
Il mio amico Lucio Battisti è un libro prezioso, in cui il celebre autore e poeta Mogol, stimolato da un gigante del giornalismo come Claudio Sabelli Fioretti, fornisce una propria visione - necessariamente parziale, ma apparentemente sincera - della vita e dell’opera dell’ormai leggendario duo Battisti-Mogol.
Ne esce una storia grandiosa e triste, quella di un intenso, prolifico e in definitiva immortale sodalizio artistico distrutto - secondo Mogol - da una questione di principio legata ai soldi e da Grazia Battisti, novella Yoko Ono all’italiana.
In un affascinante capitolo, Sabelli Fioretti estorce a Mogol tutti i risvolti paranormali inerenti la scrittura della canzone L’arcobaleno, con effetti non poco suggestivi.
Ma tutto il testo, leggibile in un’ora, è in realtà pieno di aneddoti carichi di significato, cioè di umanità, capaci di suscitare interesse anche in chi non è propriamente un fan di Battisti.
L’unica nota stonata è rappresentata dal formato: fogli patinati di 28×24 cm da libro fotografico, anche se le foto sono solo dieci e il testo sguazza in enormi spazi sprecati. L’indicazione finale - «questa parte di albero è diventata libro … possa un giorno, dopo aver compiuto il suo ciclo presso gli uomini desiderosi di conoscenza, ritornare alla terra e diventare nuovo albero» - suona piuttosto ipocrita. Lucio Battisti non avrebbe apprezzato.
Mishaela
13 set 2008 - 14:06 - #1Non sono una grande appassionata nè esperta di battisti, ma ne riconosco il valore. Detto questo credo che Mogol ci stia marciando non poco sulla morte di questo artista