Paura della matematica, di Peter Cameron

Una prosa delicata ma vigorosa, quella di Peter Cameron, che mi permetto di definire verticale: la senti andare in profondità senza mai tradire la dimensione orizzontale, che gli consente di indagare la realtà, anche la più banale almeno in apparenza.

Sette racconti, incastonati come piccoli gioielli, compongono Paura della matematica, appena edito da Adelphi. A prima vista, il primo e più recente racconto della silloge, Il mondo del ricordo, sfugge un po’ alla logica che tiene insieme la raccolta.

Ma non è del tutto vero: i protagonisti sono perlopiù giovani, e alle prese con i problemi di ciò che, spesso con troppa disinvoltura, viene liquidata con il termine quotidianità, cui cercano di dare una risposta che probabilmente non arriverà mai.

Prendete Devis, anche lui giovane, protagonista del primo racconto: conosce il padre mentre questi è sul punto di morire e proprio in quel momento gli racconta come ha conosciuto la madre, ma sarebbe meglio dire come ricorda di aver conosciuto la madre. Perché in alcuni casi è complicato capire il confine tra realtà e ricordo.

Il dramma degli altri personaggi è sullo stesso piano: un ragazzino smette di parlare dopo il divorzio dei genitori; una coppia di giovani gay fa visita alla nonna di uno dei due, ma alla nonna non si può certo rivelare l’arcano, ammesso che non lo sappia già; ancora un ragazzo che viene creduto depresso perché il suo cane è morto, mentre lui tenta di trovare l’equazione della felicità; una giovane donna rompe la relazione con il suo ragazzo e si ritrova a New York per seguire un corso di analisi matematica, e forse lì si nasconde il segreto.

Insomma, il dramma di queste persone, non si tratta più solo di personaggi, è nei rapporti con la gente che li circonda, con l’amore, la famiglia. In una parola: proprio nella quotidianità da vivere, comunque vadano le cose.

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