù da un pendio).

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