Top 5: Audrey Hepburn


Pochi divi godono di un fascino imperituro e granitico che sopravvive e s'intensifica a decenni di distanza dalla morte. Grace Kelly, forse. Marilyn Monroe, sicuramente. Ma colei che nell'immaginario collettivo - specie femminile - incarna meglio di ogni altra l'universale platonico del concetto di fascino è Audrey Hepburn. La TOP 5 di oggi è dedicata a questa fantastica donna.

5] Le vacanze romane di Audrey, di Gianfrancesco Iacono, Falcone. Nonostante il disegno di copertina non renda giustizia alla bellezza dell'attrice, il romanzo è un delicato omaggio al più celebre film interpretato dalla Hepburn. Ricostruisce con dovizia di particolari un immaginario dietro le quinte della gita romana più famosa del mondo, rievocando un'Italia e un mondo che ormai non ci sono più. Originale.

4] Audrey Hepburn, di Donald Spoto, Frassinelli. Bella, completa e piacevole biografia che non punta solo il dito sulla principale caratteristica della diva, l'eleganza, ma si concentra soprattutto sul ricchissimo risvolto umano del personaggio. L'infanzia sotto il nazismo, l'adolescenza a Londra, il successo travolgente e inaspettato, infine il volontariato nell'UNICEF e la malattia che la strappò al mondo. Riassuntivo.

3] Audrey Hepburn, di F. X. Feeney, Taschen. Tipico libro fotografico della Taschen. Tante immagini, poco testo (ma buono). Edito nella serie "Movie Icons", ovviamente. Collezionabile.

2] Audrey Hepburn. Un'anima elegante, di Sean Ferrer Hepburn, TEA. Prezioso (e costoso) volume curato dal figlio, ricco di materiale inedito e inaccessibile a tutti meno che all'autore. Al di là del grandissimo affetto che traspare da queste pagine, che raccontano un rapporto privato tra madre e figlio (toccantissima la parte sulla morte della diva), il libro è reso unico soprattutto dal materiale fotografico contenuto. Spettacolare.

1] Colazione da Tiffany, di Truman Capote, Garzanti. Impossibile non citare il romanzo da cui è stato tratto uno dei film più celebri e più belli della Hepburn, nonostante il fatto poco noto che Capote, scrivendo di Holly, si fosse ispirato a Marilyn Monroe. In effetti il film stravolge completamente il libro, in cambio però di un paio di scene indimenticabili, quindi in fondo è un affare. Un classico tristissimo.

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