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Il suicidio di David Foster Wallace: uno shock ma non una sorpresa

Pubblicato: 17 set 2008 da dario

David Foster Wallace

Suicide of David Foster Wallace: A shock but not a surprise è l’eloquente titolo di un articolo firmato da Jeff Simon sul «The Buffalo News» di ieri.

L’articolista definisce subito l’impiccagione di Wallace «inequivocabilmente intenzionale», fugando ogni eventuale sospetto che si sia trattato di qualche «bizzarro omicidio da CSI».

Quanto all’assenza di biglietti d’addio, Simon cita un’email del professor Mark Shechner: «tutta la sua vita è stata una lunga lettera di suicidio.» Già in tempi non sospetti, in una recensione di Oblio del 2004, Shechner aveva scritto che «David Foster Wallace è il più brillante depressivo letterario d’America. È anche uno dei nostri scrittori più divertenti, che più viene trascinato dal cane nero della depressione e più diventa divertente.»

Tra le fonti private citate nell’articolo c’è anche il blogger R.D.Pohl, che ha ricordato a Simon un incontro del settembre 2000 con David Foster Wallace all’UB’s Allen Hall, «uno degli eventi più strani a cui abbia mai assistito. Lui sembrava incredibilmente a disagio - come se si auto-deridesse… e tutti noi in quella sala ci sentivamo testimoni involontari dello sfilacciamento di un uomo.»

Ma lo sfilacciamento, commenta l’articolista del «Buffalo news», era lo stile letterario di David Foster Wallace. «Chiaramente, la sua era una seria lotta con se stesso. … Il suo moralismo furioso e la depressione hanno finito per consumarlo.»

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1 commento

Commenti dei lettori

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  • moebius maurizio barzi

    19 set 2008 - 10:46 - #1
    0 punti
    Up Down

    Lyndon, l’ho finito stamattina, nello stordimento di un precoce risveglio e sgomento è la sensazione che avverto ancora. Strarodinaria è l’umana figura del senatore…mors tua vita mea ed è vita che lascia nello spirito, B52 carichi di perplessità nel sentirmi come un fedele bisognoso della parola del Signore, Edgar Foster f a n c u l o a lasciarci cosi. Ne avevi ancora da dire. L’uomo antropologico che con gli stivali sulla scrivania striscia il legno di ciliegio con i suoi speroni è archetipo indissolubile . Un ritratto stupendo, un pretesto che narra il sotto la scorza e non puoi non aver voglia di andar a farti una birra con Lyndon una sera. E’ la magia delle parole, della narrazione ed edgar foster era della combriccola degli alchimisti, di quelle parole che danno resurrezione che vorresti fosse la vita. Qui la annusi è rivelazione che ti conduce oltre le apparenze, ti fa intravedere una possibilità, straordinaria apocalisse. Mica è il solo, Wallace, è uno, come una canzone, l’ultima sentita, che sembra la piu bella, ma prima di lui altri l’hanno suonata. Cover che poteve essere di Dostoiewski, gente che ha il rock nel sangue. Quelle parole che risorgono in modo diverso in ognuno di noi e questa è magia che scaturisce dallo loro solitudine. Le parole sono come un’amante incessante, piu o meno diceva Kafka, e spesso anche la mantide che ti uccide dopo l’amplesso. L’ultimo impostore di fiction, anche se di autore mi ha regalato Lyndon ed è per me speciale emozione poiche lo stavo leggendo nel momento in cui lui si impiccava e lo commentavo con un’amica del cuore con degli sms. Ora scriverà altre storie dall’inferno e, un giorno andrò a trovarlo per leggerne altre.

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