Il fascino apocalittico delle Sirene di Laura Pugno

Ci sono libri che ti si attaccano addosso mentre li leggi, come se ti togliessero il fiato sostituendosi all'ossigeno, diventando necessari ogni momento di più, man mano che ci si addentra nelle pagine. Sirene, primo romanzo di Laura Pugno, è uno di questi. L'avevo già conosciuta con la raccolta di racconti Sleepwalking: una scrittura precisa, a tratti onirica a tratti algida, capace di toccare corde profonde.

Questo romanzo, uscito nel 2007 per Einaudi, è più di una conferma. Qui Laura Pugno affronta il mito, proiettandolo al futuro, contaminandolo di diverse culture, in particolare i manga giapponesi, e ci racconta di un futuro post-apocalittico in cui anche il sole è diventato nocivo e con la sua luce sta falcidiando l'umanità attraverso il cancro nero, che mangia la pelle e gli individui.

Qui, le sirene di Laura Pugno sono creature più “di una biologia estrema” che del mito, sono ridotte in schiavitù, divinità incatenate per essere abusate o mangiate, anche se per alcuni rappresentano l'unica speranza per la sopravvivenza del genere umano, una religione della Fine per una speranza che nessuno vedrà, perché la ricerca medica ha individuato un'altra strada. Forse. In ogni caso solo per chi si potrà permettere la salvezza.

Nella scrittura perfetta della Pugno il senso di angoscia, di ineluttabilità ci avvolge man mano che scorriamo le pagine, portandoci in una dimensione quasi sospesa, in cui la purezza del sentire è ormai ovunque soffocata dalla mercificazione, dalla sopraffazione, tra le violenze della Yakuza e i malati lasciati a morire, con l'amore troppo assetato, che cerca spazio. Sirene culla il nostro senso d'ansia, afferrandoci allo stomaco e lasciandoci sul fondo di oceani malati, indecisi se affidarci a una (se pur labile) speranza o incantarci sui riflessi argentei delle sirene e lasciarci andare.

Laura Pugno
Sirene
Einaudi
147 p., € 11

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