Quando si parla di surrealismo mi viene spontaneo pensare a Dino Buzzati e alla sua opera “Il deserto dei tartari”. Prima di conoscere la notorietà come letterato, Buzzati è stato un bravissimo giornalista scrivendo nelle pagine del Corriere della sera.
È da non crederci ma nel noto quotidiano di via Solferino, Buzzati era soprannominato “cretinetti”. Un cretinetti che con il tempo si è rivelato davvero sorprendente e soprattutto geniale. Una genialità che traspare non solo nelle sue opere letterarie ma anche nel suo lavoro da redattore.
Nel “Il deserto dei tartari”, Buzzati segue la vita di Giovanni Drago Drogo dal momento in cui il giovane tenente entra nella Fortezza Bastiani. Dalla Fortezza è possibile controllare l’intera pianura chiamata appunto “il deserto dei tartari” un tempo teatro di sanguinose lotte. Questo però accadeva nei ‘tempi d’oro’. Con il passare del tempo, infatti, la Fortezza si è trasformata in una solitaria costruzione, svuotata di ogni funzione tanto che nelle persone se ne è perso persino il ricordo.
E così aspettando il tanto ‘amato’ nemico passano giorni, settimane e anni. Lo stesso Drago convinto di rimanere in quel posto dimenticato da Dio solo per alcuni mesi, alla fine rimanda in continuazione la sua partenza consumando così la sua vita in attesa della ‘grande occasione’ e soprattutto della gloria. Ma la vita a volte gioca brutti scherzi: quando finalmente arrivano i nemici, Drogo è costretto a lasciare il suo incarico a causa di problemi di salute. Morirà solo, in una stanza anonima di una locanda in città. Ma nonostante la beffa Drogo sente di aver portato a termine la sua missione: morire con dignità!
Un po’ come accade nel mondo del giornalismo. Si entra in redazione con l’entusiasmo di un bambino: tanta la passione e la voglia di fare. Si è sempre alla ricerca della grande notizia, dello scoop che ti possa far fare il ‘grande salto’ ma la domanda è: arriverà mai quel momento?
diego c
10 set 2008 - 14:52 - #1ma il protagonista non si chiama Giovanni Drogo (con la o)?
loredana82
10 set 2008 - 15:26 - #2Hai ragione…scusa è stata una svista!
simone_piazzesi
11 set 2008 - 14:25 - #3io non ce la faccio a definirlo surreale questo libro, anche se nelle corde di Buzzati c’è molto surrealismo. Anche se racconta una vicenda estrema, io la trovo molto realista, in tanti si possono rivedere nei pensieri e nelle azioni di Drogo.
loredana82
11 set 2008 - 14:46 - #4Surrealista nel senso che, come lo stesso Buzzati ha dichiarato, è la trasposizione di un’idea in un mondo fantastico.
jele
23 set 2008 - 17:59 - #5Il deserto dei tartari non mi sembra ambientato in un mondo fantastico, a meno che non si voglia considerare così il vallone davanti alla fortezza, o la fortezza stessa. E’ molto, molto di più, è pensiero in essenza.
Comunque volevo segnalare, a chi fosse interessato, il gruppo dedicato a Buzzati su myspace, dove si possono commentare le sue opere e condividere le proprie emozioni e sensazioni. In onore del più grande scrittore italiano del ‘900
lo trovate su http://groups.myspace.com/dinobuzzati
Marz90
06 mag 2009 - 11:28 - #6Non basterebbe dire che è bello ad un libro sui generis perchè è tutto una riflessione sul tempo,la vita,la morte.Tutte realtà attorno a noi che possono essere capite solo da chi è dotato di introspezione psicologica e sociologica.E’ un libro che porta ad una situazione estrema il protagonista ma che è da ritrovarsi in alcuni momenti della vita,quando si vuole raggiungere un obiettivo ma lo stesso sfugge nel momento in cui vorresti raggiungerlo.Questa è la situazione di Giovanni Drogo ma potrebbe essere la situazione di ognuno di noi.
Complimenti a Dino Buzzati!
E’ uno dei pochi libri che ho letto ma ho avuto piacere di leggerlo,anche se era molto angosciante per la precisione descrittiva del paesaggio e degli stati d’animo.