Valigie impossibili, di Juanjo Olasagarre

Gran via ha portato in Italia Valigie impossibili, un romanzo appassionante, in cui Juanjo Olasagarre racconta la sua terra: i paesi baschi.

La morte di Batzer arriva improvvisa, inaspettata, anche perché ormai sono anni che non si bazzicano più: Batzer, Fermin, Jexus Mari, Harakin.

È Fermin a ricevere la notizia, e quando corre dalla città al paese per informare gli altri, saranno costretti a ripercorrere un pezzo di vita che, almeno in teoria, dovrebbe essere stata lasciata alle proprie spalle.

In un modo o nell’altro, ognuno di loro ha trovato la sua collocazione in una società che non hanno mai capito pienamente, insomma si sono sistemati, ma prima hanno dovuto attraversare gli anni del post-franchismo con l’idea fissa della rivoluzione per la separazione dei paesi baschi.

Franco era appena morto, la Spagna era in pieno fermento, ma in Baschi erano, lo sono ancora, profondamente inquieti e desiderosi di separarsi dal resto della penisola iberica. «Vuoi entrare in ETA?» dice secco Batzer a Fermin, lui balbetta un sì non troppo convinto, ma comunque sentiva che fosse necessario.

La rivoluzione fallisce e loro, forse, non hanno potuto far altro che scegliere la propria strada. «Giocare a fare gli eroi, come se di mezzo non ci fossero stati dei morti» dice Alizia, moglie di Fermin, a suo marito. E qui credo che sia condensata tutta la controparte. Dice insomma tuttò ciò cui i ragazzi non si erano fermati troppo a riflettere, almeno al momento.

Ma adesso le cose sono cambiate. Certo, gli anni Ottanta e Novanta sono passati come un fulmine, e non hanno certo pensato solo alla rivoluzione. Sono cresciuti, hanno vissuto, semplicemente, la loro vita, hanno viaggiato, hanno letto e hanno scoperto la loro sessualità. E hanno scoperto pure qualcosa sulla loro amicizia.

In effetti, l’amicizia che tiene legati questi personaggi è qualcosa che travalica la semplice scelta con chi condividere questo o quell’altro interesse. È un’amicizia che fa parte delle dinamiche imposte da una situazione socio ambientale: la provincia. E forse per questo più umana.

Ma la politica è sempre lì, come una sorta di cappello che ingrigisce e incenerisce ogni cosa. Al funerale di Batzer, che ormai si era trasferito a Londra da anni, ai ragazzi scappano un paio frasi: «Noi non siamo spagnoli» dice Fermin, nonostante sia passata una vita da che credevano di cambiare il mondo. Nell’imbarazzo generale, qualche rigo più avanti, Harkin ribadisce: «Il fatto è che non siamo spagnoli…».

Ecco, c’è una cosa di questo libro che colpisce: serpeggia un senso di saturazione che viene fuori attraverso una sottile ironia, un po’ come uno che non ne può più delle ipocrisie. Di stanchezza per la violenza, per l’ottusità e per sogni troppo grandi.

juanjo olasagarre
valigie impossibili
anno: 2008
pagg. 250 circa
ISBN 978-88-95492-06-3
€ sedici

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