
Ritratto in piedi di Gianna Manzini ha vinto il premio Campiello nel 1971. È stato anche l’ultimo romanzo dell’autrice pistoiese, morta tre anni dopo a Roma. Booksblog ne ripropone oggi l’inizio e la fine.
Incipit:
A Firenze, a un cavallo da piazza, non potevano fare attraversare il ponte Santa Trìnita. Giunto a metà, voleva saltare la spalletta e buttarsi di sotto, con la carrozza e tutto. Il vetturino diceva: «Buono, Lillo, buono»; e tentava di trascinarlo per la cavezza. Macché. S’impuntava; schiumava; impazziva. E soltanto su quel ponte. Nessuno sapeva spiegarsi la cosa. Non c’era nulla da ricordare. Tutto accadde dall’oggi al domani. Ombroso, non era stato mai.
Desinit:
Alzo gli occhi. Vedo che luccica nella sua mano. L’ho ritrovato, finalmente.
«Anche un libro: ci sono tanti modi per leggerlo; infine, però, per me e per te il più importante resta uno solo: cercare, in trasparenza, più o meno vicina, più o meno esplicita, la traccia di quell’idea.»
«Ma, rimasta sola, senza la tua guida, io sbando, finisco col cercare altro, o cerco male. Sola: ho freddo, babbo.»
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