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Confessioni di un avvocato senza laurea, di Giuditta Russo

Pubblicato: 30 set 2008 da dario

Copertina di Confessioni di un avvocato senza laureaConfessioni di un avvocato senza laurea di Giuditta Russo è un’autobiografia degna, per forma e contenuti, di un romanzo rosa di Carolina Invernizio.

Racconta la storia di una studentessa di diritto brillante - a suo dire - come le più grandi menti giuridiche della storia, che però non ha il coraggio di affrontare gli esami universitari. Per non deludere le aspettative di parenti e amici, che ripongono in lei aspettative paragonabili a quelle che il popolo cristiano proietta su Gesù, mente sulla propria carriera universitaria, inscena una laurea, un titolo di avvocato e un’intera carriera da civilista.

Le menzogne di Giuditta cominciano all’università e non finiscono più: sfociano prima in una carriera forense abusiva ma - sempre a suo dire - eccezionale, brillantissima, a tratti titanica. Poi in un sordido giro di denaro al limite della truffa. Infine irrompono nella vita privata della donna, sotto forma di un’intricatissima trama romanzesca a base di finti tradimenti, paternità contestate, nobildonne misteriose e chi più ne ha più ne metta.

Il notevole travaglio psicologico di Giuditta la spinge a un certo punto a chiudersi in convento, come il commissario Cattani ne La piovra 3. Ma niente può salvarla dal momento in cui - nonostante la sua presunta bravura sovrumana come avvocatessa - i nodi verranno al pettine.

«Di tanto in tanto,» scrive Giuditta, «mi soffermavo a interrogarmi su come potesse essere così semplice studiare un caso giuridico e redigere un atto quando non si era mai neppure sostenuto un esame all’università.» Questo è il vero punto centrale che la sua vicenda umana e il relativo racconto hanno il merito di evidenziare: la natura praticona della professione legale, e lo scollamento totale tra teoria universitaria e pratica di tribunale.

Laurearsi e dimenticare quasi tutto o non laurearsi affatto è praticamente uguale. Infatti l’avvocato medio, come il barbiere o il ciabattino, impara tutto da zero nella “bottega” di un avvocato più anziano e in quelle specie di suk maghrebini che sono oggi i tribunali civili italiani. La Russo, che ha vinto - dice lei - 250 cause civili, ne è la dimostrazione vivente.

Parallelamente a questo ritratto della realtà italiana, che è l’aspetto più interessante, emerge anche quello di una donna dalla presunzione iperbolica, assoluta, apocalittica. Un genio del diritto che, senza aver mai sostenuto un esame, scrive una tesi «a dir poco perfetta», giusto per citare uno dei tanti esempi di olimpionica modestia di cui il libro è ossessivamente costellato.

Lo stile poi è macchinoso e formale fino a sfociare nel surrealismo, specie in certi dialoghi a dir poco innaturali. Però, nonostante tutto, non condivido la bella ma spietata e moralistica recensione del blogger Anfiosso. Credo viceversa che l’auto-analisi psicologica, vera o meno (secondo me meno), sia complessa e interessante, e che il libro intero sia complesso e appassionante come può esserlo un romanzo rosa, dato che fa leva sugli elementi tipici del genere.

Se a questo si aggiunge che il libro di Giuditta Russo, fra le tante verità presunte, qualcuna vera sul mondo della giustizia italiana la rivela, se ne ricava che tutto sommato vale la pena di leggere le confessioni del non-avvocato più presuntuoso del mondo.

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3 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di intercharly

    intercharly

    04 ott 2008 - 20:26 - #1
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    Carissimo commentatore la sua recensione è davvero esilarante. Il richiamo ad aspetti messianici coglie appieno l’importanza che le aspettative degli altri possono avere su di noi soprattutto quando questi desideri provengono da chi ci ha generato. Immaginiamo il povero Gesù come deve essersi sentito nella culla ma sopratutto in adolescenza! Meno male che la Giuditta è nata nel 1970 quando un messia era già passato..altrimenti, vista la presunzione che le attribuisce , ci saremmo ritrovati “giudittiani” più che cristiani! Il suo punto di vista, però, omette che ciascuno di noi nella vita ha delle parti oscure che spesso rimangono tali nuocendo a noi stessi e a coloro che ci sono accanto. Ma la sua parzialità passa in secondo piano poiché mi ha permesso di gioire del bellissimo sorriso di Giuditta.

  • Gianluca75

    01 dic 2008 - 01:21 - #2
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    Non credo che il nocciolo sia la “natura praticona della professione legale”. Nel libro si evidenzia come lei studiasse costantemente, come se dovesse realmente prepararsi per un esame. Anche a me, comunque, alcuni dialoghi (e alcune vicende) appaiono surreali….

  • Profilo di valeriabozzi

    valeriabozzi

    13 dic 2011 - 15:18 - #3
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    Ho trovato a Più Libri Più Liberi il secondo libro di questa autrice. Avevo letto Confessioni di un avvocato senza laurea, appassionandomi più alla vicenda che alla qualità del libro ma adesso devo ammettere che è una scrittrice proprio brava. Il nuovo libro, Via dell’anima 38, è un romanzo di formazione ed ha un tratto sapiente e una scrittura articolata. Brava.

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