La leadership secondo Tony Soprano

Copertina de La leadership secondo Tony SopranoL'editore Cavallo di Ferro ha pubblicato La leadership secondo Tony Soprano. Lezioni di gestione aziendale, fiducia e carisma ispirate al più celebre mafioso d'America di Anthony Schneider.

Il personaggio inventato dal geniale David Chase si presta ad un'analisi gestionale perché è sostanzialmente un manager, impegnato a condurre l'impresa di famiglia nel nuovo millennio e perciò costretto a confrontarsi coi dipendenti, l'andamento dell'economia, la tutela dell'immagine e altri problemi gestionali. Poco importa se l'impresa in questione è un clan mafioso: business is business.

Però a mio avviso la scelta di Tony Soprano come modello è discutibile, per ragioni che spiegherò fra breve e che mi porteranno necessariamente a fare SPOILER, cioè a svelare particolari della trama del telefilm.

Come è noto, si è molto discusso del finale dei Soprano: Tony viene ammazzato o non viene ammazzato? Internet trabocca di analisi su questo tema. Ma a prescindere da ciò, il senso generale della parabola dell'impresa di famiglia dei Soprano è quello di un rapido e definitivo fallimento.

Che Tony muoia o no, sta di fatto che alla fine della sesta serie, tra i suoi collaboratori, Pussy Bonpensiero è morto; Vito Spatafore è morto; Chris Moltisanti è morto; Bobby Baccalieri è morto; Silvio Dante è in coma irreversibile; Corrado Soprano è rincoglionito e perso; Carlo Gervasi s'è arreso all'FBI.

La famiglia è distrutta. La parabola discendente iniziata con la leadership di Tony Soprano si conclude in appena sei anni con un annientamento pressoché totale di tutta l'organizzazione.

Alla luce di questo, chi potrebbe assumere Tony Soprano come maestro di gestione aziendale?

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