Un altro dei diritti del lettore di cui parla Pennac nel suo Come un romanzo è quello di rileggere. Dice lui: “Rileggere quel che una prima volta ci aveva respinti, rileggere senza saltare nessun passaggio, rileggere da un’altra angolazione, rileggere per verificare, sì… ci accordiamo tutti questi diritti. Ma rileggiamo soprattutto in modo gratuito, per il piacere della ripetizione, la gioia di un nuovo incontro, la messa alla prova dell’intimità.”
Io sono un’accanita rilettrice, ho quei dieci testi che mi piace sfogliare di tanto in tanto per ritrovare un’atmosfera, dei personaggi, una certa familiarità. Di solito mi succede nei momenti di rifiuto, in cui dopo aver letto tre o quattro libri di seguito non riesco a leggere altro, così ripesco le mie vecchie conoscenze, quelle da cui so cosa aspettarmi, che non richiedono un grande impegno mentale.
Tra i miei preferiti ci sono quelli di Camilleri con Montalbano, che vado a rispolverare proprio per ritrovare il personaggio, per seguirlo nei ristoranti alla buona dove va a mangiare il pesce, o nelle sue riflessioni etiche, o quando è alle prese con un problema sentimentale. E poi i gialli di Alicìa Gimenez Bartlett, che cerco nei momenti in cui ho bisogno del conforto dell’ispettrice Petra Delicado, del suo cinismo e della sua visione smaliziata dell’esistenza.
Una volta ho sfiorato la psicosi però. E’ stato con Jules e Jim di Henri Pierre Roché. Credo di averlo letto circa tre volte, rileggevo dei brani in continuazione, saltando le pagine, tornando indietro. Mi piaceva il punto in cui Kathe invitava Jim a fare una passeggiata di notte e quando lei chiedeva a lui di prenderle un libro e poi Jim tornava e si davano il primo bacio.
Credo ci sia qualche cosa di infantile in tutto ciò, come scrive anche Pennac: “Ancora, ancora”, diceva il bambino che eravamo un tempo. Le nostre riletture di adulti nascono dallo stesso desiderio: incantarci di una permanenza e trovarla ogni volta così ricca di nuovi incanti.”
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