Alfa e Omega: Metello

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Inauguriamo oggi una nuova rubrica, “Alfa e Omega”, che ogni giorno presenterà l’incipit e il desinit di un romanzo, l’inizio e la fine entro cui si svolge una piccola o grande vicenda umana. Iniziamo oggi con Metello di Vasco Pratolini, premio Viareggio 1955.

Incipit:

«Dove c’è una costruzione, di solito ci sono tre pali corti che combaciano alla punta e da cui pende una sbarra di ferro: è la sirena dei muratori. Un badilante colpisce la sbarra con ciò che gli capita tra le mani. Alle cinque d’inverno e alle sette d’estate, il suo rintocco li fa “staccare”. Discendono dai ponti contando ogni giorno meno scalini, e danno un’occhiata al cielo: vorrebbero vederlo rosso tutte le sere Una nuvola appena, e imprecano. Alzando la voce per via del lavoro, spesso gli scappa di bestemmiare, “ma c’è da credere che Dio non se n’abbia a male”. Piuttosto che bestemmie sono cori. L’inno, quello vero, dice:
Noi vivremo
del lavoro
o pugnando
si morrà.
»

Desinit:

«Quando Metello varcò il portone, lei stava sul marciapiede dirimpetto, col bambino in braccio e i capelli belli pettinati, uno scialle rosa sulle spalle, il ventre di sette mesi che la sformava e nondimeno la illeggiadriva, in qualche modo. Egli baciò Libero sulla guancia, baciò lei; le tolse il bambino e lei lo prese a braccetto. Percorsero in silenzio tutta via Ghibellina, ed entrarono nel caffè del Canto alle Rondini. Lei prese un corretto, lui una grappa; lei cavò di tasca un savoiardo e lo mise in mano al bambino. Senza volere, erano venuti a trovarsi di fronte al grande specchio incorniciato d’oro di una reclame, e si sorrisero.
“La Sacra Famiglia” egli disse.
“Su” ella disse. “Non bestemmiare.”
“Ma d’ora in avanti.”
“D’ora in avanti cosa?”»

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