Il tocco di Giotto, di Iain Pears

Non capita molto spesso, almeno negli ultimi tempi, di leggere un giallo senza che ci sia come minimo una pistolettata, o una scazzottata memorabile con annesse, all’occorrenza, le inevitabili mosse di karate o giù di lì.

Il tocco di Giotto di Iain Pears, edito da Longanesi, non ha niente di tutto questo. È invece un libro concepito in maniera elegante e all’insegna della leggerezza, che insomma si lascia leggere e tiene viva la curiosità fino all’ultimo rigo, benché privo di violenza.

Si tratta di un nuovo episodio della squadra investigativa capitanata dal Generale Taddeo Bottardi, che indaga nel mondo dell’arte e dei mercanti di opere d’arte. Ancora una volta con l’aiuto fondamentale del suo ufficiale Flavia Di Stefano e il compagno di quest’ultima Jonathan Argyll, mercante lui stesso ma in piena crisi d’identità.

Stavolta però non si tratta del furto di un solo dipinto, ma di una serie di furti commessi in un arco temporale che va dal ’63 in poi, in varie città d’Italia e d’Europa, e che hanno alleggerito il mondo dell’arte di alcuni capolavori di epoca rinascimentale.

Da Velázquez al Pollaiolo, da alcuni disegni di Leonardo al Beato Angelico, come si evince facilmente da questi nomi, il ladro oltre ad avere buon gusto è anche furbo, naturalmente, poiché ha sempre preso di mira opere prive di documentazione fotografica e quindi di fatto irrintracciabili.

Il generale ha deciso di chiamare questo ladro col nome di un altro genio della pittura, Giotto. Il quale però si è ben guardato di lasciare tracce in giro, anzi, ma la metodologia è la stessa per tutta una serie di furti dal 1963 a oggi. Ed è per questo che il generale Bottardi crede ad un unico autore per tutti i furti. In effetti, però, è solo una teoria, perché di prove non ce n’è nemmeno l’ombra. E così il caso cade nel dimenticatoio, insieme alla teoria del generale.

Finché una lettera stranissima giunge sul tavolo del generale Bottardi. All’inizio non gli dà molta importanza, ma quando alla fine si decide ad aprirla, scopre che, con una grafia incerta e tremante, la sottoscritta signora Fancelli saprebbe qualcosa riguardo al caso ormai dimenticato di Giotto.

Di qui scatta il meccanismo vero e proprio della trama, che solo un grande artigiano come Iain Pears sa come mettere in moto e far funzionare, come l’ingranaggio di un orologio. Abilità di cui ha già dato ampia dimostrazione in un libro come La quarta verità.

Una serie di colpi di scena, infine, ribaltano di volta in volta la storia. E metteranno a dura prova la passione sincera che il povero Argyll prova nei confronti, non solo dell’arte, ma nei confronti di un mestiere chei mercanteggia senza alcun rispetto con veri e propri tesori della cultura di ogni tempo, badando soltanto ai soldi, sempre ai soldi, e mai ad altro.

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